Tra le squadre che hanno già vinto aritmeticamente il campionato di Serie D c'è il Barletta, capace di completare una super rimonta nel girone di ritorno e di conquistare il girone H, grazie anche a Domenico Franco: arrivato a dicembre dal Sorrento dopo oltre trecento presenze in Serie C, il centrocampista calabrese ha portato esperienza ed equilibrio in mezzo al campo alla squadra biancorossa, diventando un cardine dello scacchiere di Paci.

Il classe '92 è intervenuto a Seried24.com, spiegando perché ha deciso di scendere di categoria pur di accettare il progetto Barletta, raccontandoci alcuni aneddoti sia di questa seconda parte di stagione in biancorosso, dov'è nato un amore viscerale per questa piazza, sia del suo passato, tra modelli di riferimento e allenamenti insieme a dei giocatori di Serie A.

Perché la scelta di passare dalla C col Sorrento alla D col Barletta? Questa la risposta di Franco: "Quando mi hanno chiamato, mi hanno detto che, nonostante fossero a -9, credevano ancora di poter vincere il campionato, quindi questa qua è stata una cosa in più, anche perché a Sorrento le cose non stavano andando bene e ho preferito cambiare".

L'ex Picerno, come da regolamento, ha dovuto aspettare un mese per giocare e ha esordito con due pareggi a reti bianche (Virtus Francavilla e Fidelis Andria) quando in panchina c'era proprio Pizzulli, esonerato dopo questi due 0-0, in favore di Paci. Nonostante un avvio non dei migliori, il centrocampista biancorosso è sempre rimasto fiducioso: "Non mi sono pentito nemmeno in quel momento di aver scelto Barletta. Sono cose che fanno parte del calcio, forse lì la società ha preso questa decisione proprio per dimostrare che credeva ancora nella vittoria finale. Da quando ho giocato contro la Virtus ho sempre provato entusiasmo nel giocare davanti a tutta questa gente meravigliosa".

Paci è stato accolto con un certo scetticismo, viste le recenti esperienze negative in Serie C, ma, allo stesso tempo, dal suo arrivo la squadra ha cambiato marcia, collezionando dodici vittorie e un pareggio in tredici gare: "Quando è arrivato Paci ha trovato un'atmosfera un poco pesante: la gente non era contenta, eravamo molto lontani dal primo posto, quindi lui è stato bravo a portare serenità sotto tanti punti di vista e a darci qualche concetto leggermente diverso rispetto a prima. Anche con Pizzulli la squadra giocava bene, però eravamo sfortunati sotto porta, ma Paci ha cambiato qualcosa tatticamente e pure noi siamo stati bravi a mettere tutto in campo".

Lungo questa rimonta, secondo Franco c'è stato un momento in cui il Barletta ha preso consapevolezza di poter arrivare davanti a tutti: "Penso che la partita che ci ha fatto prendere consapevolezza sia stata quella di Pagani. Vincere lì è stato fondamentale perché loro erano primi, noi eravamo a sette punti, dunque, con quel successo, abbiamo dato un segnale al campionato. Anche la vittoria di Nola, in dieci, contro l'Afragolese abbiamo fatto tutto il secondo tempo in inferiorità numerica, però sicuramente quella contro la Paganese è stata quella che ci ha dato qualcosa in più a livello mentale".

Domenica scorsa, con la vittoria a Foggia e la sconfitta del Martina a Fasano, è iniziata la festa del Barletta, raccontata così dal centrocampista calabrese: "Lì a Foggia è stato bellissimo perché sapevamo che se avessimo vinto, Barletta sarebbe potuta esplodere. Quando siamo arrivati qui in città ci hanno portato subito allo stadio, negli spogliatoi, e ci hanno detto che la gente aveva già riempito tutti i settori, quindi abbiamo fatto una corsa nel sottopassaggio per goderci quello spettacolo bellissimo ed emozionante. Anche domenica, quando giocheremo in casa, con tutto lo stadio pieno sarà ancora più spettacolare secondo me. Barletta è una piazza che ha poco a che fare con la Serie D: i tifosi ogni domenica riempiono lo stadio, in trasferta polverizzavano subito i biglietti. Qui vivono di calcio e sono malati per la squadra".

Grazie a due promozioni consecutive, il Barletta, dopo undici anni, si ritroverà tra i professionisti. Franco, che con ogni probabilità vestirà ancora la maglia biancorossa, ha fissato l'obiettivo per la prossima stagione: "Io ho un altro anno di contratto, anche in caso di Serie C. Ho deciso di scendere di categoria per l'ambizione di questa società di provare a vincere la D subito, quindi ho firmato anche per l'eventuale Serie C. Nel calcio tutto può succedere e lo sappiamo, però la mia intenzione è quella di rimanere perché sono stato accolto benissimo qui, la gente mi ha dato sempre tanto affetto, loro sono legati a me però pure io lo sono a loro, perché Barletta ti entra proprio nel sangue e, secondo me, devi viverla per capirla. Comunque sia, parleremo con il presidente e con il direttore per capire cosa fare. Per quanto riguarda la Serie C, è un campionato difficile: tante squadre provano a vincere e non ci riescono dopo tanti anni, quindi l'obiettivo del Barletta deve essere quello di stabilizzarsi bene nella categoria, perché non è facile e bisogna partire con umiltà e calma, cercando di costruire anno per anno. La piazza deve capire che la Serie C non è né l'Eccellenza nè la D".

Tra gli artefici del doppio salto c'è sicuramente il presidente Romano, per cui il classe '92 ha rilasciato parole al miele: "Prima di venire qui avevo chiesto informazioni e, nonostante la Viterbese fosse fallita in mano sua, tutti i ragazzi che mi hanno parlato del presidente, lo hanno fatto in maniera positiva. Quando sono venuto a firmare, l'ho trovato una bellissima persona. Si comporta come un padre di famiglia, è una persona alla mano, umile, con cui si può parlare di tutto. Anche questo è stato un punto a suo favore, perché trasmette tanta serenità".

Sui social il centrocampista del Barletta e l'amico Cosimo Patierno, giocatore dell'Avellino, spesso parlano di un disegno, di un progetto che i due hanno in mente e anche i tifosi biancorossi, vedendo l'attaccante presente in tribuna nella sfida contro il Martina, hanno pensato a un possibile indizio di calciomercato, ma queste sono state le dichiarazioni di Franco a riguardo: "Questo progetto è un tatuaggio che abbiamo deciso di fare insieme. Per quanto riguarda Barletta, lui è venuto a vedere la gara contro il Martina e giustamente la sua presenza ha fatto rumore, ma, così come io l'anno scorso andato a vedere tante partite sue ad Avellino. Siamo amici fraterni e, nei momenti belli, è giusto esserci l'uno per l'altro. Dunque nulla che riguarda il calcio, poi se dovesse capitare di rigiocare insieme, sicuramente sarà bello, ma ora lui è in una categoria importante, ha altri due anni di contratto, e gli auguro di rimanerci a lungo perché è un giocatore forte, che, anche se non segna, offre ottime prestazioni".

Da quando è stata consentita la scelta libera dei numeri, il centrocampista ex Sorrento gioca col 16, per due motivi: "Mi è sempre piaciuto De Rossi come modo di giocare, poi il 16 gennaio è pure nato mio padre, dunque ne ho approfittato quando ci hanno dato la possibilità di scegliere il numero di maglia. Ho sempre stimato De Rossi come uomo e come giocatore, quindi ho voluto prendere spunto da lui, anche perché mi rivedo in quelle che sono le sue qualità".

Quando era ancora ragazzo, Franco ha esordito in Serie B con la Salernitana, collezionando tre presenze; il classe '92 ha parlato così delle emozioni dell'esordio: "Io ho fatto gli Allievi con la Salernitana, ho fatto otto gol e mi hanno riconfermato in Primavera, giocando quasi sempre e segnando altri quattro gol. Quell'anno la squadra stava retrocedendo, mi hanno fatto fare l'esordio in Serie B e poi anche altre due partite. Salerno è una grande piazza, dunque ho provato delle emozioni uniche e ricordi che mi porterò dentro per tutta la vita".

Il centrocampista calabrese ha raccontato anche della sua esperienza con il Chievo Verona, in cui si ritrovava spesso in prima squadra, in quegli anni in cui gli scaligeri erano protagonisti in Serie A: "Io venivo dai campi della Calabria, quindi andare alla Salernitana prima e al Chievo poi è stato bello. Quando è fallita la Salernitana dopo la finale playoff in Serie C, io sono andato al Chievo per giocare in Primavera, ma mi allenavo anche in prima squadra, perché Sartori mi aveva preso come ragazzo di prospettiva. Mi ricordo la prima amichevole a Mantova, dove feci una grandissima partita e anche i senatori mi avevano fatto i complimenti, un'emozione unica. Era uno spogliatoio umile, c'erano giocatori importanti come Pellissier, Frey, Acerbi, Luciano, Thereau, Sorrentino, che è una persona splendida e ancora oggi lo sento, dunque veramente un'esperienza meravigliosa".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Sab 25 aprile 2026 alle 12:15
Autore: Gabriele Mafrica
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