Con un lungo messaggio pubblicato sulle pagine social e sui canali ufficiali del Ragusa, il consulente sportivo Aniello Martone comunica il suo addio al club azzurro due anni dopo il suo arrivo. Attraverso la nota, l'ex direttore sportivo della Casertana si è tolto più di qualche sassolino dalla scarpa.
“Nonostante queste prime giornate storte, al di là dei risultati di questo inizio stagione e rispetto allo scorso anno, c'era ancora tutto il tempo e la possibilità di lottare e risalire. Non sono i risultati il vero problema. Anzi, proprio sui risultati sportivi va detto con chiarezza: il consulente negli ultimi due anni qui a Ragusa ha creato due miracoli - dichiara tramite i canali del club -. Non ultimo quello di tre mesi fa, contro il blasonato Messina, dove siamo passati per eroi in tutta Italia. E dopo appena tre mesi, quest’anno alla seconda giornata di campionato, sono già iniziate le critiche e contestazioni, manco dovessimo vincere il campionato. Per me l'incoerenza è il male di una tifoseria (in parte, perché c’è anche chi ne capisce). Bisogna essere coerenti e non dopo due mesi già buttare fuoco su una squadra che vi ha dato le migliori gioie e soddisfazioni lottando e sudando sempre la maglia. Non sopporto l'incoerenza e iniziare già dopo due giornate a contestare è stato il male di questa stagione".
"Tra l'altro il consulente lascia la squadra con le stesse partite e gli stessi punti dell'anno scorso. Adesso vediamo chi è bravo a fare il miracolo come l'ha fatto il consulente l'anno scorso e due anni fa. Perché basta chiacchiere, ci vogliono i fatti. Come per 2 anni li ho fatti io - continua -. Adesso vediamo chi sarà questo mago come lo è stato il consulente. Quando nessuno di tutti voi ci credeva, io mi sono sbracciato la camicia e insieme alla mia squadra abbiamo iniziato a lottare da soli, fino a salvarci. Poi per il resto, ho visto molte persone salire sul carro, ma questo fa parte del mondo del calcio, ogni volta che si vince. Ho visto detrattori far finta di festeggiare oppure rosicare per non aver potuto contestare. Mi dispiace per loro".
"QUALCUNO HA VOLUTO LA MORTE CALCISTICA DEL RAGUSA" - Il riferimento di Martone, poi, è alla prima giornata di campionato, che ha visto pareggiare il Ragusa in casa contro il Modica: "Quest'anno era iniziato tutto con i migliori propositi. Alla prima giornata, il derby in casa: proprio il consulente con tutta la società aveva portato 1500 persone allo stadio, con 300 bambini, in un clima di festa bellissimo. Una partita bellissima dopo vent'anni che non si giocava in Serie D, dove meritavamo di vincere sotto gli occhi di tutti e siamo stati beffati solo al 94' quando il Modica ha pareggiato - racconta -. Poi qualcuno ha voluto questa morte calcistica del Ragusa, che sia a livello di tifoseria o a livello di altre situazioni, i fatti li sappiamo bene noi, e nessuno ha fatto nulla. Avevo fatto portare rispetto alla Ragusa calcistica e tutti iniziavano a temerci come squadra che non mollava mai! Poi il buio, a causa di questi malumori e di queste contestazioni che invece si dovevano trasformare in supporto e starci vicino, perché avevamo dimostrato di potercela fare come due anni fa e l'anno scorso e che ce la potevamo fare anche quest'anno. Perché tutti insieme si poteva. Quindi a ognuno le proprie colpe".
"Ma al di là dei risultati sportivi, come è giusto che sia, è giusto che mi faccia da parte e dia la possibilità ad altri. Così ho fatto sempre nella mia carriera. Ho sempre rassegnato le dimissioni quando sentivo che era il momento. E quel momento è arrivato. La notte porta consiglio e stamattina è arrivata la mia scelta. Domani mattina già lascerò Ragusa - afferma -. A dirla tutta, in queste settimane, a differenza dello scorso anno dove avevo il fuoco dentro e dove avevo unito tutte le mie forze per un'impresa dove, ripeto, nemmeno l'1% degli addetti ai lavori e dei tifosi ci credeva, ero l’unico che lo urlava e così è stato! Ora, devo essere sincero, mi si è spenta la fiammella. Oltre ai risultati sportivi, ci sono stati dei motivi molto personali e soprattutto familiari che richiedono la mia presenza a casa e che in questo momento sono più urgenti".
"Quello che però mi ha ucciso definitivamente, e spento la fiammella dal punto di vista personale, è stata l'ingiustizia che ho dovuto pagare nel derby con il Modica, per colpa di un modicano. È una cosa che non mi passa, non mi andrà mai giù. Lotterò fino alla fine per la verità. Esiste il Dio divino e quella è l’unica legge a cui credo e che non sbaglia mai, ed è uguale per tutti, uomini normali e di potere".
"COSTRETTO AD ABBADONARE, È DIVENTATA UNA CACCIA AL BERSAGLIO" - "Quando in una piazza non si rema tutti dalla stessa parte e non tutti amano davvero questa maglia, diventa impossibile lavorare. E non mi riferisco ai tifosi veri perché chi più e chi meno, le contestazioni giuste, fanno parte di questo meraviglioso sport e bisogna accettarle. E adesso, parlando proprio alla tifoseria, dico: vediamo chi sarà il prossimo, ora che il consulente se n'è andato - prosegue Martone -. Perché dare sempre la colpa agli altri è facile. Se negli ultimi vent'anni qui a Ragusa ci sono stati fallimenti e retrocessioni, vivacchiando sempre tra Promozione ed Eccellenza, non è certo colpa di una sola persona. Può darsi che manchi ancora cultura sportiva e che bisogna crescere come tifoseria e contesto imprenditoriale".
"Ogni tanto serve un bagno di umiltà (come sto facendo io) e capire che il male di noi stessi siamo noi, non sono gli altri. E poi diciamola tutta: questa società sicuramente a qualcuno non è mai andata a genio. Una delle società più durature della storia Ragusa calcio, garantendo 5 anni di serie D consecutivi, senza mai retrocedere o prendere punti di penalità. Gli unici a non mollare, tirando la carretta tra mille difficoltà. Mentre altri pseudo soci, che hanno vinto in passato in eccellenza, al secondo anno di serie D al primo play out, sono scappati e per di più lasciando una montagna di debiti".
"Non abbandono io. Sono costretto. Mi conoscete bene: quando mi metto in testa una cosa lotto fino all’ultimo frammento del mio cuore, ma ora non è più una sfida, è diventata una caccia al bersaglio. Purtroppo non tutti, qui a Ragusa, amano davvero il Ragusa. Ci sono dinamiche interne che non tutti conoscono e che non fanno bene al Ragusa, e che a tempo debito verranno fuori. promesso. Da oggi non sarò più il consulente sportivo, ma resterò per sempre un tifoso azzurro. Il dovere mi chiama - conclude -. Grazie a tutti. Questo è un arrivederci. Forza Ragusa sempre".
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