Esperienza, chiavi di lettura, generazioni a confronto, opinioni di chi il mondo del calcio lo ha sempre vissuto dall’interno. Questo e molto altro emerge solitamente dal confronto con gli allenatori, soprattutto con quelli più esperti, capaci di lasciare un segno nella storia recente della categoria, come nel caso di Domenico Giacomarro. Oltre 200 panchine in Serie D, più di 100 in Serie C, tre promozioni dalla D alla C e uno Scudetto di Serie D: il palmarès dell’allenatore di Marsala basta da solo a raccontare il peso del suo percorso nel recente panorama del dilettantismo italiano, e non solo. In una lunga chiacchierata alla nostra redazione, Giacomarro ha ripercorso passato, presente e futuro, delineando i contorni di una carriera interamente dedicata al calcio, ma che non sembra affatto vicina alla conclusione.
Attualmente senza panchina, dopo l’esperienza nel girone F alla guida del Sora, Giacomarro si è reso protagonista, nel corso della sua carriera, di numerose stagioni memorabili. L’ultima, in ordine temporale, è stata la splendida cavalcata di due stagioni fa con il Team Altamura, culminata con la promozione in Serie C e con il ritorno del professionismo ad Altamura a 27 anni di distanza dall'ultima volta. Da Lattanzio a Andrea Saraniti, passando per Logoluso, Loiodice, Molinaro e Fernandes: molti protagonisti di quell’Altamura hanno continuato a fare la differenza anche nelle stagioni successive, giocando un ruolo importante nelle recenti promozioni di Casarano, Barletta, Brindisi e Scafatese, tra le altre. Ripensando a quella stagione, Giacomarro racconta: “Tre anni fa ad Altamura non eravamo partiti con l’obiettivo di vincere. Poi ci siamo ritrovati lì davanti e abbiamo dominato fino a conquistare il campionato con due giornate d’anticipo, cosa mai banale nel girone H. Alla lunga i ragazzi si sono dimostrati i più forti: hanno assimilato i concetti che proponevamo e, a quanto pare, se li sono portati dietro anche negli anni successivi. Io mi considero un allenatore che dà una logica alla squadra, un’identità. Cerco di non mettere mai in difficoltà i miei giocatori, ma di farli sentire a proprio agio, sereni, così da permettergli di esprimersi al meglio”.
Il gap generazionale nel calcio moderno
Tornando ai protagonisti di quella stagione, l’allenatore siciliano li utilizza come spunto per evidenziare una differenza generazionale che, dal suo punto di vista, appare sempre più marcata nel calcio di oggi. La distanza, quasi inevitabile, tra i calciatori delle nuove generazioni e gli allenatori più esperti è uno dei temi più attuali del calcio moderno, a prescindere dalla categoria. Su questo aspetto, Giacomarro si sofferma con particolare attenzione: “Giocatori come quelli che ho avuto ad Altamura fanno ancora la differenza, perché oggi i giovani hanno altre problematiche, un’altra testa. È diventato tutto più complicato: insegnare calcio a chi non ha passione rende il lavoro degli allenatori sempre più difficile. Ragazzi come Lattanzio hanno quindici anni di esperienza e la responsabilità di portare avanti una famiglia: sono professionisti veri. Quando fai questo lavoro devi farlo al massimo, e infatti continuano a ottenere risultati importanti anche a distanza di anni. Io ho avuto sia Lattanzio che Chiricò a Lamezia quando erano under, e già allora avevano testa, mentalità e cultura del lavoro. Oggi, invece, bisogna entrare nella testa dei ragazzi, e per allenatori della mia generazione non è semplice”.
Giacomarro, la stagione della D e la differenza tra i gironi del Sud e del Centro-Nord
Sicilia, Toscana, Puglia, Basilicata, Campania: Giacomarro è uno di quegli allenatori che, nel corso della carriera, ha girato gran parte della penisola, vivendo realtà e gironi molto diversi tra loro. L’allenatore siciliano traccia anche un bilancio sulla stagione di Serie D appena conclusa, offrendo una chiave di lettura interessante sulle differenze tra i gironi del Sud, spesso considerati i più competitivi, e quelli del Centro-Nord. “Quest’anno ho seguito molte delle squadre più forti dei vari gironi e ho avuto la sensazione che il livello generale si sia abbassato rispetto a qualche anno fa. Ho visto il Grosseto, una piazza importante dove Indiani ha fatto la differenza, ma anche la lotta accesa nel girone I e il girone F. È vero che i gironi del Sud vengono spesso considerati i più competitivi, però io ho allenato anche nel girone D, a Pistoia, e lì gli under arrivano da settori giovanili di club come Milan o Inter. In Sicilia, ad esempio, under di quel livello difficilmente te li danno. La differenza sta soprattutto lì. Il Lentigione, per esempio, ha disputato una grande stagione con una squadra giovanissima piena di seconde e terze scelte provenienti da club importanti, ma comunque molto forti. Nei gironi del Sud incide ovviamente tantissimo anche il fattore ambientale: in certi campi le gambe ti diventano davvero pesanti”.
Giacomarro, tra futuro e una passione che arde
Infine, con Giacomarro si parla di futuro e della voglia di tornare presto in panchina. L’allenatore racconta di non essersi mai davvero allontanato dal calcio in questi mesi lontano dal campo, continuando a seguire allenamenti e partite proprio come fa da oltre cinquant’anni. “Spero di trovare presto una sistemazione giusta per lavorare con una squadra che punti al vertice. Costruire squadre competitive non è difficile, anzi secondo me spesso è più semplice di quanto si pensi. A volte si crea confusione quando i dirigenti vogliono risparmiare prendendo un attaccante in meno. Io, ad esempio, taglierei su altre spese e investirei sempre qualcosa in più sugli attaccanti, perché spesso sono loro a determinare la riuscita di una stagione. Aspettiamo e vedremo. Io faccio questo mestiere con passione e continuo ad aspettare con entusiasmo. Dopo cinquant’anni in questo mondo ho ancora grande voglia. In questi mesi non mi sono fermato: sono andato in giro a seguire allenamenti e partite, soprattutto in Campania, dove ho avuto modo di vedere tante squadre e tanti amici”.
Le parole di Giacomarro trasmettono chiaramente una passione per il gioco e per il mestiere ancora intatta, alimentata dalla voglia di rimettersi in gioco il prima possibile. Dopo aver dedicato tutta la sua vita al calcio, prima da giocatore e poi da allenatore, l'ex Altamura non appare affatto distante dalle dinamiche di questo mondo: continua a viverlo con entusiasmo, ne osserva l’evoluzione e ne analizza i cambiamenti, anche quelli più profondi. Dal confronto con lui emerge il ritratto di un uomo che ha dato tanto al calcio, ma che sente ancora di avere molto da offrire.
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