Trent’anni di carriera alle spalle e un’esperienza, l’ultima, quella che sta vivendo, presa al volo come un treno in partenza dai binari. La volontà di mettersi in gioco ancora dopo una pausa, con determinazione, ma soprattutto con l'ambizione insita nel suo carattere. La voglia di portare a casa obiettivi che a volte non sono solo vittorie, ma valgono come tali, che vengano ricordate e per le quali la gente ti sia grata. E poi un occhio sui giovani, sul talento che in Serie D c’è e va coltivato. L'attenzione di un uomo di calcio su quel pallone che il talento, spesso, fa fatica a crescerlo e a riconoscerlo. Francesco Buglio ci ha fatto immergere nel suo calcio e nel suo Asti, passando per le sue esperienze passate e arrivando fino alle ambizioni per il futuro. Una carriera fatta di passione e grinta che oggi è chiamato a riportare sotto i riflettori i colori biancorossi.
“Il mio arrivo ad Asti è stato pieno di entusiasmo" ci racconta Buglio, parlando della sua esperienza in corso. Parole di speranza e voglia di fare: quelle di chi ha accolto questa esperienza come una missione e che oggi, dopo una salvezza raggiunta sullo scadere della sfida playout, è pronto a gustarsi sempre più i frutti del suo lavoro. “Il percorso che abbiamo iniziato è stato difficile, a tratti anche problematico. Ci sono voluti mesi per trovare le soluzioni ottimali verso la salvezza. Un risultato, arrivato a 10 minuti dalla fine della partita più importante, che per me è nella lista dei campionati vinti. Tutto è stato merito dell’intera dirigenza e del gruppo: non hanno mai mollato e ci hanno creduto fino all’ultimo. Sento che intorno a me si è creata tanta fiducia, entusiasmo e affetto. Non solo all’interno del club ma anche da parte della città e dei tifosi: questa gratificazione mi ha poi accompagnato verso la decisione di continuare insieme”.
Un risultato che lascia il segno in campo, con l’Asti che arriva a quota sei partecipazioni consecutive in Serie D, ma soprattutto nell’animo. Nello spirito di chi c’era, e vuole continuare a battagliare con quei colori addosso, e di chi è arrivato e respira da poco quest’aria di entusiasmo. Sensazioni che rimangono e si incastrano alla maglia, facendola pesare un po’ di più, ma portando allo stesso tempo responsabilità ed esperienza. “In me di questa salvezza resta tanto: le cose sofferte sono quelle che ti rimangono più impresse. In questo percorso ho conosciuto delle persone importanti, il mio staff, che mi hanno aiutato e con i quali ho condiviso queste emozioni. Devo ringraziare il ds Isoldi e Ivo Anselmo, che già conoscevo dai tempi dell’Alessandria. Tutte persone con cui mi confronto e condivido tanto. Dopo la salvezza abbiamo deciso di continuare insieme e di ripartire dallo zoccolo duro di maggior esperienza. Insieme a loro un ruolo importante lo giocano anche i giovani: il nostro obiettivo è quello di costruire un vero e proprio programma rivolto ai giovani. Un programma e non un progetto: nel calcio di oggi nei progetti non ci credo più”.
Non solo dirigenti ma anche giocatori. Una parte della squadra è stata confermata, tanti altri ragazzi sono arrivati dal mercato: una rosa competitiva e completa per confermare lo spirito e le idee di gioco. Sui giovani più di un semplice spunto: un lavoro concreto per garantire all’Asti un presente e un futuro di crescita e prospettiva, proprio a partire da quei ragazzi che Buglio sta crescendo sotto gli occhi di tutti. "All'inizio di questa stagione abbiamo dovuto salutare alcuni ragazzi per la questione under, ma questo ci ha permesso di promuovere diversi giocatori dalla Juniores. Ci vuole tempo, pazienza e magari non tutti sono pronti, ma alcuni si sono già guadagnati il posto da titolare, penso soprattutto a Mana. Abbiamo tanti 2008 e 2009 che fanno parte della rosa e che in questo momento sono già al livello giusto per questa squadra. Io con loro non sono rigido, ma pretendo tantissimo. La passione per il mio lavoro, ma anche per l’insegnamento e l’educazione, mi fanno essere un genitore sportivo, ma so essere anche molto duro. Il rispetto non deve mai mancare, l’educazione non deve mai mancare, la cultura al lavoro non deve mai mancare. Tanti dei nostri ragazzi in questo momento sono seguiti anche da squadre professionistiche: permettere anche a uno solo di loro di mettersi in mostra e fare il salto sarebbe un bel biglietto da visita per tutti i giovani di questo territorio”.
La grinta e la voglia di restare con i piedi per terra, Buglio: "Mai spegnere la luce"
Programmi e personalità, al di là dei risultati. Francesco Buglio non si nasconde e mette in luce punti di forza e debolezze della sua squadra, con un occhio sempre puntato verso gli obiettivi prefissati, non solo per il presente ma anche in ottica futura. “Le prime partite sono andate molto bene, poi abbiamo avuto un calo che ci può stare. Le partite in casa però non vanno perse e ogni sconfitta che può arrivare deve permetterci sempre di uscire dal campo con dignità, dando sempre tutto con rispetto verso la società e i tifosi. Spegnere la luce, come ci è capitato, non va bene: si può perdere, vincere o pareggiare, ma sempre con rispetto”.
“Il nostro primo obiettivo è ovviamente rimanere in questa categoria” ha continuato l’allenatore biancorosso. “Divertirci in campo, cercando di fare ogni giorno meglio di quello precedente. L'anima di tutto però rimangono i giovani: la volontà di metterli al centro del programma e di dar loro la possibilità di giocare e crescere: questo è uno dei miei obiettivi" ha aggiunto poi l'allenatore.
L'esperienza di chi ha vissuto panchine importanti: i ricordi di una carriera lunga trent'anni
Da Livorno e Ferrara, passando per Rimini, Casale e Alessandria, ma non solo. Francesco Buglio dagli anni Novanta ad oggi si è seduto su panchine importanti. Ambienti caldi e stadi intransigenti: esperienze che arricchiscono e che permettono a un allenatore di trasmettere a un gruppo quel qualcosa in più capace di restare. "Allenare piazze del genere è tutta un'altra storia. Per me il calcio si respira lì: lì dove si sente la pressione, con tanti tifosi e giornalisti che ti fanno sentire la responsabilità. Piazze così ti fanno maturare, crescere e conoscere. Vieni a contatto con stadi e giocatori importanti. Sono grato a tutte le società con le quali ho lavorato, ma anche ai ragazzi che ho allenato. Io sono uno che vuole sempre crescere, non mi fermo mai ma, senza di loro, non sarebbe stato possibile. Se oggi sono ancora qui, è sicuramente perchè non ho mai mollato ma, soprattutto perchè voglio trasmettere ancora questa mia passione ai miei giocatori. Non tutti sono bravi ad assorbire e ascoltare, ma io cerco sempre di confrontarmi, nonostante la mia testardaggine. Sono ambizioso e continuerò a esserlo".
Con un filo di commozione nella voce e l'emozione dei ricordi negli occhi. Una carriera fatta di carattere e di occasioni, di risultati che restano dentro e che accompagnano verso quello che sarà. "Tra le esperienze che ricordo con più emozione sicuramente c'è Casale. Anche allenare la squadra della mia città, a Viareggio è stato incredibile. Poi Agliana, dove ho lavorato due anni con Massimiliano Allegri prima che partisse anche lui a fare l'allenatore, Pavia e ancora San Marino, dove mi sono sentito a casa, proprio come sta succedendo ad Asti. Mi sono innamorato di Asti. Dopo la salvezza mi hanno riempito di affetto: c'è stata proprio una mania, ma solo dopo i playout. Prima di questo risultato nessuno ci credeva, l'ambiente era freddo ma siamo riusciti a farlo esplodere. Dobbiamo cercare di continuare così anche per portare più gente allo stadio, stiamo puntando su tanti ragazzi del posto e questo deve far risvegliare la città".
Buglio: "I giovani devono essere ambiziosi, ma il sistema calcio non funziona"
Se si chiede a Francesco Buglio qual è il consiglio che si sente di dare ai suoi giocatori, dopo tanti anni tra campo e panchina, l'allenatore non ha dubbi. "Il consiglio che mi sento di dare ai miei ragazzi è quello di essere ambiziosi. Se non lo sei puoi venire due ore al campo, ad allenarti anche bene, ma se non hai ambizione o non sei motivato, ti fermi. Questa è una categoria che ti da visibilità. Siamo in un territorio ricco di squadre importanti e di osservatori: crescere in una squadra come la nostra, senza la pressione di vincere addosso, dà a questi ragazzi possibilità importanti. Asti da questo punto di vista è un paradiso. Lo capisco ancora meglio dopo aver allenato in piazze importanti, dove il peso di una sconfitta di sente molto di più e nessun errore ti viene perdonato".
La Serie D come trampolino di lancio. Buglio non nasconde luci e ombre di questa categoria che conosce bene, mettendo sotto la lente d'ingrandimento anche il rapporto con la crescita dei calciatori e con le problematiche del nostro calcio, spesso legate anche alle categorie minori e ai settori giovanili. "Il tema dei giovani mi sta molto a cuore perchè crescono in un ambiente che da tempo ormai non funziona più. I talenti ci sono e sono tantissimi ma, se gli allenatori dei settori giovanili non si dedicano e non lavorano con il fine di farli crescere, c'è un grosso problema alla base. Agli allenatori delle giovanili andrebbero fatti contratti a lungo termine facendo diventare il loro unico obiettivo la maturazione dei ragazzi e non l'ambizione personale di crescere di categoria puntando subito ad arrivare in prima squadra. L'obiettivo e l'ambizione devono essere quelle di veder migliorare i giovani ogni giorno ma, questi principi dovrebbero essere federali, non delle singole società. Quello di oggi è un sistema che pesa sia sui giocatori, che sugli allenatori stessi".
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