L’Atletico Ascoli non è più una rivelazione ma una realtà consolidata della Serie D. I bianconeri hanno disputato una stagione molto positiva e hanno chiuso il campionato al 4º posto con 55 punti conquistando la tanto attesa e inseguita qualificazione ai playoff. Ora i marchigiani non vogliono smettere di stupire e togliersi altre soddisfazioni.

L’allenatore dell’Atletico Ascoli, Simone Seccardini, è intervenuto a seried24.com per analizzare la stagione dei suoi ragazzi: “Questo per me è il terzo anno, noi siamo abituati a fare bilanci giornalmente. Ci aspettavamo una stagione come quella che è andata in scena. Dietro c’è merito, costruzione, studio e sudore, non arriva per caso. Il primo anno, quando sono subentrato dopo 8 giornate eravamo ultimi in classifica, siamo partiti di slancio anche con quella leggerezza e spensieratezza di chi come me dopo 10 anni consecutivi nell’Ascoli, dall’Under 12 fino alla Serie B per la primavera 1, aveva voglia di portare questo percorso nel mondo dei grandi, senza snaturarsi. Nessuno ci dava come potenziali outsider ma tutti per spacciati”. 

I bianconeri hanno avuto un inizio negativo (2 punti nelle prime 5) che ha compromesso le possibilità di poter lottare addirittura per la promozione. Seccardini però ci tiene a sottolineare: “Non ci sono rimpianti, perché sappiamo benissimo da dove siamo partiti e sappiamo che sarebbe stato difficile consolidare un quarto posto in un campionato così avvincente e affascinante con due piazze come Ancona e Teramo, arrivato in Serie D dopo aver vinto l’Eccellenza e la Promozione. L’Ostiamare non veniva considerata una corazzata, stimo D’Antoni per quanto fatto. Hanno girato a 42 punti il girone di andata e ha chiuso a quota 79. A impressionarmi è stata costanza, la continuità in un girone che si è livellato verso l’alto. Tante squadre hanno trovato difficoltà perché le prime 3 della classe hanno tracciato un solco incredibile, anche se contro di loro meritavamo di vincere. Per il bello del percorso e del cammino sarebbe stata una vittoria sia per l’Ancona che per il Teramo, ma è normale che chi non ha vinto abbia l’amaro in bocca. L’Ostiamare ha vinto meritatamente, ha dimostrato di avere qualcosa in più e ha tutte le carte in regola per poter dire la sua l’anno prossimo in Lega Pro. De Rossi è un uomo di calcio, è una squadra costruita per competere. Noi abbiamo fatto tesoro di quella che era la competitività del girone F tra nobili decadute e sorprese”. Anche la scorsa stagione fu entusiasmante per il club ascolano. I bianconeri navigarono sempre nei piani alti della classifica, conquistando addirittura la vetta e ma ebbero un calo nel girone di ritorno e dopo aver conquistato una salvezza tranquilla, chiusero il campionato al 9º posto, a centro classifica: “Nel girone di andata eravamo a -3 dalla Sambenedettese e ci siamo trovati davanti a una scelta: competere e fare il passo più lungo della gamba o continuare su quella scia. Questo ci ha fatto male perché non avendo un obiettivo siamo scivolati in classifica”.

L’Atletico Ascoli è una società piccola ma organizzata, ambiziosa e virtuosa: idee, programmazione, progettualità e sostenibilità, la ricetta del club bianconero: “Questi sono i punti cardine, non c’è niente di più semplice che si possa racchiudere nella parola tempo. Io ho fatto un percorso che parte dalla pratica sul campo: 9 anni in una squadra dilettantistica, parallelamente 9 anni l’istruttore di nuoto alla piscina comunale di Ascoli, 10 anni consecutivi nel settore giovanile dell’Ascoli. Sono partito dal basso e sono arrivato a una prima squadra. Tutti abbiamo ambizione, c’è tempo per ogni cosa. Nessun allenatore nel girone F ha fatto 3 anni consecutivi”. Sul rapporto con il presidente Giordani e con il ds Marzetti, due degli artefici della favola Atletico Ascoli: “Con il ds ci siamo conosciuti 15 anni fa proprio all’Ascoli, lui faceva il responsabile logistico delle attività di base e io il responsabile tecnico delle attività di base, quindi siamo stati 5 anni insieme lì. Poi lui è andato all’Atletico Ascoli in Promozione e io sono rimasto altri 5 anni all’Ascoli, ma ci siamo sempre sentiti e confrontati. Il terzo tassello è Nicolò Civita, il direttore generale che l’anno scorso abbiamo riportato con noi e che aveva fatto il nostro percorso, poi è stato al Teramo ed è rimasto fermo e l’abbiamo reinserito. Condivisione, rispetto dei ruoli e amicizia sono le parole chiave, anche se litighiamo tutti i giorni da un punto di vista professionale (ride, ndr). Non ci sono mai state invidia e bugie nel nascondersi qualcosa, solo la voglia di emergere e arrivare. Questo è stato possibile dal patron Graziano Giordani che ha due figli, Antonio e Adriano, quest’ultimo nostro coetaneo, che ha investito tantissimo su di noi ed è sempre presente. Ci ha permesso di poter sbagliare, sviluppare, elaborare e di attingere dalla ricerca, formando persone che non c’entravano nulla con il calcio. In questi 3 anni hanno ripreso tutti gli allenamenti con telecamere e droni, con dati forniti seduta stante, a ogni riunione pre-gara assistono presidente e vice presidente, sono tutti coinvolti. Chi non negozia la meritocrazia qua è fuori, non c’è clientelismo e raccomandazione, c'è la voglia di fare qualcosa che ci appartiene: noi siamo questi e andiamo avanti per la nostra strada, sappiamo quali sono i margini di miglioramento e le lacune e i risultati sono arrivati”.

SECCARDINI: “HO AVUTO UNA FORMAZIONE DA AUTODIDATTA. MI PIACE DOMINARE IL GIOCO”

Seccardini è un allenatore giovane (43 anni) ed è considerato uno dei più interessanti del girone F di Serie D. Il classe 1983 ha dato un'identità chiara attraverso un calcio offensivo e propositivo, basato su molto possesso palla e fraseggio. In questi anni l’Atletico Ascoli ha giocato a testa alta con tutti gli avversari uscendo sempre dal campo tra gli applausi: “Quando sono arrivato la squadra era costruita per il 4-2-3-1 ma il primo anno c’era l’obbligo di 4 under che non erano accoppiati e sistemati bene in campo. Ogni domenica fare la formazione era un rebus a tal punto che io dissi che l’11 titolare lo sceglievano il Giudice Sportivo, l’infermeria e la Lega Nazionale Dilettanti (ride, ndr). Gli obblighi a me non piacciono, sono contento lo abbia detto anche Allegri, che a livello comunicativo è un genio e con cui ho cenato a Coverciano. Potevo scegliere solo 6 / 7 giocatori, poi siamo passati, complice anche qualche infortunio, al 3-5-2 ma non era il mio credo. Da lì abbiamo cominciato a lavorare anche l’anno successivo mantenendo gli individui e creando una squadra molto giovane che potesse emergere e generare valore. Quest’anno abbiamo aggiunto giocatori ancora più funzionali. Non parlo tanto di moduli ma soprattutto di principi in un contesto come questo, che devi coinvolgere e avvolgere".

L'allenatore ha dichiarato di non ispirarsi a un allenatore in particolare: "Ho avuto una formazione da autodidatta, non sono un ex calciatore, le persone che hanno influenzato il mio percorso sono allenatori brasiliani, argentini e spagnoli, uno su tutti Bell’Arte, che mi ha allenato e cambiato il modo di pensare e di capire il calcio come un sistema complesso, un approccio ecologico, una metodologia. A me hanno influenzato i miei calciatori, i miei dirigenti, le persone che nel quotidiano mi hanno dato la possibilità di prendere batoste e di rialzarmi, c’è chi mi ha detto che non ero capace e adeguato. Importante è stato il confronto a Coverciano, sono riuscito a prendere il Uefa A, il Uefa B, il Coni FIGC il responsabile settore giovanile e parallelamente ho fatto la formazione scolastica italiana. Gli incontri sono stati piacevoli, ho avuto modo di conoscere e ascoltare personaggi illustri e docenti. Ho apprezzato tanti anni fa la comunicazione del primo Mourinho, mi piace molto Luis Enrique che si prende tante responsabilità e le toglie ai calciatori e gli allenatori emergenti che si trovano in qualche settore giovanile o in Serie D. Ho una visione fluida e relazionale del calcio, per me non è solo schemi, movimenti ma anche il piacere di dominare il gioco, la possibilità di fare il gol e non speculare”.

L’Atletico Ascoli è una squadra ormai collaudata e rodata, con un gruppo che ormai gioca insieme da anni e composto da calciatori esperti e da giovani: “Lo scorso anno abbiamo dato continuità senza stravolgere la squadra, inserendo solo 2 innesti (Nonni e Maio). Abbiamo dato segnale che per salvarci dovevamo mettere due totem della categoria e del girone F. E' stata brava la società a investire il giusto, migliorando di poco un budget veramente basso. Quest'anno abbiamo dato una sterzata con giovani di valore per creare e generare plusvalenze. E come il primo anno ci eravamo riusciti con Pompei e Olivieri quest’anno abbiamo messo in evidenza Di Giorgio e Sardo che è ambito da tutti. Abbiamo fatto il giusto mix tra una squadra competitiva e under. Abbiamo guadagnato 5 posizioni in classifica rispetto alla scorsa stagione superando piazze importanti. Non è facile perché noi non rappresentiamo una città, un capoluogo di regione, non abbiamo pubblico, siamo ospiti in delle strutture per allenarci.

SECCARDINI: “IN QUESTI ANNI HO AVUTO LA SENSAZIONE DI POTERCELA GIOCARE CON TUTTI. FUTURO? NESSUNA RICHIESTA”

L’Atletico Ascoli ha giocato molte delle sue gare casalinghe nella cornice prestigiosa del “Del Duca”, casa dell’Ascoli: “Per chi come me è cresciuto ad Ascoli, indossare la maglia bianconera è un sogno che ho fin da quando ero bambino, poi non sono riuscito a diventare calciatore e sono entrato nel settore giovanile in un’altra veste: questa parte qui non la puoi togliere dal cuore, dalla pelle e dalla mente. Entrarci con la seconda squadra della città, con un percorso parallelo ti riempie di orgoglio perché alla fine ho portato tanti miei concittadini a giocare lì ex ragazzi che avevo avuto anche in Primavera (Olivieri, Ceccarelli, Clerici, Ciabuschi, che ho avuto all’Ascoli). E’ stata un’emozione fortissima. Ci siamo tolti tante soddisfazioni al “Del Duca” ma anche in tanti agli altri stadi in cui abbiamo giocato, abbiamo calcato palcoscenici incredibili. La consapevolezza più grande è che noi come Atletico Ascoli abbiamo avuto la percezione, la sensazione di potercela giocare con tutti. In questi 3 anni c’è stato grande rispetto per tutti nei confronti di questa squadra. Tanti addetti ai lavori hanno visto una crescita calcistica esponenziale superiore a quella di una piazza organizzata, con un tifo e con una storia, nonostante tutti gli ammanchi”.

L'allenatore bianconero parla anche del suo futuro. Come raccolto dalla nostra redazione nelle scorse settimane L’Aquila ha messo gli occhi su Seccardini e sul ds Marzetti per ripartire dopo una stagione deludente e ricreare quel binomio che tanto bene ha fatto all’Atletico Ascoli. Sulla possibilità di considerare chiuso il suo ciclo in bianconero e di fare il salto in una big: “A oggi non ho ricevuto nessuna richiesta, avevo avuto un’offerta che per me non era vantaggiosa da un punto di vista tecnico e umano, poi solo chiacchiere. Se qualcuno vuole avere un confronto e parlare con me io sono disposto perché c’è ambizione e voglia di crescere, di dire che c’è un metodo, un’idea, chiarezza e di arrivare il più in alto possibile. Vorrei dimostrare che anche una persona che non c’entra niente con il calcio può sapere di questo sport e creare gruppi di calciatori che poi ti rappresentano la domenica e che hanno il tuo destino in mano. Io dico sempre che dal lunedì al sabato comando io, creo i presupposti che portano i ragazzi a migliorare e a vincere, ma poi la domenica sono il primo tifoso, non ho mai visto un allenatore che cambia, legge la partita. È difficile incidere se in settimana non si è fatto qualcosa con amore, competenza, coerenza. Qui ho ancora un altro anno di contratto e non abbiamo parlato di niente perché siamo concentrati sui playoff. Non abbiamo l’assillo di vincerli per un ripescaggio o per strappare un contratto l’anno prossimo, ma abbiamo il sogno di coronare un percorso e scrivere l’ennesima pagina indelebile di questa storia che è un po’ una favola, è una cosa romantica. Non sarà facile perché partiamo sfavoriti ma c’è serenità e voglia di fare bene”.

Sezione: Girone F / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 17:05
Autore: Mattia Trillini
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