“Il mio obiettivo è quello di far crescere questa società sotto tanti punti di vista se posso dare una mano per le esperienze che ho vissuto. Mi piacerebbe essere utile anche in questo, oltre che nel supporto ai più giovani. Voglio dare tutto quello che ho per questi ultimi anni di carriera perché credo sia importante trasferire gli insegnamenti ricevuti a chi mi ha permesso di partire. È giusto che io debba restituire le conoscenze che ho acquisito nel tempo”.
Parole che sanno di riconoscenza e amore nei confronti della squadra che gli ha aperto le porte verso il mondo del calcio che conta. Alessandro Tuia, dopo una carriera trascorsa nelle categorie più prestigiose del calcio italiano, è tornato a casa per portare in alto la squadra della sua città, la Flaminia Civita Castellana: “Questi colori rappresentano l’inizio e le mie origini. È una maglia importante per me e mi auguro di poterla portare più in alto possibile.
"Non sono tornato per la famosa chiusura del cerchio che si nomina spesso. Io penso che tutti stiamo bene a casa, il motivo principale è questo - spiega ai nostri microfoni Tuia -. È un ritorno a casa in cui posso avere vicini i miei amici, i miei familiari e tutte le persone che mi vogliono bene e che ho un po’ trascurato per via della mia lontananza”.
Facciamo un passo indietro e ripercorriamo con lui le tappe più significative della sua carriera calcistica, dall'esordio in Serie A con la Lazio alle promozioni nella massima serie con Benevento e Lecce.
La prima volta tra i grandi con la Lazio
Il 31 maggio 2009 la vita di Tuia cambia per sempre. Nell'ultima giornata di campionato della stagione 2008/09, il difensore debutta con la Lazio nell'élite del calcio italiano: “L’esordio in Serie A è stato un momento di incoscienza, non riuscivo neanche a percepire quello che stava accadendo. È stato molto emozionante anche perché era l’addio al calcio di Nedved, ricordo quel giorno come fosse ieri e non lo dimenticherò mai”.
Quella Lazio - nel biennio in cui il classe '90 si aggregò alla prima squadra biancocelesti - terminò le sue stagioni alla dodicesima e alla decima posizione in classifica. Nonostante ciò la classe, in quello spogliatoio, c'era eccome. Oltre a Zarate e Pandev, in quella rosa erano presenti nomi del calibro di Lichtsteiner, Kolarov e Scaloni, oggi allenatore dell'Argentina che Tuia ricorda con grande affetto: “Alla Lazio mi sono inserito facilmente in prima squadra perché ho trovato uno spogliatoio di uomini eccezionali e grandi campioni - racconta il centrale difensivo -. Scaloni mi ha regalato una maglia del Deportivo de La Coruña che custodisco ancora come ricordo. Lionel era uno che stava molto attento al comportamento dei più giovani”.
La cavalcata dalla Serie B alla Serie A con il Benevento
A seguire tre stagioni di apprendistato tra C1 e C2 con Monza e Foligno e, nel 2012, la chiamata della Salernitana, che gli ha dato la chance di esordire in Serie B nel 2015: “Salerno ha rappresentato un rilancio fondamentale della mia carriera, lì sono cresciuto in maniera importante".
La società granata gli ha permesso di affermarsi in cadetteria per poi sposare, nel 2018, il progetto del Benevento. Grazie al club di Vigorito ha calcato, per una seconda volta, i palcoscenici di Serie A a distanza di undici anni dal suo esordio con la Lazio: "Le emozioni che ho provato sono diverse da quelle vissute la prima volta. Il debutto, probabilmente, era più che altro un premio per quanto fatto nel settore giovanile, quindi riviverle a distanza di anni è diverso, specie se ti trovi davanti campioni come Dzeko, Lautaro Martinez o Cristiano Ronaldo - afferma Tuia -. Ho vissuto la Serie A in maniera più consapevole, più partite giocavo e più mi sentivo vicino a quel mondo".
"Con il Benevento ho vissuto emozioni incredibili. Abbiamo battuto qualsiasi record possibile e immaginabile ed è stato fantastico. Quello che resta, però, è tutto il viaggio. - continua il difensore -. Ho visto che è stato appena promosso in B e sono felicissimo che sia tornato in piccola parte dove merita. Per i valori umani che ho vissuto in prima persona, secondo me, la società può ambire anche a qualcosina in più. È un ambiente formidabile e gli auguro uno step successivo nei prossimi anni”.
Il trascorso a Lecce con Hjulmand e Umtiti
Nel 2021 altra annata in cadetteria e altra promozione in Serie A, stavolta con il Lecce: "Non eravamo proprio i favoriti come con il Benevento ma abbiamo ugualmente centrato l’obiettivo ed è stato altrettanto bello”.
Il biennio pugliese gli ha permesso di condividere lo spogliatoio con due giocatori che, in carriera, hanno dimostrato di meritare altri palcoscenici, chi prima dell'esperienza con il Lecce e chi dopo: “Morten Hjulmand era ormai diventato un figlio di Lecce, si era amalgamato con tutto l’ambiente. Immaginavo potesse esplodere prima o poi ma sta superando le mie aspettative. Se indossa la fascia da capitano di una squadra europea del genere è perché ha delle doti che, adesso, sono definitivamente sbocciate - dice Tuia -. Samuel Umtiti è arrivato a Lecce in un momento complicato della sua carriera ma si è calato nella parte in maniera totale, era bellissimo vederlo all'opera. Ha un modo di giocare, una cattiveria ed un senso della posizione che in vita mia non avevo mai visto. È stato una sorpresa per me e per tutto il calcio italiano, soprattutto per quelle che erano le sue condizioni quando è arrivato”.
Guido Della Rovere e i problemi del calcio italiano
L'ultima annata tra i professionisti prima della parentesi in Polonia risale alla stagione 2023/24. Tuia si accasa alla Cremonese e condivide lo spogliatoio con Guido Della Rovere, talento italiano che, per trovare maggiore fortuna e spazio, ha dovuto lasciare l'Italia dopo aver ricevuto la proposta del Bayern Monaco: “Guido è un talento puro, oltre che un patrimonio italiano. Per come ci siamo abituati può sembrare un po’ anarchico in mezzo al campo, ma a livello atletico e tecnico era veramente incredibile, aveva una velocità di pensiero pazzesca - racconta Tuia -. Mi dispiace che una società come la Cremonese se lo sia fatto scappare perché quest’anno avrebbe potuto tranquillamente giocare in Serie A”.
Tanti, come Della Rovere, hanno preso la decisione di andare via dall'Italia in giovane età, e l'impressione è che il calcio nostrano ne stia fortemente risentendo: “Il calcio italiano è molto in difficoltà, mi auguro che si trovi in fretta la formula giusta per sistemare le cose perché il talento non è mai mancato. Serve più coraggio e meno pressione sui giovani talenti, se sbagliano non vanno mortificati”.
Il ritorno a casa del "figliol prodigo"
Lo scorso dicembre, dopo una parentesi in Polonia con l'Osijek, Tuia decide, con la famiglia, di tornare nella sua Civita Castellana per indossare di nuovo quella che è stata la prima maglia della sua carriera: "È stata una scelta familiare, i miei bambini iniziano a crescere e hanno bisogno di stabilità, per questo ho deciso di tornare a casa. Le offerte che avevo ricevuto prima della Flaminia non mi convincevano e quindi ho deciso con grande fermezza di tornare in accordo con la mia famiglia - dichiara Tuia -. Quando sono arrivato i ragazzi non stavano esprimendo al meglio le loro potenzialità. Non appena ho iniziato a vivere appieno la squadra mi sono reso conto delle sue capacità e con il tempo abbiamo cambiato passo. La classifica rispecchia quello che stiamo facendo, è un terzo posto meritato e siamo tutti entusiasti di quanto fatto. La società non aveva mai raggiunto queste posizioni di classifica a questo punto del campionato e ci auguriamo di poterle mantenere fino a fine stagione”.
Nella vittoria di giovedì scorso contro la Palmese, Tuia ha siglato la sua prima rete in rossoblù, ritrovando la via del gol dopo diversi anni: “Era un bel po’ che non segnavo, è stato bello. Era una partita molto delicata con un clima rovente ma siamo stati bravi a portare a casa i tre punti”.
Il futuro
Ora che le primavere sono trentacinque, il difensore proietta la mente verso il futuro. Le idee riguardanti gli ultimi anni di calcio giocato, però, sembrano abbastanza chiare: “Ho un altro anno di contratto alla Flaminia, vedremo come starò ma credo che chiuderò qui la mia carriera. Non so quanto ancora potrò giocare ma finché starò bene rimarrò qui”.
“Non so ancora quali siano i miei obiettivi futuri a livello lavorativo, non mi vedo ancora un ruolo addosso - conclude Alessandro Tuia -. Prenderò sicuramente il patentino da allenatore e poi, studiando, valuterò quale sarà la strada più adatta per me".
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