Tra il 7 e il 14 giugno, Gladiator e Taranto saranno le protagoniste di un doppio confronto di alto livello. Solo una delle due, però, potrà assicurarsi un posto nel prossimo campionato di Serie D. La gara d'andata avrà luogo in Campania, mentre il ritorno si giocherà a Massafra. Ai microfoni di Antenna Sud, Francesco Farina - che oggi guida i campani - ha commentato la sfida: “Noi siamo una buona squadra, ma secondo me incontriamo quello che è uno degli organici più forti di tutta la fase playoff, insieme a quello della Spal. Le insidie maggiori le trovi nella pressione, nella tensione. Sono partite che si giocano soprattutto con la testa, bisogna gestire bene ogni singolo momento della sfida. Temo il collettivo. Anche noi siamo una buona squadra, io faccio i playoff per vincerli e in queste settimane non parlerò mai di budget o di queste cose. Sono onorato di allenare il Gladiator ma nutro grande rispetto per Taranto. Lo considero al pari delle migliori realtà pugliesi, in Eccellenza non c’entra niente”.
La gara d'andata avrà luogo ad Aversa, tana del Gladiator per tutta la stagione. In occasione del secondo round, invece, a godere del pubblico in casa sarà il Taranto, che allo stadio Italia di Massafra si giocherà tutte le carte a propria disposizione per centrare l'obiettivo Serie D e festeggiare dinanzi alla propria gente: "Fa sempre piacere giocare il ritorno fra le proprie mura, ma ad essere sincero con questa squadra abbiamo ottenuto i migliori risultati fuori casa, quindi accettiamo il sorteggio. Mi dispiace non giocare a Taranto perché mi lega un ricordo bellissimo risalente a quando abbiamo vinto lo spareggio con il Barletta contro il Martina - prosegue Farina -. Mi hanno detto che anche Massafra è una bolgia. Il pubblico farà la sua parte sia all’andata che ritorno, però in campo scendono ventidue giocatori, oltre a quelli che entreranno. Sono sicuramente tifoserie importanti ma la partita si giocherà in mezzo al campo, quindi alla fine vincerà la squadra che curerà meno i dettagli”.
I settantasei punti collezionati in campionato - con ottantuno gol fatti e ventisette subiti - non sono bastati per portare alla vittoria del campionato e alla promozione diretta il Gladiator, che si è dovuto accontentare dei playoff da terzo classificato: “Quello di aver fatto tutti questi punti senza vincere il campionato è il mio rammarico più grande, tuttora non so come definire la mia stagione. Io sono arrivato alla decima giornata e da lì in pratica abbiamo fatto un percorso da prima in classifica. Abbiamo fatto più punti di tutte le squadre, il problema è che quando siamo arrivati eravamo a otto punti dalla Real Forio e a cinque dalla Caivanese. Io ho vinto nove campionati ma penso che questo è da annoverare tra quelli vinti perché comunque alla fine abbiamo fatto più punti di tutti”.
LE SFIDE NELLA SFIDA - Grande conoscitore di calcio pugliese e campano, Farina ha vinto nove titoli, allenato decine di giocatori e affrontato un grande numero di allenatori. Motivo per cui Gladiator-Taranto sarà anche una sfida fra ex.
“Ho allenato Loiodice e Sante Russo per diversi anni. Si parla spesso di ex e sarà una sfida affascinante anche per questo - dichiara -. Incontriamo vecchi amici, tra l’altro nel famoso campionato vinto col Brindisi da Danucci ci siamo incontrati due volte. Una volta ho vinto io a Barletta e l'altra l'ha spuntata lui”.
"NESSUNA REGIONE HA LA CULTURA CALCISTICA DELLA PUGLIA" - Parole al miele, nei confronti del panorama calcistico pugliese, da parte di Farina, che in Puglia si è tolto diverse soddisfazioni: “Insieme alla Lombardia, quello pugliese è uno dei poli italiani più importanti. Io quando sto in Campania dico sempre che la Puglia sta dieci anni avanti. In Puglia c’è molta meritocrazia, mentre in Campania c’è troppa “Napoli eccentricità”. Comanda Napoli e tutto quello che gira intorno a Napoli. In Puglia non è così, è lunghissima e ci sono realtà di grandissimo spessore - conclude -. C’è una cultura calcistica che è la prima in Italia secondo me, non ci sono squadre come quelle pugliesi. Io poi ho notato molta competenza. Quando ho allenato a Cerignola e Barletta, ad esempio, appena arrivavo il martedì già si cominciava a parlare di calcio anche al bar”.
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