Il 2-0 del Pavia sul campo della Vogherese non è solo uno scontro diretto vinto. È una vittoria pesante perché arriva in una stagione complicata, che ora può prendere una direzione diversa. All’andata era finita 0-0, una gara bloccata che raccontava bene i limiti offensivi del Pavia di quel momento. Oggi la classifica dice 14° posto con 31 punti in 29 partite, un piazzamento che è il risultato di una rincorsa lunga mesi.

Il Pavia ha costruito il suo campionato con 7 vittorie, 10 pareggi e 12 sconfitte; 30 i gol fatti e 41 quelli subiti. Sono numeri che spiegano bene l’annata, una squadra spesso dentro le partite, ma con poca capacità di indirizzarle davvero. Il dato dei 10 pareggi è quello che fotografa meglio la stagione. Tante sfide in equilibrio, pochi episodi sfruttati e poca cattiveria nei momenti decisivi. Non è una squadra che è crollata, ma un gruppo rimasto sempre a metà strada. Per mesi la classifica è stata la stessa: margine minimo, pressione costante e l'impossibilità di staccarsi dalla zona pericolosa.

Il lavoro di Filippini e il cambio di passo

Dentro questo percorso c’è il lavoro dell'allenatore Antonio Filippini, che ha gestito una situazione tutt’altro che semplice. La squadra ha dovuto affrontare momenti difficili e una classifica che non ha dato respiro. Il problema principale, soprattutto all'inizio, era chiaro: il Pavia teneva le partite aperte ma non riusciva a chiuderle. Filippini ha lavorato su questo: nelle ultime settimane si è vista una squadra più corta, con distanze ridotte e più attenzione sulle seconde palle.

La squadra gialloblù non è diventata improvvisamente dominante, ma è diventata più concreta. E in zona salvezza questo aspetto cambia tutto. Il dato offensivo resta un punto chiave. La squadra ha una media di un gol a partita e non ha avuto un vero trascinatore. I migliori marcatori sono Vincenzo Alfiero e Claudio Poesio, entrambi a quota 5 reti. È il segno di una stagione con gol distribuiti, dove però nessuno è riuscito a fare la differenza da solo. Questo spiega perché il Pavia raramente ha chiuso le gare in anticipo, restando in bilico fino alla fine e rischiando di perdere punti anche quando la prestazione c’era.

Ora la prova del nove si chiama Leon

Il successo contro la Vogherese cambia il momento del club. Non solo per i tre punti nello scontro diretto, ma per la solidità mostrata. I gol di Monza e Quaggio sono arrivati nei momenti giusti, ma è stata la gestione a fare la differenza: partita controllata e pochi rischi. La Vogherese è ultima e già retrocessa, il che rendeva la sfida pericolosa, ma il Pavia l'ha affrontata con l'atteggiamento giusto, senza sottovalutarla.

Adesso arriva la Leon ed è un test diverso. Non si parla più di uno scontro diretto, ma di una sfida contro una squadra d'alta classifica, salita fino al quarto posto grazie a risultati importanti. Sarà qui che si capirà il vero livello dei biancazzurri: vincere gli scontri diretti è fondamentale, ma la svolta arriva quando si fanno punti contro chi sta sopra.Il senso del momento è questo. Il Pavia ha passato mesi a galleggiare, senza affondare ma senza uscire dal fango. I numeri parlano chiaro, ma adesso sembra essersi acceso qualcosa, più nel modo di stare in campo che nelle statistiche generali. E nel finale di stagione è proprio questo che decide tutto.

Sezione: Girone B / Data: Mar 31 marzo 2026 alle 14:13
Autore: Mariapaola Trombetta
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