Quasi 500 presenze tra i professionisti, con una carriera spesa tra Serie B e C senza dimenticare la Serie A, sfiorata e vissuta dalla panchina. Quella di Paolo Ginestra, portiere 47enne oggi al Matelica (Eccellenza Marche), è la storia di un giocatore che ha attraversato l'intera evoluzione del calcio moderno. “A 17 anni mi prese il Milan", racconta a SerieD24.com. "All'epoca non esistevano le valorizzazioni come oggi, ma una big di A poteva puntare su di te ugualmente. Il ritiro? Non ci penso. Il Matelica vorrebbe confermarmi, ho diverse richieste, ma non le sto valutando. In futuro mi piacerebbe fare il direttore sportivo, ma ora penso solo al campo”.
Il suo curriculum vanta maglie gloriose: Milan, Inter, Parma, Sassuolo, Ternana e Foggia per citarne alcune. Una carriera fatta di scelte coraggiose, come quella di scendere di categoria pur di giocare: “A Terni sono stati anni indimenticabili. Risolsi il contratto in A con il Livorno per andare in C alla Ternana: fu la scelta migliore. Il calore del popolo umbro è unico, mi amavano. Ma ricordo con affetto anche Fermo e Fano, o il rigore parato di ginocchio a Pesaro. Perché scesi di categoria? A Livorno, pur essendo in Serie A, non mi sentivo al centro dell’attenzione. Io ho bisogno di essere protagonista; ho rifiutato tante volte di fare il secondo in B”.
Ginestra: "Il livello dell'Eccellenza è molto alto. Ci sono 'anziani' fortissimi"
Ma torniamo al presente. Ginestra - seguito dall'agente Gugliemo Dell'Arciprete - a Matelica ha portato carisma e leadership: “Il livello dell'Eccellenza è molto alto, ci sono calciatori ‘anziani’ fortissimi. Da parte nostra l'obiettivo era la salvezza e l'abbiamo centrata. Sono contento: ho parato 6 rigori quest'anno. Se ne avessi neutralizzato un altro, avrei superato il mio record stabilito tra i professionisti”.
Non sono comunque mancate le difficoltà in un campionato equilibrato: “Bastava vincere due partite in più per ritrovarsi terzi o quarti. In Eccellenza le squadre si equivalgono, la differenza la fa il dettaglio. Se hai un budget importante aiuti la sorte, ma non è detto che tu vinca a prescindere. Io nasco con il pallone tra le mani e lo ringrazierò sempre: è un pezzo del mio corpo, non so starne senza. Forse con più fortuna avrei potuto fare ancora di più, ma sono orgoglioso del mio percorso”.
“Voglio arrivare stremato a fine carriera"
Sulle nuove generazioni di portieri, Ginestra ha le idee chiarissime: “Il mio consiglio è di affidarsi a una persona seria. Non date retta ai tanti agenti che chiamano solo quando le cose vanno bene; cercate qualcuno che ci sia soprattutto nei momenti difficili”. Poi un monito sulla consapevolezza: “Bisogna capire se si è in grado di reggere la categoria. È giusto sognare, ma bisogna essere onesti con se stessi: se non fa per te, meglio scendere di categoria e giocare vicino casa piuttosto che finire nel dimenticatoio. Oggi i giovani servono ai grandi club per fare plusvalenza, ma gli altri?”.
Il futuro può attendere. Che sia dietro una scrivania come direttore sportivo o in un settore giovanile di prestigio per trasmettere la sua esperienza, Paolo Ginestra non ha fretta di cambiare pelle. “Voglio arrivare alla fine della mia carriera da portiere stremato" racconta con il sorriso, convinto che smettere troppo presto sia l'errore più grande che un calciatore possa commettere. La decisione di dire basta non dipenderà dai contratti o dalle opportunità, ma solo dal suo fisico. E quel momento non è ancora arrivato.
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