"Altro che mediano, una vita da...Giuliano". Tempi d'oro e meravigliosamente vissuti da Giuliano Giannichedda, ex centrocampista di Udinese, Lazio e Juventus oggi alla guida della Rappresentativa Serie D U18. Classe '74, partito anche lui dai dilettanti per arrivare fino alla vetta più alta per un calciatore, ossia la Nazionale.
Ha affrontato i migliori calciatori del mondo, condiviso lo spogliatoio con i grandi del calcio e ha studiato da maestri del calibro di Fabio Capello. Da diversi anni, Giannichedda ha messo a disposizione la sua grande esperienza per i ragazzi guidando la Rappresentativa Serie D, ossia la nazionale giovanile dei dilettanti. Obiettivo? La Viareggio Cup, con l'esordio nel Girone 4 in programma il 10 marzo contro i nigeriani del Future Pro Soccer: "Vogliamo fare bene e mettere i ragazzi in condizione di far bella figura e farsi notare ancora di più - ha dichiarato Giannichedda a SerieD24.com -. Il campionato è attenzionato, la LND punta alla valorizzazione dei giovani. A gennaio, undici ragazzi delle nostre selezioni sono arrivati fino ai professionisti. Ne abbiamo selezionati 28, però per questioni numeriche sono venuti solamente in 23 al torneo. In questo gruppo ce ne sono diversi che sono meritevoli di grandi palcoscenici ".
Un occhiolino verso il talento, con l'entusiasmo di quel ragazzino che tanti anni fa ha realizzato il suo sogno. Perché Giannichedda è quel tipo di allenatore abituato a lavorare con i giovani e soprattutto a confrontarsi con loro, un aspetto evidenziato anche da Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari che ha dichiarato di aver studiato la "Generazione Z" che comprende i ragazzi nati tra il 1995 e il 2010: "La ricetta giusta è quella dell'impegno, dell'umiltà, della dedizione, il non mollare mai. Perché la strada alcune volte sembra facile, ma non lo è. Sembra tortuosa, ma può essere meno tortuosa di quello che uno si aspetta. Applausi o non applausi, quello è un fatto generazionale perché nella mia epoca eravamo abituati in modo diverso, mentre adesso i giovani sono educati in maniera completamente opposta. Sta a noi addetti ai lavori fargli capire quello di cui c'è bisogno.
I social e internet espongono i ragazzi a critiche o esaltazioni - ha proseguito Giannichedda -. Loro devono essere bravi sotto questi aspetti perché ai miei tempi non era così, non eravamo sottoposti a questa miriade di informazioni positive o negative. Tutti i giorni, un ragazzo è sottoposto al giudizio, mentre noi eravamo giudicati in allenamento. Devono essere preparati sotto questo punto di vista, è come una corazza".
Giannichedda e la paura di credere nei giovani: "In Italia si ha bisogno subito del risultato"
Abituato al rapporto quotidiano con i ragazzi, Giannichedda ha poi sottolineato il problema del calcio italiano riguardante la fiducia verso i giovani: "Per me è un aspetto culturale. Purtroppo in Italia si ha bisogno subito del risultato. Anche negli altri paesi vogliono vincere, però con la differenza che se un ragazzo è bravo gioca. L'allenatore è sottoposto quotidianamente a critiche o non critiche. Siamo troppo legati a questi aspetti. Le società devono capire che se il ragazzo è giovane può sbagliare tranquillamente perché nessuno a 18 anni può essere pronto come uno di 30. Può avere altre caratteristiche, ma sicuramente dalla sua non avrà l'esperienza. Dalle altre parti i 2006 e 2007 giocano partite importanti. Se uno è bravo non bisogna guardare la carta d'identità.
La rivoluzione va fatta in maniera generale e culturale - ha dichiarato Giannichedda -. La cosa che dobbiamo cambiare è la formazione dei ragazzi. Deve iniziare quando sono piccoli perché c'è ancora l'idea di poterli formare a 18 anni, ma in quella fascia d'età la formazione è quasi conclusa. Bisogna investire in infrastrutture e su chi e come formare i ragazzi. Quello è l'investimento vero e proprio, anche perché a lungo tempo porterà solo benefici perché si abbatterebbero i costi".
L'Udinese, il rapporto con Stefano Fiore e la Fiat 500 di Giovanni Stroppa
L'avventura da calciatore di Giuliano Giannichedda è iniziata in Serie C con la maglia del Sora. Anni importanti che gli sono valsi la grande chiamata da parte dell'Udinese con qualche simpatico siparietto: "Quando cominci a giocare in un piccolo paese di 3mila persone e arrivi a firmare il primo contratto in Serie A è un motivo di grande orgoglio e soddisfazione. A Udine ho vinto anche l'Intertoto, ma fino a qualche anno prima la squadra lottava solo per salvarsi. Con Zaccheroni acquisimmo la mentalità di andarcela a giocare ovunque. L'Udinese è stata una tappa importante perché sono arrivato da ragazzo e sono uscito uomo. Ho trovato un gruppo fantastico, una proprietà lungimirante e con un ambiente che mi ha aiutato tantissimo. Gente di una cultura incredibile che è stata la mia più grande fortuna.
"Altro che mediano, una vita da Giuliano" nasce dalla canzone di Ligabue dedicata ad Oriali. Mediano e Giuliano più o meno suonavano uguali e ogni tanto Stefano Fiore mi cantava quella canzone perché io dovevo aiutare gli altri dal punto di vista della corsa, sfruttare le mie caratteristiche. Con Fiore ho un rapporto straordinario, abbiamo giocato con Udinese e Lazio e ancora oggi ci vediamo spesso perché abitiamo entrambi a Roma e quando c'è qualche torneo di padel tra noi ex calciatori giochiamo insieme. Stroppa? Quella è stata una cosa incredibile perché entrava facilmente negli spogliatoi con una Fiat 500, ma si incastrava e non riuscivamo a farlo uscire".
Il trasferimento alla Lazio, la convocazione in Nazionale e gli assist di Roberto Baggio
Anni importanti per Giannichedda con la maglia dell'Udinese tanto da conquistare prima la convocazione in Nazionale da parte di Dino Zoff e successivamente il trasferimento alla Lazio: "Dopo l'esordio in Serie A, ricevere la chiamata della Nazionale è stata la mia emozione più grande. All'epoca c'era una squadra veramente forte e per me era un sogno essere lì in mezzo a tanti campioni. Nello spogliatoio ero sempre vicino a Roberto Baggio e facendo una partitella tra di noi è stato l'unico che mi ha permesso di realizzare due gol visto che in carriera non sono mai stato un goleador.
La Lazio è stato un passaggio importante perché ho alzato il livello. Due anni prima aveva vinto lo scudetto, costruito una squadra per rivincere e giocare in Champions League. Sono stati anni stupendi, poi purtroppo ci siamo ritrovati un po' in difficoltà ed è cambiato tutto. La situazione che vive oggi la Lazio mi fa dispiacere perché i calciatori hanno bisogno dei loro tifosi soprattutto nei momenti di difficoltà perché ti danno una carica in più. I tifosi hanno tutto il diritto di manifestare pacificamente il loro dissenso, però a livello di calciatore se dovessi immedesimarmi è chiaro che andare in campo e giocare partite importanti senza il proprio tifo dispiace".
La Juventus e la sfida contro Messi: "Capello rimase sorpreso, ma noi in campo di più"
La ciliegina sulla torta nella carriera di Giannichedda è stata sicuramente la Juventus, un trasferimento concretizzato nel 2005: "La Juve è sempre la Juve. L'ho capito quando sono arrivato lì perché io passo da una Lazio fortissima a una Juventus dove probabilmente non si era mai vista una squadra così completa. Basti pensare alla finale di coppa del mondo tra Italia e Francia che vedeva in campo tantissimi giocatori che vestivano bianconero. Abbiamo vinto lo scudetto con Capello, ma gli allenamenti erano talmente belli e duri che ogni tanto anche lui doveva fermarli perché andavano troppo forti e nelle partitelle tutti volevano vincere e dimostrare di poter far parte di quel gruppo.
Sono stati anni bellissimi nonostante poi l'anno dopo ci hanno mandato in Serie B. Del Piero, Nedved e Buffon in una riunione decisero di restare dicendo proprio che non contava la categoria bensì la società. Per noi altri accordarci a loro è stato facile. Fu un campionato strano, però anche tanto bello perché si ricongiunse a storia tra calciatore e tifoso. Eravamo molto apprezzati da loro per la scelta di essere rimasti e perché c'era un connubio che andava di pari passo in maniera positiva.
Ho affrontato anche Messi in un Trofeo Gamper contro il Barcellona - ha proseguito Giannichedda -. Capello rimase sorpreso fuori, ma noi in campo! Avevamo di fronte uno dei calciatori più forti del mondo, ce ne eravamo accorti subito perché andava talmente forte e aveva un'abilità tecnica impressionante. Quando giochi contro questi campioni da una parte è difficile perché non la prendi mai, dall'altra è bello perché comunque hai di fronte calciatori che appartengono a un altro pianeta".
"Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi allenatori. Ecco la mia idea"
Giuliano Giannichedda, in conclusione, sulla sua giovane carriera da allenatore: "La mia fortuna è che sono stato allenato da grandi allenatori ed è sicuramente motivo di grande crescita soprattutto quando poi il fisico dice che devi fermarti. Cerco sempre di prendere un po' da tutti: dalla gestione di Capello e Mancini, dalla sagacia tattica di Zaccheroni, Spalletti, Guidolin o Zoff in Nazionale che ti dava quella tranquillità per scendere in campo.
Prendere l'1% da tutti vuol dire già tantissimo. La mia idea? Faccio il selezionatore, ma la gestione, capire subito com'è il ragazzo e dove può rendere al meglio sono cose importanti che ho cercato di rubare. Ancelotti dice che se non fai danni sei già a metà dell'opera. Cerco sempre di mettere i giocatori dove possono rendere al massimo, lasciarli liberi, dando però anche il giusto equilibrio alla squadra".
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