Uno dei "figli" di Cesc Fabregas brilla in Serie D. Centrocampista classe 2006 di proprietà del Como, Giuseppe Mazzaglia sta mostrando tutte le sue qualità con la maglia del Piacenza. Un salto, quello nel calcio dei grandi, fatto quasi in punta di piedi. Una chance in prestito arrivata a fine mercato, con tanta panchina all'inizio: "È stato il mio primo anno coi grandi - ha raccontato a SerieD24.com - è un altro sport rispetto agli anni precedenti, a livello fisico e nel capire i momenti della partita. Giocando qui impari molto, poi il ritmo della Serie D è diverso rispetto a quello della Primavera 2".
Allo stesso tempo tanta pazienza, che lo ha portato a conquistarsi un posto da titolare nel girone di ritorno: "I primi mesi sono stati di ambientamento. Il Como in estate aveva scelto di mandarmi in prestito, poi ci sono state delle complicazioni e sono arrivato solo l’ultimo giorno di mercato. Per questo avevo una condizione fisica ancora un po’ precaria. Penso comunque che il percorso che ho fatto sia stato il migliore possibile, mi sono guadagnato il mio spazio giorno dopo giorno".
GLI ALLENAMENTI CON FABREGAS E QUELLA SERIE A SFIORATA - Ma dicevamo di Cesc Fabregas. Sì, perché Mazzaglia è stato uno dei primissimi allievi di quello che ora è uno degli allenatori più importanti della Serie A. Prima lo spagnolo lo ha allenato nei pochi mesi alla guida della Primavera del Como, poi lo ha portato in orbita prima squadra: "È un allenatore top e questo non lo devo dire io. Ha una voglia incredibile di essere sempre sul pezzo, di curare sempre il dettaglio, vuole sempre apprendere qualcosa e migliorare. Sa trasmettere ai giocatori la sua idea di calcio". Uno che non trascura nulla, neanche le cose pù banali: "Una volta dopo un allenamento con la prima squadra mi dice: 'ho visto che hai messo mi piace su Instagram a un’azione del Real Madrid'. Era un video di un'azione in cui tutti giocavano di prima, 'è così che dobbiamo giocare'".
Proprio con Fabregas il giovane centrocampista, nel vivaio del Como dall'età di 9 anni, è arrivato a un passo dal coronare questo percorso: "Sono stato convocato tre volte in Serie A, ma anche l’anno prima in Serie B. L'anno scorso, tra ottobre e novembre, c’erano tanti infortunati a centrocampo e contro l’Empoli sono andato vicino all'esordio. All’80’ erano venuti i crampi a Da Cunha, che per la prima volta giocava da mediano. Mi hanno fatto scaldare, ma alla fine hanno scelto di mettere Cerri: stavamo perdendo e hanno aggiunto un attaccante per pareggiare". Rimangono i tanti ricordi di un'annata a stretto contatto con una squadra di livello altissimo, con una stella su tutte: "Nico Paz è di un’altra categoria. È speciale per come tocca la palla, fa giocate che fanno in pochi. Ma mi ha sorpreso soprattutto la sua umiltà, è una persona molto alla mano".
IL SALTO - Dopo tanti anni nelle giovanili, in estate è arrivato il momento di rompere il cordone ombelicale che lo legava al Como. Arrivare dalla Serie A, però, non gli ha facilitato l'accesso nel calcio dei grandi: "Quando sono arrivato ho visto subito che a centrocampo ci sono giocatori di livello. Ho capito che per giocare mi sarei dovuto rimboccare le maniche. Ho cercato di mettermi in mostra, prima con gli allenamenti, poi con la Coppa Italia e poi nelle occasioni avute da subentrato". A fine stagione, sono 26 le sue presenze in biancorosso, la maggior parte delle quali nel girone di ritorno. Il 15 febbraio la prima da titolare contro il Sasso Marconi, subito primo gol e da lì un posto in campo diventato praticamente intoccabile. "È nettamente il giocatore più cresciuto quest'anno" ha detto il suo allenatore. "Franzini mi ha aiutato molto - ha replicato Mazzaglia - come aiuta tutti i giovani. Ambientarsi coi più grandi non è facile, lui è stato molto bravo a gestire tutti al meglio".
Nonostante la giovane età, si è ormai preso un posto nel centrocampo del Piacenza e non intende lasciarlo: "Sono un centrocampista a cui piace giocare con la palla, ma mi piace anche aiutare la squadra in fase difensiva. Il mio modello è Barella, perché fa entrambe le fasi benissimo. Interista? No, sono juventino, ma ultimamente non sono sfegatato. E se devo guardare una partita scelgo il Como, è una delle poche squadre che mi fa divertire". Ora il Piacenza è atteso da un ultimo impegno ai playoff, dove troverà la Pistoiese in semifinale: "Arriviamo pronti. Giochiamo contro una squadra forte e lo sappiamo, ma dobbiamo tirare fuori personalità e coraggio". Solo dopo sarà il momento di parlare di futuro: "Io non so ancora nulla, a Como ho l’ultimo anno di contratto e devo vedere cosa decideranno di fare". Un'idea, però, lui ce l'ha: "Sarei contento di rimanere, perché mi sono davvero trovato bene. Il mio sogno è vincere il campionato con questa squadra".
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