Nel calcio di provincia, ogni tanto, arrivano storie che sembrano appartenere a un altro livello. Non solo per il nome, ma per il peso specifico che si portano dietro. L’arrivo di Simone Iocolano alla Druentina rientra esattamente in questa categoria: un innesto che rompe gli equilibri, alza l’asticella e accende inevitabilmente i riflettori su tutto l’ambiente. Una stagione che, numeri alla mano, ha già dato risposte importanti: la Druentina ha conquistato la salvezza con una giornata d’anticipo ed è attualmente ottava nel campionato di Eccellenza piemontese (Girone A), con Iocolano ha che ha messo a referto 2 gol, contribuendo con esperienza e qualità al percorso della squadra.

Fantasia, destro educato e una carriera costruita tra piazze importanti: Iocolano non è semplicemente un giocatore sceso di categoria, ma un profilo che ha attraversato il professionismo lasciando tracce concrete. Oltre 430 presenze tra Serie B e Serie C, esperienze con maglie pesanti e una leadership silenziosa che negli anni è diventata il suo marchio di fabbrica.

C’è poi il lato simbolico, quello che resta nella memoria collettiva. Tra le tante pagine scritte, una in particolare lo rende unico: è l’unico giocatore della Juventus Next Gen ad aver segnato due gol allo Stadium nella stessa partita, in quel Juventus Next Gen-Mantova terminato 2-2. Un’impresa che racconta meglio di qualsiasi numero la sua capacità di incidere nei momenti che contano davvero.

Oggi, però, il contesto è diverso. Druento, Eccellenza piemontese, un progetto ambizioso costruito passo dopo passo. Qui Iocolano ha scelto di esserci, portando esperienza ma anche una nuova prospettiva di vita. Ed è proprio da questa scelta che parte il suo racconto a seried24.com.

IOCOLANO, "QUI A DRUENTO HO TROVATO UNA FAMIGLIA" - Simone Iocolano, classe 1989, non è solo il colpo del secolo per la Druentina, nato dalla visione del Ds Piazza, ma è la testimonianza vivente che il calcio, a certi livelli, è prima di tutto un sentimento. Il fantasista torinese porta con sé maglie pesanti come quelle di Juve Next Gen, Lecco, Bari, Monza e Alessandria, ma soprattutto l'umiltà di chi sa che ogni campo ha la sua luce, purché ci sia un pallone che rotola. L'arrivo a Druento non era nei piani, ma è diventato il porto sicuro di un campione che ha scelto la famiglia sopra ogni cosa. "Voglio essere sincero, senza girarci tanto intorno. Quando ho fatto il mio primo allenamento qui era perché venivo da un mese di ritiro con il Chievo dove poi la trattativa non si è chiusa; per non rimanere a casa, io abito proprio qua vicino e mi avevano parlato di questa realtà che stava crescendo molto, che aveva appena vinto il campionato e voleva costruire qualcosa di importante per il futuro. Sono venuto qua inizialmente solo per non perdere la forma, perché comunque speravo ancora di trovare un qualcosa che fosse una Serie D, una Serie C. Questo però ha comportato il fatto che quando sono arrivato qua ho trovato un gruppo veramente di brave persone, di bravi ragazzi, uno staff comunque che creava quell'ambiente familiare che ti faceva stare bene. Mi sono sentito accolto dal primo giorno e piano piano da lì ho iniziato a balenare nella testa il pensiero 'Ma sì, dai, se non arriva qualcosa non importa, per fortuna che c'è la Druentina che mi sta accogliendo'."

"Da lì piano piano mi sono affezionato, ho iniziato a seguire i percorsi che stavano facendo i ragazzi, i risultati, e mi è arrivata qualche proposta, non lo nego, ma per scelta questa volta di vita ho preferito stare vicino alla famiglia e vicino casa. Mi era nato il bambino da un anno, il più piccolo, quindi non volevo stravolgere troppo la vita alla mia famiglia. E allora a quel punto ho detto: 'Va bene, ci possiamo sedere e possiamo parlarne'. Poi ovviamente parliamo di realtà completamente diverse rispetto a quelle in cui ero stato io fino all'anno prima, perché comunque anche se in Serie D sono stato in realtà come Piacenza e come Francavilla, che comunque sono due realtà che hanno fatto i professionisti per tanti anni, e quindi parliamo proprio di altre cose". 

"IO UNA STAR? A 36 ANNI ANCHE IO POSSO SBAGLIARE E ME LO DEVONO DIRE": Arrivato alla Druentina con un bagaglio di esperienza fuori categoria, Iocolano si è ritrovato fin da subito al centro dell’attenzione. Un’accoglienza calorosa, quasi da grande evento, che ha raccontato tanto dell’entusiasmo dell’ambiente ma anche della percezione che compagni e tifosi hanno di lui: "Mi trattano ancora come una star nonostante che io cerchi in tutti i modi di far capire ed essere un ragazzo come tutti gli altri, al di là di quello che ho fatto di grande nel mio piccolo. Però loro sono così, quindi continuano a trattarmi in quel modo lì. È una cosa ovviamente stupenda, bellissima, però in certi casi mi piacerebbe anche essere trattato in maniera diversa. Non è vero che non mi si può dire qualcosa in campo, invece me lo devono dire perché anche se ho 36 anni anche io posso sbagliare, quindi me lo devono dire. Questa cosa che mi è stata fatta a inizio anno, la presentazione, è stato proprio il penso il clou di questa avventura perché è stata la presentazione penso più esorbitante che mi abbiano mai fatto: un video davanti a tutte le persone, tutta la squadra dietro, il presidente, il sindaco che è il primo tifoso. Ero veramente quasi imbarazzato, cioè al pari di altri scenari incredibili."

ESSERE UNA GUIDA - "Io voglio essere una guida per questi ragazzi, e questa cosa l'ho appresa molto nel mio percorso alla Juventus perché inizialmente è stato molto difficile, perché comunque entri in una dinamica diversa, non sei più il protagonista o non cerchi più di essere il protagonista, ma ti viene chiesto tutt'altro. Ti viene chiesto veramente di essere una guida per questi ragazzi, di insegnargli a comportarsi, a stare in campo, a intraprendere veramente in maniera completamente diversa magari da un semplice 'Ok, vado al campo e poi me ne torno a casa'. Questa cosa, a parte il fatto che mi è piaciuta tantissimo e ho riscontrato comunque un feedback positivo da parte dei ragazzi perché comunque mi veniva detta questa cosa che aveva presa, ho capito che era un mio percorso, è una mia strada che non ti nego che mi piacerebbe anche seguire in un futuro quando tra tantissimi anni smetterò di giocare, ma tantissimi anni."

"SPERO DI POTER ESSERE IO A PORTARE LA DRUENTINA TRA I PROFESSIONISTI" - "Non vedo perché dovrei andarmene da qui, ho ancora un anno di contratto e lo voglio rispettare. Quest'anno abbiamo fatto qualcosa di straordinario, raggiungere la salvezza subito non era scontato. Mi auguro di poter essere io a portare la Druentina tra i professionisti. Se non ci dovessi essere io il mio augurio è quello di rendersi conto che questo club può arrivare a palcoscenici completamente diversi"

L'EPOPEA JUVENTUS, "LO STADIUM E' STATO L'EPILOGO PERFETTO"Il passaggio alla Juventus Next Gen nek 2022 rappresenta uno snodo fondamentale nella carriera di Simone Iocolano. Non solo per il prestigio del club, ma per tutto ciò che ruota attorno al mondo bianconero: organizzazione, mentalità e attenzione ai dettagli. Un’esperienza che va oltre il campo e che finisce per cambiare la percezione stessa del mestiere di calciatore: "Mi ricordo solo che quando ho oltrepassato quella sbarra al centro di Vinovo, al centro allenamenti di Vinovo, a ogni passo che facevo mi rendevo conto di dove ero capitato, fino a dove ero arrivato. Perché la Juventus, oltre a essere comunque tifoso (e lo sono diventato ancora di più mettendo quella maglia addosso), ti fa capire veramente che cosa vuol dire essere un calciatore. La cosa che mi ha stupito veramente tantissimo è il fatto che vieni trattato esattamente come uno della prima squadra. Cioè, non hanno distinzione tra Serie A o Next Gen. Tu hai tutto a disposizione: i campi sono sempre perfetti, la palestra è enorme e sempre perfetta, lo staff preparatissimo. Ho trovato veramente, dall'allenatore fino al magazziniere, un lavoro impeccabile da parte di tutti nella maniera più estrema possibile."

"Tutto questo mi ha dato proprio il segnale di dire 'è incredibile come in certe situazioni questo modo di darti presenza poi ti fa rendere', perché se l'accoglienza è nella maniera giusta e ti rendi conto veramente del valore di queste cose, rendi veramente tanto di più. Ovviamente quando ti metti quella maglia addosso ti rendi conto veramente che peso ha, che cosa stai portando addosso e dai tutto. Non puoi fare di meno. E penso che l'aver giocato allo Stadium con quella maglia addosso, la prestazione che ho fatto, i due gol che ho trovato, per me sono l'epilogo di quanto ci tenessi a stare lì, ad avere quella maglia addosso e entrare dentro quello stadio. Chi ho incontrato per primo quando sono arrivato? Giovanni Manna. È una persona con un obiettivo chiarissimo in testa: arrivare. È stato pragmatico, conosceva ogni minimo dettaglio di tutti i giocatori, non solo i suoi. Non è un caso che sia arrivato dove è ora, al Napoli."

RICORDI E RIMPIANTI: Nel bilancio di una carriera intensa, Iocolano non si limita a elencare numeri o tappe, ma torna soprattutto sulle emozioni. Quelle che segnano davvero un percorso, che restano addosso anche a distanza di anni e che raccontano molto più di qualsiasi statistica: "Il mio ricordo indelebile è sicuramente la doppietta allo Stadium. Per me ha un valore inestimabile. Poi tutto il periodo a Lecco dire, il migliore della mia carriera. E ancora il quinto rigore segnato con il Bassano nella semifinale playoff, il gol su punizione con l'Alessandria contro la Cremonese e poi la vittoria del campionato con l'Entella: ho pianto dietro la panchina per l'emozione ancora prima che finisse la partita."

Accanto alle gioie, però, ci sono anche i rimpianti. Situazioni che avrebbero potuto prendere una piega diversa, lasciando un segno inevitabile nel suo percorso. Il primo porta a Bari, a un’occasione interrotta bruscamente: "Avevo tre anni di contratto, è un rimpianto non aver vissuto di più la Serie B". E poi c’è Alessandria, un capitolo speciale, fatto di legame profondo con la piazza ma senza il finale desiderato: "Non è possibile che io non abbia vinto quel campionato con l'Alessandria. Mi sono sentito amato dai tifosi e dal presidente, mi dispiace non aver raggiunto l'obiettivo per quella piazza, che è una delle più forti del Nord Italia"

IL FINALE DI UN VIAGGIO (CHE CONTINUA) - Oggi Iocolano mette la sua "malattia", così definisce l'ossessione per il calcio, al servizio di una realtà più piccola ma ambiziosa. Che sia l'Allianz Stadium o il campo di Druento, per Simone non fa differenza: l'importante è che ci sia un pallone da calciare e un compagno da guidare. Perché, come dice lui, "voglio continuare a giocare, è quello che non riesco a togliermi di dosso". E l 'Eccellenza piemontese, ringrazia.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 01 maggio 2026 alle 13:00
Autore: Lorenza Giustizieri
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