Ci sono stagioni che regalano soddisfazioni e altre che mettono alla prova ogni certezza. Il percorso di Giovanni Giovanditti alla Pro Patria si è sviluppato proprio tra questi due estremi: la conquista del campionato Primavera 3 e del 58° Trofeo Dante Berretti, da una parte, e un’estate complessa, segnata dalla retrocessione della prima squadra e dai cambiamenti societari, dall’altra.

Due facce della stessa esperienza, in cui ai risultati costruiti con i giovani si sono affiancate le sfide di una ripartenza da affrontare in tempi stretti. Intervistato da SerieD24, il responsabile dell’area tecnica biancoblù ha ripercorso i momenti più significativi di questi mesi, dalle difficoltà estive alle scelte che hanno portato a Busto Arsizio Mauro Zironelli e Walter Sabatini.

La prima grande soddisfazione del suo percorso in biancoblù è arrivata con la Primavera, protagonista di una stagione culminata con la vittoria del campionato e del Trofeo Dante Berretti. Un traguardo costruito nel tempo, attraverso un progetto biennale iniziato con la semifinale playoff e proseguito nel segno della continuità, confermando gran parte del gruppo e inserendo nuovi innesti. L’obiettivo era chiaro: trasformare il lavoro svolto in un’occasione di crescita, fino a conquistare la promozione in Primavera 2. «La vittoria dello scorso anno è partita dall’anno prima. È stato un lavoro di due anni in cui abbiamo messo le basi, raggiungendo la semifinale playoff il primo anno. Nel secondo abbiamo confermato in blocco il gruppo, con qualche innesto, perché ci tenevamo come società a provare a salire in Primavera 2».

Un successo che ha assunto un significato ancora più importante perché arrivato in una stagione difficile per la prima squadra. La gioia per il risultato raggiunto dal settore giovanile si è intrecciata con la delusione per la retrocessione, condizionando inevitabilmente il clima attorno alla società. «È stata una stagione memorabile per il settore giovanile. Vincere addirittura lo scudetto, che credo sia forse la prima volta nella storia della Pro Patria, è stato tanto bello quanto difficile, anche perché è coinciso con la retrocessione della prima squadra. Poi, purtroppo, la retrocessione ha un po’ spazzato via tutto il lavoro, o comunque gran parte del lavoro».

Dalla vittoria del campionato all’estate rovente

Se il campo aveva regalato una gioia, l’estate successiva ha messo alla prova tutto il resto. La retrocessione della prima squadra in Serie D e i profondi cambiamenti societari, dall’uscita di Patrizia Testa al passaggio delle quote fino all’attuale assetto legato a Finnat ed Estrella, hanno aperto una fase delicata, nella quale la priorità è diventata riuscire a garantire un futuro al progetto biancoblù. Giovanditti l’ha vissuta in prima persona, cercando di salvaguardare il gruppo della Primavera campione e di accompagnarlo, per quanto possibile, verso la prima squadra. Un obiettivo professionale, certo, ma anche la volontà di non disperdere quanto costruito nei mesi precedenti. «È stata un’estate di tempesta! Una tempesta nella quale ho avuto modo di vivere tutto in prima persona. Sono riuscito a tenere il blocco della Primavera, che era un po’ anche un mio obiettivo: portare in prima squadra il gruppo che aveva vinto lo scudetto».

Il contesto ha richiesto un lavoro intenso, con la necessità di costruire squadra e staff in tempi ridottissimi. Ogni giornata è diventata una corsa contro il tempo, mentre l’obiettivo principale era riuscire a garantire continuità alla Pro Patria. «È stata una tempesta, uno tsunami quotidiano. Sono stati molto bravi Luca Bassi e Rosanna Zema, oltre Estrella per averci aspettato. L’obiettivo era solo restare in piedi e alla fine ci ha premiato. Abbiamo fatto tutto di corsa, dalla squadra allo staff, lavorando dal 23-24 luglio in poi. È stata un’estate particolare, intensa, difficile ma emozionante allo stesso tempo. Sicuramente memorabile».

Oggi, da responsabile dell’area tecnica della prima squadra, Giovanditti si trova ad affrontare responsabilità ancora maggiori, in un ambiente chiamato a ripartire dopo due retrocessioni consecutive. «Sento molta più responsabilità e molta più pressione, anche per il carico di lavoro. C’è una piazza importante, una proprietà importante e, soprattutto, si viene da due retrocessioni di fila. La responsabilità è molto grande, ed è una cosa che sento tutti i giorni». Il suo incarico non riguarda soltanto la costruzione della rosa, ma comprende anche il coordinamento tra le diverse aree della società. Al suo fianco c’è Raffaele Ferrara, collaboratore che conosce da quindici anni e che ha voluto coinvolgere nel progetto. «Raffaele lo conosco da 15 anni, era già stato alla Pro Patria, quando c’è stata la possibilità di inserirlo sapevo sarebbe stato d’aiuto. Nel calcio, soprattutto oggi, bisogna saper fare squadra e lavorare in team, sempre chiarendo ruoli e responsabilità, valorizzando il gruppo di lavoro».

Le scelte in un’estate complicata e l’allenatore Zironelli

In un’estate così complessa, anche la scelta dell’allenatore ha richiesto attenzione. La decisione è ricaduta su Mauro Zironelli, individuato per la conoscenza della categoria, l’esperienza maturata tra Serie C e D e il lavoro svolto con i giovani. Un altro elemento decisivo è stata la disponibilità mostrata dall’allenatore in un momento di forte incertezza societaria. «Individuare un allenatore con certe caratteristiche al 20/21 luglio in una situazione come la nostra non era semplice. Ogni giorno uscivano notizie secondo cui eravamo più vicini al fallimento che a restare in piedi. C’è stata sin da subito la disponibilità da parte di Zironelli di accettare la nostra proposta in un momento delicato».

Oltre alla conoscenza della categoria, Zironelli poteva contare su un percorso nel settore giovanile di Bassano e Vicenza, un aspetto importante per una società attenta alla valorizzazione dei giovani. Un insieme di caratteristiche che, fin da subito, ha favorito la sintonia con Giovanditti. «La scelta è ricaduta su di lui perché è un allenatore che conosce bene la Serie D, che ha fatto per diversi anni, e ha calcato anche la Serie C in diverse piazze. Pensavo che sarebbe riuscito a gestire la pressione di una piazza come la Pro Patria e che conoscesse bene la categoria. Ha lavorato anche con i giovani, perché è partito facendo il settore giovanile del Bassano e della Vicenza. Quindi toccava questi tre punti che per me erano importanti».

Sabatini e il ritorno a Busto Arsizio

Tra le operazioni più significative c’è anche il ritorno di Walter Sabatini, una scelta fortemente voluta dallo stesso Giovanditti. Il responsabile dell’area tecnica si è mosso personalmente per convincerlo, insistendo anche quando la situazione societaria non era ancora definita. «È stata una mia iniziativa, che l’ha proprietà ha condiviso e avvallato con grande entusiasmo.  Un’iniziativa  un po’ folle, probabilmente per la categoria, soprattutto in un momento di tempesta. Ma il calcio è anche follia e lui rispecchia il calcio in tutti i suoi sentimenti. L’ho chiamato quando ancora la società non era a posto e l’ho tartassato, come tartassava lui i giocatori. Lo chiamavo e andavo a Roma da lui ogni due o tre giorni per convincerlo. Ora è innamorato di questi ragazzi in modo viscerale».

Una trattativa portata avanti con la convinzione che Sabatini potesse rappresentare una risorsa importante non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche per l’ambiente e per la squadra. «Sapevo che poteva dare sicuramente un boost importante alla Pro Patria, alla piazza, a me e alla squadra. Essere riuscito a convincerlo ed averlo con noi era impensabile.  E’ stato un colpo di mercato alla Walter Sabatini». Un’operazione che va oltre il semplice acquisto di un calciatore: è il racconto di una convinzione portata avanti con insistenza, di una telefonata diventata un confronto continuo e della volontà di portare a Busto Arsizio una risorsa considerata fondamentale per il nuovo progetto.

Dalla gioia per i traguardi conquistati con la Primavera a un’estate in cui tutto sembrava dover ripartire da zero, il percorso di Giovanditti racchiude le due anime della sua esperienza biancoblù: la soddisfazione per il lavoro svolto e la responsabilità di affrontare le difficoltà. La Pro Patria ha dovuto ricostruire, compiendo scelte delicate in tempi stretti e cercando, anche nei momenti più incerti, un punto da cui ricominciare. In questo scenario si è inserito il lavoro del responsabile dell’area tecnica, tra uomini da convincere, decisioni da prendere e un progetto da rimettere in piedi. Perché, dopo una lunga estate di tempesta, la sfida non è soltanto tornare a guardare avanti, ma ritrovare una direzione comune. E provare, passo dopo passo, a trasformare le difficoltà di oggi nelle fondamenta della Pro Patria di domani.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mar 20 ottobre 2026 alle 14:00
Autore: Alessia Albani
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