Delle volte la vita misura la tua forza e la tua resilienza mettendoti davanti ad avversari su cui non sempre puoi avere la meglio. Ne sa qualcosa Marco Cantavenera, calciatore siciliano di ventisei anni che negli scorsi mesi ha affrontato la sfida più difficile: la lotta contro un tumore al testicolo. Dopo aver vinto la battaglia, il classe 2000 è ripartito dalla sua passione più grande, riallacciando gli scarpini e tornando in campo.

Ai nostri microfoni, il centrocampista licatese ci ha raccontato il lungo calvario che ha dovuto affrontare, partendo dalla scoperta del tumore e arrivando alla fine del percorso di chemioterapia, che ha successivamente portato il giocatore a tornare in palestra ad allenarsi prima di rientrare in campo e di rimettersi in gioco con il Serradifalco, club di Promozione siciliana.

Proprio con la maglia della formazione isolana - con cui aveva già giocato per diverse stagioni -, Marco ha esordito domenica in campionato entrando nell'ultimo quarto d'ora e bagnando il proprio ritorno in campo con un gol. Non appena la palla si è insaccata in rete, l'emozione è stata troppo forte per essere frenata: "Quello di domenica scorsa è stato uno dei miei gol più importanti, mi ha tolto un peso enorme se ripenso a questi mesi difficili per via del tumore e della chemioterapia - racconta Cantavenera alla nostra redazione -. È stato molto gratificante a livello personale, ho provato un'emozione pazzesca perché in quegli attimi ho ripercorso, in un secondo, gli otto mesi che ho trascorso". 

Facciamo adesso un passo indietro e ripercorriamo, insieme allo stesso Cantavenera, le tappe più significative della sua ultima annata e, più nello specifico, del suo calvario che lo ha portato a sconfiggere un tumore.

L'INIZIO DELLA BATTAGLIA - È bastata una breve pausa dal campionato per cambiare radicalmente la vita di Cantavenera, che ci ha raccontato come ha saputo della malattia: "Ho scoperto di avere il tumore durante la scorsa stagione. Stavamo giocando e, durante le due settimane di pausa, io e la mia fidanzata siamo andati fuori per due fine settimana. Nel secondo, appena tornati, avverto un forte dolore alla schiena. Il dottore mi diagnostica le coliche renali, perché con l'ecografia vede che avevo il canaletto un po' dilatato. Io, per caso, gli chiedo se può controllarmi il testicolo, perché da qualche anno avevo questa pallina. Mi controlla e inizia a chiamare la sala operatoria, gli infermieri. Siccome sono una persona che scherza sempre su tutto, gli dico: 'Che c'è, ho il tumore?' Mi risponde: 'Guarda, non me la sento di dirti sì o no, però hai una massa importante che bisognerebbe rimuovere velocemente'".

L'operazione va a buon fine ma la diagnosi rivela ciò che Marco e i dottori temevano: "Sfortunatamente era un tumore maligno misto, composto da tre tipi di tumori. Era quello più resistente alla chemio e che si espande più velocemente. Però sono stato fortunato, parlando con l'oncologo mi ha detto che se l'avessi scoperto con qualche mese di ritardo oggi non sarei qui a raccontare la mia storia".

Per affrontare la sfida contro il tumore, si decide di iniziare un percorso di chemioterapia a partire dal mese di aprile: "Faccio tre cicli di chemio e circa quattro mesi di sacrifici. Non so spiegare cosa si prova a fare la chemio, è veramente difficile. La mia è stata molto pesante, ero presente ma al contempo assente. Ho anche visto il mio corpo cambiare significativamente per via del veleno e del cortisone". 

L'affetto e l'amore dei familiari, degli amici e soprattutto della ragazza di Marco lo aiutano ad affrontare il lungo calvario: "Io dico sempre che sono stato fortunato, perché al mio fianco ho avuto persone positive, molto positive. Non mi hanno mai trattato come un malato, mi hanno dato tanto amore e mi hanno fatto sentire la loro vicinanza. La mia fidanzata non mi ha mai lasciato un minuto. Lei ha accantonato la sua vita per stare a letto con me. Ci conoscevamo da pochi mesi e io le avevo detto: 'Guarda, è un periodo un po' particolare, è giusto che ci lasciamo'. Invece ha preso in mano questa situazione e l'ha affrontata con me fino alla fine".

IL CALCIO COME MEDICINA - Il pensiero costante di Marco per tutta la fase di riabilitazione, però, è solo uno: tornare a giocare a calcio. Motivo per cui, non appena ne ha avuto l'occasione, non ha avuto dubbi su cosa fare nei momenti di pace e di tranquillità: "Tra un ciclo e l'altro avevo il pensiero fisso di riprendere ad allenarmi, piano piano. Cercavo di andare contro me stesso, contro la stanchezza. Volevo farmi una camminata, una corsetta, trovare qualcosa per muovermi, anche se è stato difficile. Alla fine ce l'ho fatta. È dura stare a casa, specialmente per una persona come me che è abituata ad allenarsi costantemente. Mi hanno aiutato molto le persone di cui mi sono circondato, i miei amici mi portavano la granita, la crostata, i bigliettini. Dai messaggi e dalle piccole cose prendi la forza. Impari ad apprezzare le piccole cose, i piccoli messaggi, i pensierini. Io avevo tanto e magari non lo apprezzavo. Impari ad apprezzare anche le sciocchezze, come stare in gruppo con i tuoi amici. Impari ad apprezzare anche un semplice pranzo, una semplice cena con i tuoi genitori, con i tuoi amici, perché per via della chemio non puoi mangiare determinate cose".

A farsi avanti e convincere il centrocampista a tornare in azione è stato il Serradifalco, club di Promozione siciliana in cui Marco ha giocato per diversi anni e con cui persiste da tempo un forte legame affettivo: "Finita la chemio ho iniziato a rimettermi in condizione. Ho avuto la fortuna di avere tanti amici a Serradifalco, e nonostante altre offerte ho deciso di andare là perché secondo me è la piazza giusta dove ricominciare, il posto giusto, dove ci sono le persone giuste, un bel gruppo, belle persone. Mi hanno fatto sentire sin dal primo giorno come se non me ne fossi mai andato, e questo per me è stato molto importante. Sono grato al club per l'opportunità, non era scontato e so che anche per loro non è facile mettersi in squadra una persona reduce da un calvario simile. Attualmente non mi sento ancora in condizione ma sto cercando di arrivare al passo degli altri facendo anche alcune doppie sedute con l'aiuto del preparatore del club".

"Una volta che passi la parte più dura, è normale che il tuo pensiero sia quello di tornare a giocare. Il calcio è divertimento, è allegria, è una delle cose che mi rende più fiero e felice, e quindi è stato il mio primo pensiero - prosegue -. La prima domanda che ho fatto a tutti i dottori che mi hanno visitato è stata: 'Posso giocare? Posso andare in palestra?' Mi prendono pure per stupido, ma a me non interessa: alla fine è una cosa che mi rende felice, mi rende vivo. Il calcio mi ha salvato, perché mi ha dato un motivo in più per andare avanti, per alzarmi la mattina, per muovermi e cercare di farmi una corsetta anche quando non ne avevo voglia".

IL CORAGGIO DI RIPARTIRE - L'amore per il calcio è troppo grande per Marco per essere accantonato. Quel pallone di cuoio lo ha accompagnato per una grandissima parte della sua vita e l'occasione di ritornare a correre sul prato verde era troppo ghiotta per non essere colta, con la consapevolezza dei rischi che comporta quotidianamente. Il calcio ha salvato Marco, che adesso è in debito con lui per il resto della sua vita: "Avendo il port dovrei evitare gli sport da contatto, ma la passione è troppo grande per essere messa da parte. Ho deciso di giocare prendendomi le mie responsabilità".

Il tumore è uscito sconfitto dall'uno contro uno con Marco Cantavenera, che adesso si gode il ritorno in campo dopo aver vinto la partita più importante della sua vita contro un male invisibile che per poco non lo ha portato via: "La dedica per questa vittoria è per la mia ragazza, che ha vissuto appieno questo calvario con me. La dedico, però, anche ai miei familiari, ai miei amici e a chiunque mi abbia mostrato vicinanza anche con un messaggio o un pensierino. Mi auguro che la mia storia possa essere da esempio per le persone che stanno affrontando un periodo difficile".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Gio 01 ottobre 2026 alle 17:00
Autore: Giovanni Indovina
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