Immagina di chiudere gli occhi e ritrovarti, a soli 32 anni, alla guida di una squadra in piena lotta salvezza in Serie D. La prima esperienza da allenatore, la pressione dei playout e una missione da compiere: salvare il Sasso Marconi. Carlo Alberto Bertone questa storia l’ha vissuta davvero, arrivando sulla panchina gialloblù a inizio marzo e conquistando la permanenza in categoria dopo il successo contro l’Imolese. “Sportivamente, è stata la soddisfazione più grande della mia vita”, ha raccontato senza nascondere l’emozione il classe ’94 a SerieD24.com.
Nonostante la giovane età, caratteristica che lo rende tra i profili emergenti del campionato andato in archivio da poche settimane, il piemontese ha già vissuto diverse esperienze in vari ruoli. Oltre alle avventure da vice allenatore con Progresso FC, Canicattì, Vasto Girardi e proprio Sasso Marconi tra il 2021 e il 2025, si sono aggiunte quelle da collaboratore in Uzbekistan con il Bunyodkor e con la Nazionale. Ma la gioia della salvezza raggiunta con il club gialloblù resta impareggiabile: “È chiaro che avevo vissuto dei bellissimi momenti anche nei vari ruoli che ho ricoperto, ma quando ti senti tutta la responsabilità addosso cambia e abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Sono tanto tanto felice di aver raggiunto questo traguardo”.
Bertone non nasconde tutto l’orgoglio per il traguardo raggiunto: “Pochi credevano che avremmo potuto raggiungere questo traguardo. Mi sono seduto su questa panchina tra le domande, perché quando un ragazzo giovane si siede su una panchina di Serie D c’è sempre un po’ di scetticismo. Sicuramente anche io avevo i miei dubbi, ma essere riusciti a ottenere questo risultato è sicuramente una bella rivincita. Credo che questa storia sia anche un bello spot per il calcio italiano”.
Il classe ‘94 è tornato proprio su quei giorni che hanno preceduto la sua nomina a nuovo allenatore gialloblù, svelando i motivi che lo hanno spinto ad accettare l’incarico nonostante gli scetticismi: “Avevo dovuto interrompere la mia prima esperienza al Sasso Marconi a metà anno per la chiamata dal Bunyodkor, mi era dispiaciuto lasciarli e mi sentivo in debito. Al di là di questo, si trattava sicuramente di una bella opportunità. Con tutti i dubbi del caso, ero davvero carico per mettermi alla prova anche da allenatore. Mi piace il calcio e amo le sfide, non ci ho pensato più di tanto: nel momento in cui mi hanno detto che la scelta era su di me, mi sono tuffato a capofitto. E alla fine sono stato premiato perché abbiamo portato a casa una salvezza complicata”.
Bertone: “La partita contro il Lentigione ci ha dato consapevolezza. Abbiamo scritto qualcosa di importante”
Ripercorrendo la stagione appena conclusa, Bertone identifica nel match contro il Lentigione quello della svolta: “Loro erano primi in classifica, li abbiamo messi in difficoltà per 80 minuti. Negli ultimi dieci minuti siamo crollati e loro hanno trovato due gol, ribaltando la partita. Ma penso che sia stata la partita della consapevolezza, dove i giocatori hanno capito che quello che stavamo facendo ci stava portando nella direzione giusta”. Ma il classe ‘94 vede anche nella vittoria contro il Rovato una delle chiavi che hanno portato alla salvezza del Sasso Marconi: “È stata una vittoria al cardiopalma, con il gol vittoria al 90’. Tolto il playout, è stato il momento più bello”.
“Tolto il playout”, esatto. Perché quei 120 minuti che hanno consegnato ai gialloblù la possibilità di disputare la Serie D per la terza volta consecutiva - traguardo mai raggiunto prima nella storia della società - sono indimenticabili per Bertone: “Ce la siamo cercata, siamo stati bravi ad avere pazienza e trovare il gol. È stata la ciliegina sulla torta, perché ci ha permesso di rimanere in questa categoria e di dare valore a tutto il lavoro che è stato fatto. Ma anche di poter definire questo un mezzo miracolo, perché per la nostra realtà è un grande traguardo. Abbiamo scritto qualcosa di importante, sono molto contento per i ragazzi perché è importante per il prosieguo delle loro carriere”.
“Non abbiamo mai mollato. Il rapporto con la squadra è stato determinante”
Una data di certo da sottolineare nella vita di Bertone è il 15 marzo 2026: la prima panchina da allenatore contro il Tropical Coriano: “È stata una sensazione particolare, soprattutto nella preparazione. Però poi quando l’arbitro ha fischiato l’inizio ero concentrato solo sul cercare di dare una mano ai ragazzi, non stavo pensando più di tanto a questo aspetto. Quella partita me la ricorderò per sempre”.
Un percorso terminato con la salvezza, ma passato anche per le tante difficoltà: “Per la maggior parte delle volte si affrontano squadre più attrezzate e non è semplice, ma siamo stati bravi perché non abbiamo mai mollato. I ragazzi hanno dimostrato una fiducia incredibile: da allenatore giovane, per me era fondamentale instaurare un certo tipo di rapporto con loro e penso di esserci riuscito. Penso che questo sia stato determinante. Le difficoltà sono state tante, anche perché avendo un gruppo molto numeroso, non era facile dover lasciare qualcuno in tribuna. Ma sono sempre stati tutti molto disponibili nell’accettare le mie scelte: abbiamo creato un’identità forte, e si è vista anche sul campo”.
Bertone: “Grazie al Sasso Marconi. L’esperienza in Uzbekistan mi ha migliorato”
L’esperienza in Uzbekistan, prima da collaboratore di Ilyas Zeytullaev al Bunyodkor e poi di Cannavaro per un breve periodo in Nazionale, ha cambiato inevitabilmente la carriera di Bertone: “Penso che questa esperienza mi abbia dato una grande spinta, alzando il livello in maniera così esponenziale e facendo un campionato importante anche lì, dove ho avuto diverse mansioni sia in campo che nello scouting. Quella stagione mi ha consentito di prendere consapevolezza del mio valore: senza quel passaggio non so se mi sarei sentito pronto ad allenare da solo. È stato sicuramente determinante. Anche aver lavorato con la Nazionale, seppur per un breve periodo, mi è servito perché ti fa vedere come ragionano e lavorano calciatori di un altro livello”.
La possibilità di lavorare con Cannavaro non è certo banale: “Quando mi ha chiamato non ci credevo. È stata un’esperienza incredibile: aver dato il mio contributo a quei livelli mi ha fatto crescere tantissimo. È bello vedere giocatori di quel livello allenarsi, toccare tutto questo con mano è stato fantastico. Con il tempo spero di poter tornare a quei livelli”.
In attesa del futuro, Bertone ringrazia il Sasso Marconi per la fiducia nei suoi confronti: “Nel complesso, l’esperienza in Uzbekistan mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista, facendomi sentire anche più maturo e pronto a prendermi la responsabilità di fare l’allenatore in Serie D. Farlo a soli 32 anni, portando a casa anche il risultato, è sicuramente la soddisfazione più grande, soprattutto in un mondo dove è difficile emergere. In Italia è difficile che ti venga dato spazio quando sei così giovane, per questo ringrazio tanto la società. Non so in quanti si sarebbero presi un rischio del genere, dando la panchina a un esordiente a otto giornate dalla fine. Quindi un grazie va anche al Sasso Marconi”.
“Futuro? Non so ancora nulla. Sono pronto per la prossima esperienza”
Dopo aver festeggiato la salvezza con il Sasso Marconi, Bertone si prepara al futuro: “Non so cosa succederà, ascolto sempre tutto. Qualsiasi scelta farò, sono felice di poter lavorare in questo mondo. Il calcio è la mia passione più grande, sono pronto a tutto e alla prossima esperienza”. E sulla possibilità di intraprendere una nuova esperienza all’estero, Bertone chiarisce che: “Non lo escludo. È chiaro che la salvezza raggiunta qui è una bella soddisfazione, poi non nascondo che fare l’allenatore mi è piaciuto davvero tanto. La priorità è per il Sasso Marconi, con cui non ho ancora parlato, perché abbiamo fatto qualcosa di unico. Però a oggi non so niente”
Nello staff ideale per il classe ‘94 non può mancare la figura del match analyst: “È una figura determinante, che può dare nuove soluzioni all’allenatore. È chiaro che la decisione finale rimane sempre la sua, ma parliamo di una figura di supporto che - se intesa nella maniera giusta - penso sia fondamentale. Ne sono davvero convinto di questo aspetto”. E se il futuro è ancora tutto da scrivere, una cosa è certa: la voglia e la determinazione non mancano di certo a Carlo Alberto Bertone. D’altronde, ottenere una salvezza in Serie D alla prima esperienza da allenatore non è una cosa da tutti.
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