Ieri la Scafatese ha vinto aritmeticamente il girone D di Serie D, con sei giornate d'anticipo, diventando la prima squadra di questa stagione a conquistare la promozione in Serie C. Tra i protagonisti di questa cavalcata c'è sicuramente il Direttore sportivo Pietro Fusco, figura di grande importanza nella struttura societaria del presidente Felice Romano, che l'ha portato con sé dal San Marzano lo scorso anno e gli ha confermato la fiducia anche per questo.
Fusco è intervenuto ai microfoni di Seried24.com, dopo la festa di ieri per il gran traguardo raggiunto, raccontando di quest'annata straordinaria dentro e fuori dal campo, con uno sguardo al futuro personale e della società e riportando anche alla memoria degli aneddoti del suo passato da calciatore.
Anche a livello personale, per il Direttore sportivo dei canarini, questo successo rappresenta un evento simbolico, dopo una delusione di qualche anno fa: "Grazie a questa vittoria faccio pace con i miei demoni: con la Cavese abbiamo perso un campionato in cui avevamo sei punti di vantaggio alle ultime tre, ci siamo fatti raggiungere e siamo usciti sconfitti dallo spareggio. Questa cosa ancora me la portavo dietro, ma ora, con questa promozione, spero di aver chiuso il cerchio. Oltre alla soddisfazione per aver fatto un buon lavoro al netto delle ipocrisie, sono contento di aver contribuito a riportare la città di Scafati a un livello che mancava da anni e di aver assecondato le volontà di una proprietà esigente".
Dietro la vittoria di un campionato con così largo anticipo, Fusco riconosce la forza della Scafatese in un campionato più complicato di quanto si possa pensare da fuori, che ancora, però, non è finito: "Come in tutti i gironi di questa categoria, il campionato lasciava le proprie insidie. Sento dire che era facile, ma, invece, ho trovato delle squadre ben allenate e degli ottimi under. Le trasferte in Sardegna sono sempre complicate, dunque di semplice non c’era nulla. Il nostro cammino ha reso un po’ “negativo” quello degli altri, infatti tanti meriti vanno alla squadra. Mancano ancora sei giornate, vorremmo riuscire a mantenere l’imbattibilità: capisco bene le difficoltà, ma la nostra idea è quella di onorare il campionato fino alla fine. In questo finale di stagione mi aspetto il massimo impegno da parte di tutti, dai calciatori e dall’ambiente. La squadra ha dimostrato di avere la capacità di resettare ogni domenica per poi ripartire il martedì ancora più fortemente".
In cima al progetto societario c'è il presidente Felice Romano, attento come pochi al bene della squadra, a detta dell'ex Cavese: "Il presidente è un vulcano, è un trascinatore. Ce ne sono pochi in giro con questo spessore umano. Fa il presidente come piace a me, ovvero cerca di rendere tutti come un'unica comunità umana e, nel momento in cui si crea un problema, è sempre lì pronto a risolverlo".
Intorno alla metà della stagione è arrivata una scelta abbastanza inaspettata da parte della società gialloblu, quella di esonerare Esposito, nonostante il primo posto e gli ottimi risultati. Una decisione spiegata così dal Direttore: "La scelta dell’esonero di Esposito andava in virtù del fatto che mi aspettavo che la rosa fosse valorizzata diversamente. Ferraro è stato bravissimo nel dare un valore tecnico al suo organico e la cosa bella è che lui non aveva allenato mai nessun giocatore di questa squadra, quindi son partiti tutti da zero".
La vittoria del campionato è arrivata anche grazie a un calciomercato di livello, con il presidente Romano che aveva chiesto giocatori abituati a vincere e Fusco che è stato bravo ad accontentarlo, mettendo a disposizione dell'allenatore una rosa importante: "Quest’anno, rispetto a quello passato, abbiamo preso calciatori dall'alta qualità tecnica, ma ancor di più dal punto di vista delle risorse umane, che, in questo tipo di competizione, secondo me, hanno un valore aggiunto".
Il successo dei gialloblu non è arrivato solo con quanto fatto all'interno del campo, ma anche grazie a tutti coloro che operano fuori dal rettangolo di gioco, verso cui il Direttore Sportivo ex Samb ha voluto dire grazie: "Voglio citare l’Amministratore Delegato Francesco Caso, che ha collaborato con me e mi ha dato una grossa mano in momenti importanti della stagione. Un ringraziamento va fatto alla famosa squadra invisibile: l’area medica, che ha fatto un grandissimo lavoro, non abbiamo avuto mai grosse difficoltà sotto quest’aspetto, perché abbiamo fatto un gran lavoro atletico con il prof. Jacopo Petrucci e, dunque, ringrazio anche lo staff di Ferraro che è stato molto importante. Un grazie sentito va anche a tutti coloro che hanno collaborato con me, la segreteria, il team manager e tutti coloro che mi hanno aiutato in questa stagione".
La Scafatese sta disputando il girone G, a differenza dello scorso anno in cui ha affrontato il girone I, sul quale il Direttore ha espresso un parere generale e un suo pronostico riguardo la corsa al titolo: "La differenza principale tra girone G e girone I è quella legata alle trasferte: per una campana andare in Calabria o Sicilia ogni quindici giorni è molto dispendioso. Per quanto riguarda la corsa al titolo del girone I, vedo la Nissa di rincorsa e viaggia a vele spiegate, come dimostra la partita di ieri, in cui ha mandato un bel segnale di forza al campionato".
Uno dei talenti più importanti scoperti da Fusco è il classe 2006 gambiano Fallou Cham, che, dopo l'esperienza alla Scafatese della passata stagione, ha fatto un salto gigante, arrivando a esordire in Serie A con il Verona: "Cham sta giocando poco in questo momento, però è destinato a fare una carriera di livello. Ha qualità importanti, gioca a destra e sinistra allo stesso modo, è evoluto tatticamente, nonostante non abbia tanto settore giovanile alle spalle. Ha un motore di categorie superiori e, secondo me, si ritaglierà lo spazio giusto".
Il presidente Romano ha affermato che l'obiettivo è quello di raggiungere la Serie B entro due anni: il Direttore sportivo dei canarini si è espresso così sull'affermazione forte del numero uno gialloblu, dicendo la sua sul proprio futuro e su quello della Scafatese: "Il presidente è uno a cui piace scherzare, stimolare con queste frasi a effetto, si presta benissimo a questo tipo di burle. La proprietà è lungimirante, però credo che prima dobbiamo crescere, consolidarci in una categoria per noi nuova, sia come società sia come città, quindi avremo tutto da imparare. Allo stesso modo vorremmo cercare di ambire a qualcosa di bello, però come c’è scritto sulle nostre maglie “step by step, passo dopo passo”. Il mio futuro lo vedo ancora con la famiglia Romano, al momento non ho dubbi, difficilmente mi vedo da altre parti, poi non posso prevedere cosa succederà".
Dopo aver parlato di presente e futuro, abbiamo fatto un tuffo nel passato con Fusco che ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera da calciatore, tra cui il drastico cambio di ruolo: "Al Castel di Sangro l’allenatore Osvaldo Jaconi, il mio mentore calcistico, mi ha aiutato perché giocavo attaccante, ma non ero così bravo da poter continuare in quel ruolo e lui pensò che si potesse far qualcosa di diverso, allora mi arretrò a difensore centrale, facendo la mia fortuna".
Fusco, nato e cresciuto anche calcisticamente a Napoli, ha avuto la fortuna di ammirare quella squadra in cui giocava Maradona, idolo di tutta la città partenopea ancora oggi: "Vivere da vicino il Napoli di Maradona è qualcosa da raccontare ai nipoti: per noi ragazzi della città era stupendo anche solo incrociare lo sguardo di Diego. C’era grande orgoglio anche perché era il periodo in cui il Napoli dettava un po’ legge in Italia e in Europa".
Il Direttore sportivo della Scafatese, nella sua carriera, ha avuto anche la possibilità di giocare in Serie A, esordendo con l'Empoli di un certo Luciano Spalletti, che già allora lasciava intravedere qualcosa di speciale: "Spalletti era un allenatore un po’ diverso da adesso per forza di cose perché l’esperienza ti porta a cambiare. Nonostante questo, già all’epoca dimostrava di essere un allenatore superiore alla media, così come poi ha fatto vedere nel corso della sua carriera".
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