“Quando i mussi i volerà (quando gli asini voleranno), faremo il derby in Serie A”. Questo uno degli sfottò più utilizzati al calare del vecchio millennio tra le vie della Verona calcistica. Perlopiù negli anni ‘90 dai tifosi dell’Hellas Verona - ben abituati alle categorie più importanti del calcio italiano - nei confronti di quelli del ChievoVerona, meno avvezzi alle categorie superiori. Il primo derby della Scala arriva il 10 dicembre 1994, giocato in Serie B e terminato 1-1. Ma la profezia di quel famoso detto non si era ancora avverata. O almeno, non ancora. Bisogna aspettare il 18 novembre del 2001: questa la storica data del primo scontro tra le due squadre di Verona in Serie A, in un Bentegodi tutto esaurito e con la classifica che vedeva il Chievo primo e l’Hellas quarto.
Nonostante la vittoria del Verona per 3-2 in rimonta, ora è tutto vero: i mussi volanti (soprannome portato con ironia dai tifosi clivensi) hanno iniziato a volare. Parliamo di storie romantiche, portate alla ribalta dell’Italia e dell’Europa intera. E che raggiungono vibrazioni ancora più alte sulla pelle dei sostenitori locali che hanno vissuto tutto questo. Come a Rossana, storica tifosa del ChievoVerona che ci ha ospitati a casa sua. Parliamo di un vero e proprio museo del club tra magliette, libri, fotografie, bottiglie e autografi gelosamente custoditi per far rivivere tutte queste emozioni. “Mio papà ha giocato al Chievo, mentre mio nonno è stato uno dei primi massaggiatori. La nostra vita è sempre stata legata al club. Andare allo stadio è diventata una tradizione di famiglia, che ho tramandato anche ai miei bimbi”, ci racconta Rossana, scherzosamente soprannominata “pulcina clivense” per il suo taglio di capelli biondo e corto. Legami indissolubili, che creano intrecci e aneddoti da custodire gelosamente.
Storie di tifo - Rossana, “la pulcina” del ChievoVerona
“Ci è piaciuto talmente tanto che non abbiamo più smesso. Siamo entrati nel gruppo del North Side e piano piano su quei gradoni la tifoseria è cresciuta sempre di più. Seguivamo le gare in casa ma anche nelle trasferte grazie a qualche contatto che ci dava una mano con i biglietti, perché in quattro (lei, suo marito e i suoi due figli) non era semplice da sostenere”. Quei momenti di spensieratezza hanno riportato Rossana al tepore degli anni della sua giovinezza. “Il momento più bello è stato quando siamo saliti in Serie A. Quella domenica (era il 3 giugno 2001, Chievo-Salernitana, ndr) avevamo preparato tutta la scenografia, pioveva molto. È stata una festa incredibile”. Allo stadio i volti nuovi sono aumentati e la rivalità con il Verona si è accesa ancora di più: “Ricordo al primo derby di Serie A gli asini di gommapiuma che volavano dalla curva superiore. Tanti pensavano che ci fosse solo l’Hellas in città, ma da quei tempi si sono ricreduti!”. In pochi anni, il ChievoVerona era sulla bocca di tutti.
Il giallo e il blu nel Paese e nel mondo
L’espansione non si è fermata in Italia, ma anche in giro per l’Europa: “Un anno io e mia figlia siamo andate a Barcellona. Un commesso di un negozio ha riconosciuto il simbolo del club che portavamo sui nostri vestiti. Da lì ci siamo trovati a cantare i cori del Chievo, nonostante il posto vendesse le maglie del Verona. Che soddisfazione!”. Episodi che aumentano la consapevolezza ma soprattutto l’entusiasmo di seguire i colori del proprio cuore, in ogni dove. Rossana e i fedelissimi del primo gruppo hanno infatti seguito la squadra clivense ovunque per quasi trenta anni, di generazione in generazione. “I ragazzi che vedevamo noi oggi portano i propri figli allo stadio. Mentre altri non ci sono più, come il ‘gigante’ Massimo Minali che ricordo con affetto. Così mi tornano in mente tanti ricordi, come quando la mia bimba insegnava a scuola ai maschietti i nostri cori, anche un po’ coloriti. Siamo sempre stati al sicuro tra di noi, non abbiamo mai avuto paura. Siamo sempre stati una buona tifoseria, che si agitava solo se infastidita”.
Il fanclub del ChievoVerona e le cene
Rossana è famosa in città anche per essere la Presidente del primo e più grande sito web interamente dedicato ai tifosi del Chievo. “Si chiama fansclubchievo.it ed è stato disegnato da mio marito, che è un web master”, racconta. Un piccolo raduno per i sostenitori del club che, pian piano, da agorà virtuale è diventato anche un punto di incontro reale. “Nel 2002 abbiamo iniziato a organizzare cene con la squadra. Andavamo a Veronello per portare gli inviti ai giocatori. Il nostro portavoce era diventato Salvatore Lanna, che ci difendeva anche dal coordinamento del club che voleva essere messo al corrente di tutto. È stato il mio preferito, lo ringrazieremo sempre”. Da quel momento, il ritrovo c’è stato ogni anno, con i giocatori che portavano anche maglie e gadget da mettere all’asta per le centinaia di persone presenti. “Essendo cuoca, preparavo le torte. Poi i regali per i giocatori erano sempre originali, ideati da me e mio marito. A poco a poco, con qualche aiuto dai biglietti venduti e i ristoratori che ci ospitavano, siamo riusciti a coprire tutte le spese. Anche il fotografo del club veniva in maniera gratuita e la voce si è sparsa fino ai giornali locali”, spiega Rossana. Una tradizione che la tifosa clivense vorrebbe far tornare anche con la nuova proprietà, con lo stesso entusiasmo di sempre.
Passato, presente e futuro
Nell’agosto del 2021 inizia però il periodo buio del Chievo. La società viene esclusa dai campionati professionistici per inadempienze tributarie, segnando la fine della gestione Campedelli. Così Sergio Pellissier, storico capitano del club, decide di ripartire dal basso fondando il Football Club Clivense. Il progetto cresce e nel maggio del 2024 la società ottiene il diritto di utilizzare nome e tradizione del vecchio ChievoVerona, ripartendo dalla Serie D. L’ultimo passo arriva nell’aprile del 2025 con l’ingresso di Pietro Laterza e Luigi Tavernise rispettivamente come presidente e vicepresidente del club.
Un’ondata seguita da una marea di novità, con i recenti arrivi di Baselli e Douglas Costa su tutti, che hanno riportato il club sotto i riflettori. “A me fa piacere, ma ho paura che così risalgano sul carro anche quelli che non vogliono davvero bene al club. Chi ama il Chievo lo fa sempre”, conclude Rossana. Prima di lasciarci però, una promessa: “Anche io ho dato il mio contribuito nel mio piccolo affinché la squadra potesse riprendersi. Spero ancora di svegliarmi la mattina e leggere che quell’incubo vissuto anni fa non è mai esistito. Ma torneremo in Serie A e anche la pulcina clivense ci sarà”. Speranza, fedeltà e un pizzico di follia: questo è “Storie di tifo”.
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