Da La Spezia a La Spezia. Dal Picco al Picco. Il gol su rigore al 124' del 14 giugno che ha riportato la Fezzanese in Serie D, per Mirko Bruccini, rappresenta una vera e propria chiusura di un cerchio. A fare da teatro è sempre l'impianto spezzino, che a distanza di ventun anni vede nuovamente nei panni del protagonista il "figliol prodigo", che oggi non è più il ragazzino che, nel 2005, faceva il suo esordio con lo Spezia.
Un rigore del genere non è per tutti ma pretende affidabilità e grande, grandissimo cuore. Per Bruccini, che è sempre stato abituato a momenti come questo, non rappresenta un problema: “Ho provato emozioni fortissime. Undici metri ci separavano dalla promozione o da un’altra lotteria di rigori - dichiara ai nostri microfoni -. Quando l’arbitro ha fischiato ho percepito la grande responsabilità di avere sulle spalle un'intera stagione".
“Conquistare un campionato con una squadra della mia zona è sempre bello per un ragazzo cresciuto nello Spezia - prosegue -. Vincere a casa ha un sapore diverso e ti lascia emozioni che ti porterai dentro per sempre".
LE PRIME VOLTE TRA I GRANDI IN BIANCONERO - Nella sua La Spezia, Bruccini ha fatto tutta la trafila del settore giovanile per poi esordire tra i grandi in Serie C1 e disputare tre stagioni in bianconero: “Ai tempi il calcio era diverso, i giovani facevano fatica a emergere. Ho avuto grande costanza. In tre anni ho collezionato tredici presenze tra campionato e Coppa Italia, competizione che abbiamo anche conquistato".
L'avventura in bianconero, poi, è culminata con l'esordio in Serie B in occasione di Modena-Spezia: “Fu una stagione un po’ particolare. Avevo chiesto di andare a giocare fuori. Sapevo che in B avrei avuto poco spazio ma hanno deciso di tenermi e ho fatto un anno alternando partite in tribuna e altre in panchina. Quella stagione, in ogni caso, si è rivelata molto importante per la crescita".
LA GAVETTA PRIMA DEL RITORNO IN B - Lasciata alle spalle la lunga avventura in bianconero, Bruccini ha iniziato a girare per l'Italia, acquisendo esperienza e consapevolezza dei propri mezzi: "La mia forza di volontà e la costanza negli allenamenti mi hanno dato la possibilità di credere in me stesso per un futuro migliore - ricorda -. Ho iniziato a girare, a giocare con continuità e disputare campionati importanti, e quello mi ha aiutato tanto”.
A distanza di undici anni dall'esordio, Bruccini ha riassaporato il mondo della Serie B nel 2018, all'età di 32 anni. Un nuovo traguardo che corona una lunga gavetta tra C1 e C2 e che premia la pazienza e la perseveranza del centrocampista ligure, che non ha mai smesso di crederci: “Penso che quello di arrivare più in alto possibile sia il sogno di ogni calciatore che ama questo sport. Bisogna sempre lavorare con costanza e con la mentalità giusta, perché se inizi a mollare alle prime difficoltà la strada diventa in salita. Continuare ad allenarti al massimo ti può portare a fare tanto e a sperare in occasioni importanti, come accaduto a me".
IL RITORNO A CASA - Nel 2023 si presenta l'opportunità di riavvicinarsi a casa e disputare un campionato di Serie D, il secondo consecutivo dopo quello a Franciacorta. La Fezzanese si fa nuovamente avanti e Bruccini cede alle avances dei verdi: “Non che fisicamente non ne avessi più, ma con l’avanzare degli anni ho deciso, anche con la famiglia, di avvicinarmi a casa. Con il presidente c’è sempre stato un buon rapporto. Anche quando ero a Cosenza ci sentivamo e mi proponeva ogni anno di andare da loro (ride, ndr)".
"Abbiamo chiuso la prima stagione a ridosso dei play-off di Serie D. L’anno scorso le cose non hanno preso la piega che ci aspettavamo ma quest’anno siamo subito riusciti nell'intento di tornare in D. Penso che sia un giusto merito, sia per noi giocatori che per la società per tutto ciò che è accaduto - racconta Bruccini -. La dedica è sicuramente per la mia famiglia e per i miei bambini. Non è scontato dirlo ma anche loro fanno sacrifici. Quando si va in trasferta stanno giorni da soli e non è facile, ma diciamo che anche loro sono contenti di quello che sto facendo e va bene così”.
IL FUTURO - Secondo Bruccini, la chiave per trovare la motivazione per continuare a giocare è principalmente mentale: “Gli stimoli uno se li crea. Se a uno piace il calcio e continua a divertirsi anche a questa età, è giusto che vada avanti senza problemi. Un giocatore che ha tanta esperienza sa quando arriva il momento, lo sente sia a livello fisico che a livello mentale. Fortunatamente non è il mio caso. Mi diverto ancora a correre sul campo verde, stare in gruppo e a contatto con i ragazzi mi fa stare bene”.
Ora che le primavere sono quaranta, il centrocampista proietta la mente verso il futuro. Le idee legate agli ultimi anni di calcio giocato, però, sembrano abbastanza chiare: “Il mio obiettivo è quello di continuare a giocare. Mi sento bene, fisicamente e mentalmente, e mi diverto ancora. È normale, poi, che a qualcosa devo anche pensare per il dopo. A tal proposito, sto portando avanti un’accademia privata in modo tale da rimanere in campo e, allo stesso tempo, divertirmi con i giovani”.
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