Le prossime elezioni per la presidenza della FIGC continuano a far discutere il mondo del calcio italiano. Tra i nomi in corsa c'è quello di Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che nelle ultime settimane ha scelto di presentare la propria candidatura con l'obiettivo dichiarato di aprire un confronto sui temi e sulle priorità del movimento.

Al centro del dibattito c'è anche il nome di Giovanni Malagò, indicato da più parti come possibile figura di riferimento per la guida della Federazione. Proprio su questo punto Abete ha espresso alcune perplessità legate non tanto alla persona, che considera di alto profilo, quanto al percorso seguito per arrivare alla scelta del candidato.

Secondo il presidente della LND, infatti, il calcio italiano avrebbe dovuto prima individuare un programma condiviso tra le varie componenti federali e soltanto successivamente scegliere la figura chiamata a guidarlo. Da qui la decisione di mantenere la propria candidatura e di proseguire nel confronto.

Abete: “Ho presentato la mia candidatura per favorire un dibattito sui contenuti”

Nel suo intervento Abete ha spiegato che la sua candidatura nasce dalla volontà di stimolare una discussione concreta sulle problematiche del calcio italiano, sostenendo che fino a questo momento sia mancato un vero confronto programmatico tra le componenti federali: "Io ho presentato una candidatura che peraltro è una candidatura sostenuta da realtà importanti del mondo del calcio che rappresentano 1.100.000 tesserati e 12.000 società, dai delegati perché non sono le componenti che candidano ma sono i delegati, per favorire un dibattito sui contenuti e per provare a trovare un programma condiviso. Non è stato possibile.

Ho sempre detto che è stato sbagliato il metodo, cioè quello di indicare la persona prima del programma, ma anche nell'interesse dello stesso candidato come è Giovanni Malagò, che è un candidato di qualità.Perché? Perché nel momento in cui tu hai un programma condiviso tra le componenti che affrontano i nodi che sono presenti, evidentemente poi una componente o altre dicono che c'è la disponibilità di un presidente di qualità. E chi è che può dire di essere contrario a un presidente di qualità una volta che c'è un programma condiviso?A maggior ragione il sottoscritto, che peraltro è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Non è stato utilizzato questo percorso e quindi l'unica modalità per cercare di favorire un confronto sui contenuti è stata quella di presentare una candidatura. Nessuno ha presentato altre candidature, nessuno ha presentato piattaforme. Gli unici che hanno fatto un approfondimento di merito sono stati la Serie B e la Serie C e quindi, nel momento in cui uno avesse rinunciato alla candidatura, avrebbe commesso tanti errori".

“Nessuno ha presentato piattaforme”

Nella parte finale del suo intervento, Abete ha evidenziato come, a suo giudizio, il confronto sui programmi sia stato finora insufficiente. Il presidente della LND ha sottolineato che soltanto Serie B e Serie C abbiano sviluppato un approfondimento sui contenuti, mentre nessun altro candidato avrebbe presentato una vera piattaforma programmatica.

Un passaggio che spiega anche la scelta di non ritirare la propria candidatura. Per Abete, infatti, fare un passo indietro avrebbe significato rinunciare all'opportunità di portare all'interno del dibattito federale una discussione sui temi e sulle prospettive future del calcio italiano.

Sezione: News / Data: Lun 22 giugno 2026 alle 12:04
Autore: Redazione
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