Nonostante il calcio abbia ormai intrapreso da anni una traiettoria meno romantica, sempre più influenzata dall’inarrestabile crescita della sua popolarità e dalla diffusione globale a ogni livello, riesce ancora a regalare storie capaci di richiamarne l’essenza più autentica. Per trovarle, però, difficilmente bisogna cercare tra le luci della Champions League o nei grandi campionati europei come la Premier League o la Serie A: è necessario scendere di un gradino, lì dove il calcio ritrova la sua dimensione più pura. È nel mondo dei dilettanti, infatti, che si custodisce l’anima del gioco, come dimostra la storia di Antonio Conte.

L’omonimo dell’attuale allenatore del Napoli è infatti una delle tante bandiere che popolano il calcio dilettantistico. A 40 anni, compiuti da pochi giorni, il classe 1986 veste da sempre la maglia dell’ASD Sesto Campano Calcio, formazione che partecipa al campionato di Eccellenza molisana. Capitano e punto di riferimento assoluto dello spogliatoio, dopo vent’anni trascorsi con gli stessi colori è diventato una vera e propria leggenda del club, raggiungendo il traguardo delle 700 presenze. Prima della gara contro il CNC Sporting, il centrocampista biancorosso è stato infatti premiato con una targa, alla presenza del sindaco di Sesto Campano Eustachio Macari e del dirigente Giampiero Coia, in riconoscimento della sua lunga e ininterrotta militanza nel club.

UN SIMBOLO - Pilastro indiscusso, Conte ha attraversato due decenni di calcio sestolese, ed è diventato il simbolo di una comunità di poco più di duemila abitanti, nel comune di Sesto Campano, in provincia di Isernia. Centrocampista tecnico e dotato di grande visione di gioco, è stato spesso impiegato anche come terzino, mettendo sempre le sue qualità al servizio della squadra e imponendosi come guida in campo e fuori, esempio raro di fedeltà sportiva.

Un legame lungo vent’anni, che continua ancora oggi, ma soprattutto un rapporto profondo e viscerale che va oltre il calcio. Non è un caso che la fondazione del Sesto Campano Calcio risalga proprio alla metà degli anni Ottanta, negli stessi anni in cui nasceva il suo storico capitano. Un intreccio quasi scritto nel destino, per un giocatore che ha vissuto e accompagnato metà della storia del club.

In fondo, è proprio questa l’essenza più pura del calcio: il divertimento, la simbiosi totale con i colori che si indossano, il senso di appartenenza e la capacità di rappresentare una comunità, che sia di duemila persone o di due milioni. Antonio Conte, in questo, incarna pienamente lo spirito del gioco.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 26 aprile 2026 alle 09:17
Autore: Vincenzo Antonazzo
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