“Sono estremamente soddisfatto. Abbiamo centrato una vittoria non scontata; in estate la rosa è stata rivoluzionata quasi in toto, è arrivato un allenatore che non aveva mai fatto la Serie D. C’erano tante incognite, i meriti vanno ai ragazzi e allo staff, capaci di formare un grande gruppo. Siamo stati bravi a rispettare le alte aspettative createsi intorno a noi, mantenendo il giusto equilibrio durante il percorso. Vale doppio vincere in una piazza così ricca di tradizione, siamo entrati nella storia della società”.
Il Treviso ce l’ha fatta. Dopo ben 13 anni di assenza, il club biancazzurro centra la vittoria della Serie D e conquista l’aritmetica promozione tra i professionisti con quattro giornate d’anticipo. Il percorso di Scotto e compagni è stato netto: 66 punti collezionati, frutto di 20 vittorie, 6 pareggi e appena 4 sconfitte. La redazione di SerieD24.com ha intercettato l’artefice principale della cavalcata dei veneti, colui che la squadra in estate l’ha costruita, il giovane direttore sportivo Pierfrancesco Strano.
Classe 1992, ma già con un’importante esperienza nel mondo del calcio, l’ex responsabile dell’area scouting dell’Avellino ha raccontato, in primis, come è maturato il suo arrivo in quel di Treviso. “In estate ho scelto di iniziare a camminare con le mie gambe, dopo un lungo percorso in qualità di collaboratore di un maestro come Giorgio Perinetti. Volevo mettermi alla prova, sono grato alla società per l’opportunità concessami; tutto è andato per il verso giusto”.
Il direttore ha avuto ben chiara, fin dall’inizio, la logica da perseguire per la costruzione della rosa. “Fin dal mio arrivo ho avuto le idee chiare su come costruire, praticamente da zero, la squadra che avrebbe dovuto affrontare il torneo. In primis abbiamo scelto calciatori che avevano già affrontato e vinto il girone C, penso a Munaretto e Serena. In secondo luogo siamo andati su profili esperti, di categoria superiore, come Gucher e Scotto. Infine, sono stati inseriti giovani di belle prospettive: tra questi Perin, già venduto a gennaio alla Juve Stabia, e Vadjunec”.
Treviso, Strano: “Mister Gorini fenomenale nella gestione del gruppo”
Strano ha speso parole al miele per l’allenatore Edoardo Gorini, il quale, dopo un triennio al Cittadella in Serie B, ha accettato in estate di accettare la corte del Treviso. “Ho visto fin da subito grande umiltà da parte sua. Si è rivelato un tecnico molto preparato, che porta in campo una grande passione. È stato fenomenale nella gestione del gruppo, riuscendo a tenere tutti sul pezzo, e nella trasmissione dei suoi concetti di gioco: aggressione alta e verticalità”.
All’inizio, insieme al Treviso, c’erano anche altri club che partivano con ambizioni importanti, ma i biancazzurri sono stati bravi a prendere il largo fin da subito. “Erano presenti avversarie di livello come la Clodiense, il Legnago e il Cjarlins Muzane. Una parola che rappresenta al meglio il nostro campionato? Direi equilibrio, partendo dalla società per arrivare fino ai ragazzi in campo”.
Una piazza blasonata come Treviso potrà così tornare la prossima stagione ad affrontare la Serie C. “La prima parola che mi viene in mente per descrivere la vittoria? Emozionante, anche perché all’inizio c’era un po’ di paura. Posso però dire, visto il risultato, che come prima esperienza da DS non potevo chiedere di meglio. Per la prossima annata ci sono già delle idee sul tavolo, ci aggiorniamo quotidianamente col presidente Botter. Posso dire che a campionato concluso parleremo con il mister e programmeremo la stagione: il nostro obiettivo sarà quello di conoscere e consolidare la nuova categoria dopo una lunga assenza”.
Strano: “Calcio italiano in difficoltà? Vedo giovani con più concetti tattici che tecnici…”
Il giovane direttore ha fatto poi anche il punto sulle grandi difficoltà che da anni attanagliano il calcio italiano. “Credo sia fondamentale ispirarsi oggi ai percorsi che hanno fatto le altre nazionali dopo i loro fallimenti. In Italia serve tornare un po’ alle basi, tutto deve partire dai settori giovanili. Non si cura più abbastanza il gesto tecnico, bisogna tornare a lavorare sulla tecnica di base del singolo calciatore. Mi è capitato di vedere giovani con più concetti tattici che tecnici in testa”.
In conclusione, l’ex Genoa e Parma ha sottolineato le differenze che ha incontrato alla sua prima esperienza da direttore sportivo rispetto agli incarichi precedenti. “Fino allo scorso anno sono stato una sorta di braccio destro, che si occupava di seguire e imparare da un maestro come Perinetti. Ora, da direttore, si hanno più responsabilità e spesso si è sotto la luce dei riflettori. Con calma e pazienza provo sempre a migliorare, aggiornandomi in continuazione”.
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