Un episodio insolito ha scosso il campionato di Seconda Categoria nel girone M del padovano, trasformando la sfida tra San Fidenzio Polverara e San Precario in un caso nazionale. Durante la consueta fase di riconoscimento pre-partita, il direttore di gara avrebbe richiesto ai dirigenti della squadra ospite di esibire il permesso di soggiorno di due calciatori extracomunitari. La vicenda ha immediatamente sollevato dure proteste da parte del club, che ha denunciato la natura discriminatoria della richiesta, sottolineando come la stessa non sia stata avanzata per un altro tesserato straniero presente in rosa, ma con passaporto europeo.

La dinamica dei fatti è stata confermata da entrambi i club coinvolti. Roberto Mastellaro, presidente del San Precario, ha definito l’accaduto "al limite dell'assurdo", evidenziando come in diciotto anni di attività non si fosse mai verificata una circostanza simile. Anche la società di casa, per voce del segretario Daniele Trivellato, ha espresso perplessità, definendo "strana" la condotta del fischietto. L'episodio è ora al vaglio degli organi federali: il presidente della Figc Veneto, Giuseppe Ruzza, ha già avviato un approfondimento chiedendo una relazione dettagliata sull'accaduto per fare piena luce sulle responsabilità.

Sulla questione è intervenuto con fermezza anche Tarcisio Serena, presidente dell'Aia Veneto, chiarendo che l’arbitro non ha alcuna autorità per richiedere documenti di natura migratoria. Secondo i regolamenti vigenti, infatti, il riconoscimento dei tesserati può avvenire solo attraverso quattro modalità certificate: il documento d'identità, il tesserino federale, la conoscenza diretta o la foto autenticata dal Comune. "L'arbitro non è un ufficiale giudiziario", ha ribadito Serena, specificando che il permesso di soggiorno non rientra in alcun modo tra i documenti necessari per scendere in campo.

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 13:49
Autore: Andrea Delle Noci
vedi letture