"Credo che il Savoia Calcio abbia qualcosa di davvero speciale, qualcosa che gli dà unicità. Il Savoia è Torre Annunziata: è nato qui, e questo per me è magnifico. Sapere che nel 1908 tre proprietari di pastifici decisero di chiamare la squadra “Savoia Calcio” per ricordare le battaglie combattute sui campi di guerra e continuare a gridare 'Avanti Savoia', ma su un campo sportivo, è qualcosa di bellissimo. Ancora più significativo è il fatto che, dopo il 1946, Torre Annunziata abbia mantenuto il nome Savoia Calcio. Questo è bellissimo e ne sono grato".
Intervistato dai colleghi de Il Mattino, Emanuele Filiberto, presidende onorario del Savoia fresco di promozione in Serie C, ha fatto il punto sul grande percorso che ha visto protagonista la squadra campana. "Per me questo progetto è molto più di una squadra: è un progetto globale. Il nome Savoia, che ha unificato l’Italia, rappresenta qualcosa che va dal nord al sud e da est a ovest del nostro Paese. Oggi, entrando nel professionismo, il Savoia non è solo un progetto di Torre Annunziata: parte da Torre, ma voglio che diventi un progetto italiano. Ricordo il primo giorno in cui misi piede qui insieme al mio amico, nonché socio, Nazario Matachione. Eravamo davanti a un piccolo ristorante di Torre Annunziata con tre tifosi che avevano ripreso il Savoia Calcio, una società che stava per fallire. Li guardammo e dicemmo: 'Abbiate fiducia in noi. Riprenderemo questa squadra e la riporteremo dove merita'. Ed è quello che abbiamo fatto: dall’Eccellenza alla Serie D, fino alla Serie C".
Tra i temi affrontati dal presidente c'è anche quello della legalità. "Per me il progetto della legalità è fondamentale, soprattutto oggi, dopo i recenti fatti accaduti a Torre Annunziata. Il nostro slogan era: 'Diamo un calcio alla camorra'. Ma oltre alla legalità, credo molto nell’opportunità. Io non posso prendere il figlio di un camorrista e metterlo da parte solo perché è figlio di un camorrista. Così una regione, una città, non va avanti. Problemi con la camorra non ne abbiamo mai avuti. Ho la fortuna di avere accanto persone come Nazario, che hanno sempre tenuto questi problemi lontanissimi dal Savoia, proteggendo la società, noi soci e tutto ciò che ruota attorno al club".
Parole al miele poi per l'amico e socio Nazario Matachione, colonna portante del Savoia in questa cavalcata verso il professionismo. "La figura di Nazario Matachione è stata fondamentale. Tre anni fa non ci conoscevamo. Quando ci presentarono, vidi subito una persona di cui potevo fidarmi. Io non concedo facilmente la mia fiducia, ma lui mi guardò e mi disse: 'Noi non ci conosciamo, ma di me puoi fidarti. Ascoltami e vedrai che insieme porteremo avanti questo progetto'. Così è stato. Da collaboratore è diventato socio, grande amico e oggi fa parte della mia famiglia. C’è anche un aneddoto divertente. A inizio campionato Nazario mi disse: 'Sai che vinciamo questo campionato?'. Io gli risposi: 'Ma abbiamo appena iniziato, di cosa stai parlando?'. Pensavo che salvarci sarebbe già stato un successo. E invece lui ci ha fatto vincere. Nazario ha sacrificato il suo lavoro e la sua famiglia per questo progetto e gliene sono grato. Quando salgo in macchina con lui sembra di stare dentro una centralina telefonica: lavora 24 ore su 24 per il Savoia. E so che lo fa non solo per sé stesso, ma anche per me, per il mio cognome e per il territorio".
Gioia, emozione, ma anche tanta voglia di guardare al futuro e continuare un percorso di crescita verso categorie ancora superiori. "Io purtroppo ero negli Stati Uniti quando abbiamo raggiunto la promozione. Erano le cinque del mattino, non avevo dormito e guardavo la partita nervosissimo. Al primo gol mi è scesa una lacrima dall’occhio destro, al secondo da quello sinistro, e al terzo ho pianto lacrime di gioia. Poi ho visto Nazario festeggiare in diretta con la squadra ed ero felicissimo. Ma ora bisogna già guardare avanti. Avevo detto che in tre anni volevo portare il Savoia in Serie B; oggi dico due. Forse anche meno. Con la squadra dirigenziale che abbiamo, e soprattutto con Nazario, credo davvero che possiamo farcela. Quest’anno io, Nazario ed Emanuele abbiamo sostenuto il Savoia praticamente da soli, con enormi sacrifici personali. Abbiamo mantenuto vivo un sogno e quel sogno è diventato realtà. Ora però serve il sostegno delle aziende del territorio e della regione, perché una Serie C e una Serie B non si possono affrontare da soli".
Spazio infine al tema stadio in vista del prossimo campionato tra i professionisti. "Per quanto riguarda lo stadio, i lavori sono partiti. Credo che entro 120 giorni potremo avere un impianto omologato per la Serie C. Questo però significa che probabilmente le prime partite non le giocheremo in casa. E sinceramente lo trovo vergognoso, perché tutto questo era stato annunciato da tempo. Noi abbiamo mantenuto le promesse, la politica no. Stiamo valutando dove disputare le prime gare. Potrebbe essere vicino, ma anche nel Nord Italia. Perché il progetto Savoia deve essere visibile anche fuori dalla Campania. Qualcuno teme che questo possa scontentare i tifosi, ma io credo che i tifosi debbano essere orgogliosi del fatto che oggi siamo in Serie C. Se lo stadio fosse stato pronto dal primo giorno, avremmo giocato a Torre Annunziata senza alcun problema. Con i tifosi siamo sempre stati trasparenti. Io li rispetto e li sosterrò sempre, ma voglio anche una tifoseria composta, che rappresenti il Savoia nel modo migliore possibile. Oggi il marchio Savoia ha un bacino potenziale di oltre sette milioni di persone. Questo dimostra che il Savoia è molto più di una squadra di provincia: è un sogno che tante persone vorrebbero imitare".
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