Dai palcoscenici europei ai campi dell'Eccellenza calabrese. La carriera di Antonino Ragusa è stata un viaggio attraverso tutte le categorie del calcio italiano, con esperienze che non tutti possono dire di aver vissuto. Su tutte, quella con il Sassuolo, con cui ha giocato in Serie A e in Europa League, togliendosi anche la soddisfazione di segnare al San Mames contro l'Athletic Bilbao.
Il suo è stato un percorso fatto anche di scelte non scontate: a 34 anni, la decisione di scendere in Serie D per tornare a vestire la maglia della Reggina. Una scelta di cuore, dopo tanti anni trascorsi tra i professionisti. Oggi, invece, una nuova sfida con l'ADMO Pro Pellaro, nel campionato di Eccellenza calabrese.
Dalle notti europee al ritorno in amaranto, fino alla sua nuova esperienza: Ragusa, partendo proprio da questa nuova avventura, ha ripercorso le tappe più significative della propria carriera nell'intervista rilasciata ai microfoni di SerieD24.com, tra aneddoti, retroscena e scelte che hanno segnato il suo percorso.
L'Eccellenza calabrese e il Pro Pellaro: una storia che nasce da tanti fattori, tra cui la volontà di rimanere a Reggio Calabria e la presenza in squadra dell'allenatore Max Ginobili e di Francesco Salandria, entrambi vecchie conoscenze di Ragusa ai tempi della Reggina: "Sicuramente un mix di tutte queste cose mi ha convinto a intraprendere questa nuova esperienza. In più ho avuto modo di conoscere i presidenti, di rapportarmi con loro prima della firma, mi hanno illustrato il loro progetto e la loro voglia di fare calcio perbene. Quindi l'unione di tutte queste componenti ha fatto sì che io potessi venire alla Pro Pellaro".
La squadra reggina, alla vigilia di questo campionato, era una delle grandi favorite per la vittoria finale, ma, dopo sei giornate, si trova al terzo posto a cinque punti dalla vetta, un distacco che l'ex Sassuolo è convinto di poter colmare, grazie a una squadra che naviga unita verso lo stesso obiettivo: "Io sono arrivato in un gruppo molto predisposto al lavoro, fatto di bravi ragazzi, bravi giocatori, molto determinati e molto attenti su quelle che sono le indicazioni dell'allenatore. È stata veramente una piacevole sorpresa questa. La situazione in classifica ci dice che, in questo momento, bisogna andare più forte degli altri per recuperare lo svantaggio, ma sanno tutti qual è l'obiettivo principale. Nessuno ha fini secondari per far sì che non si concretizzi. Il mio apporto alla squadra sicuramente può essere utile sotto l'aspetto dell'esperienza, perché sono uno dei più grandi e mi metto a disposizione dei più giovani per aiutarli".
Dopo l'annata in Serie B con la Reggina nel 2011/2012, Ragusa, nel 2024, è tornato a Reggio Calabria per amore di una piazza a cui era rimasto legato dopo la prima avventura. Nelle ultime due stagioni, l'ex Verona e compagni non sono riusciti a vincere la Serie D, unico rammarico di un'esperienza indimenticabile: "Il mio ritorno alla Reggina è sicuramente stato una scelta di cuore. È normale, avevamo un obiettivo importante da raggiungere, ma, purtroppo, non ce l'abbiamo fatta. Forse l'unico rimpianto ovviamente è quello. Poi abbiamo sempre dato tutto per la Reggina, sia dentro che fuori dal campo. Abbiamo dato il 200% perché comunque eravamo un gruppo di giocatori forti, sì, ma comunque anche molta gente che ha giocato in categorie importanti. Quindi abbiamo messo tutta la nostra esperienza e tutta la nostra conoscenza del calcio per far sì che si concretizzasse questo. Purtroppo non ci siamo riusciti, ma la cosa bella che mi è rimasta è sicuramente il legame con la tifoseria e l'affetto che tuttora mi dimostrano".
Gli amaranto, quest'anno, sono partiti forte e, dopo otto giornate, guidano la classifica del girone I, ma l'attaccante classe '90 sa che la sua ex squadra non può permettersi di dare nulla per scontato: "La squadra sicuramente è stata costruita per vincere il campionato, questo è innegabile. Stanno facendo bene, sono primi in classifica, però, conoscendo il girone I, posso dire che non bisogna mai abbassare la guardia perché non è un girone facile. Ci sono campi dove è complicato giocare, quindi bisognerà rimanere concentrati fino a fine campionato per raggiungere l'obiettivo".
Una carriera ad alti livelli e l'età che avanza, ma al tempo stesso la voglia di calcare ancora un campo da calcio: "Sicuramente quando sei davanti a progetti ambiziosi è facile trovare gli stimoli giusti. Andare a giocare per passarsi il tempo e togliere spazio a qualcun altro non ha senso, però andare ad aiutare e mettersi a disposizione per una squadra che ha obiettivi importanti è bello".
Giocare a certi livelli permette di avere a che fare con allenatori importanti e, con un tuffo nel passato, Ragusa ha evidenziato quali sono stati quelli che, secondo lui, gli hanno lasciato qualcosa più di altri: "Io non ho soltanto un allenatore che mi ha fatto crescere, ne ho avuti tanti, però quelli che hanno inciso maggiormente sulla mia carriera e sulla mia crescita sicuramente sono Pasquale Marino, Eusebio Di Francesco e Vincenzo Italiano".
Come detto in apertura, l'ex Sassuolo può vantare un gol in Europa League, un momento che il nuovo giocatore della Pro Pellaro ha descritto così: "Quello è stato il punto più alto della mia carriera. È stata un'esperienza incredibile, emozionante. Ho vissuto delle cose incredibili: giocare nei campi d'Europa è stata un'emozione fortissima, che porterò sempre dentro di me e credo di essere stato molto fortunato a riuscire a vivere una cosa del genere".
A 36 anni e con il ritiro sullo sfondo, l'ex Reggina ha fatto un'analisi matura su quello che è stato il suo percorso nel calcio giocato: "Io sono molto soddisfatto della mia carriera. È normale che forse sotto l'aspetto realizzativo avrei potuto fare qualche gol in più essendo un attaccante esterno, però mi sono sempre messo a disposizione delle squadre con cui giocavo e il mio obiettivo principale non è mai stato segnare, ma essere un giocatore fondamentale per la squadra. Quello sicuramente sì. Per questo non avrò nessun rimpianto della mia carriera, anzi sono molto grato di quello che è stato il mio percorso calcistico".
Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Ragusa ha già le idee chiare per il proprio futuro, sempre all'interno del mondo del calcio: "Sono già abilitato come direttore sportivo e il 27 ho l'esame per il patentino allenatore UEFA B. Questi ruoli mi piacciono entrambi, però rimanere sul campo da gioco per allenare è una cosa che mi affascina molto. Vedremo cosa riserverà il futuro".
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