"L'ossessione batte il talento, lo batterà sempre": una massima tratta dal film Hustle che potrebbe essere il sottotitolo perfetto della carriera di Federico Melchiorri, trascinato dall'entusiasmo e dall'ossessione per questo sport fino ai palcoscenici più prestigiosi del calcio italiano. A 39 anni, l'attaccante non vuole ancora saperne di appendere gli scarpini al chiodo, nonostante le grandi soddisfazioni e, al contempo, le boccate amare digerite nel corso degli anni.
Per il secondo anno consecutivo in forza all'Aurora Treia - squadra della sua città natale -, il centravanti si appresta a scendere nuovamente in campo dopo le nove reti della passata stagione, terminata con il salto di categoria in Eccellenza dopo un'annata da venti vittorie, dieci pareggi e zero sconfitte in campionato.
La gavetta, lo stop dovuto al cavernoma venoso, le prime reti tra i grandi, i problemi al ginocchio e, infine, il rientro in patria. Abbiamo parlato di questo e di tanto altro con lo stesso Melchiorri, che ha nuovamente sposato il progetto del club marchigiano dopo la vittoria del campionato di Promozione della scorsa stagione: "Ho percepito l'ambizione della società non appena ho ricevuto la prima telefonata, motivo per cui abbiamo trovato l'accordo in maniera abbastanza rapida - dichiara ai nostri microfoni l'attaccante -. A Treia fanno sempre in modo di rendermi partecipe. È entusiasmante essere all'interno di una società che fa le cose per bene e che ha un progetto interessante. Quest'anno, sono stati loro i primi a chiedermi se volessi rimanere, e io ho accettato senza pensarci. Abbiamo iniziato questo percorso insieme e voglio continuare fino in fondo".
I PRIMI PASSI - Procediamo, però, con calma. Ripartiamo dagli albori della sua prestigiosa carriera calcistica, iniziata nelle giovanili del Tolentino. È nel 2004 che arrivano le prime presenze con i grandi, sempre con la maglia cremisi. In mezza stagione colleziona tredici apparizioni, impreziosite da due gol in Coppa Italia Serie C. A gennaio, però, Melchiorri cambia aria e si trasferisce a Riccione, dove resta fino al termine della stagione.
L'annata successiva segna il suo ritorno al Tolentino. Chiude la stagione 2005/06 con venti presenze e nove reti a soli diciannove anni. Numeri che gli valgono la chiamata del Siena, ai nastri di partenza del campionato di Serie A: "Ero un ragazzino, non pensavo troppo a ciò che accadeva. Entravo in campo, mi divertivo e davo il massimo - prosegue -. Quando arrivò la chiamata del Siena accettai, mi feci travolgere dagli eventi. Ero felice di giocare per il Tolentino così come ero felice di farlo per il Siena. Mi bastava scendere in campo e divertirmi, a prescindere dalla maglia che indossavo".
LA PARENTESI AL SIENA - Nel dicembre del 2006, Melchiorri esordisce in Serie A, subentrando a Molinaro nei minuti di recupero di Empoli-Siena. Un debutto che corona il sogno nel cassetto di un bambino ambizioso partito dai campi di Treia: "ll debutto fu davvero il massimo. Militavo in una società di Serie A ma fino a quel momento ritenevo ugualmente irrealizzabile la possibilità di esordire nella massima serie italiana".
I mesi successivi al debutto in A riportano con i piedi per terra il centravanti, relegato a giocare con la formazione Primavera subito dopo aver sfiorato il cielo con un dito: "Arrivavo da un'esperienza in prima squadra in cui ho vissuto appieno le dinamiche del vero calcio - racconta -. Ritrovarmi catapultato in una formazione giovanile fu come fare una sorta di passo indietro".
SETTE MESI DI STOP E RIFLESSIONE - Nelle stagioni successive, Melchiorri trova poco spazio tra Giulianova, Sambenedettese e Poggibonsi. Nel 2010, dopo annate sfortunate e poco prolifiche, al classe '87 viene diagnosticato un cavernoma venoso, una neoplasia benigna. Un problema tutt'altro che semplice da gestire che costringe l'attaccante a fermarsi per sette mesi, offrendogli però anche l'occasione di riflettere a lungo e di concentrarsi su sé stesso dopo annate particolarmente intense.
"Quello stop fu il culmine di un periodo calcistico che non stava andando in maniera eccellente. Mi sono affidato a professori e dottori eccellenti, lasciando fare il lavoro a chi sapeva gestirlo - ricorda -. Approfittai di questo periodo per fare un po' di pulizia mentale e un bagno di umiltà. Quando ricominciai poi col Tolentino, avevo di nuovo quella grande fame di ritornare nel calcio che avevo da poco abbandonato".
IL RITORNO TRA I PROFESSIONISTI - I numeri delle stagioni che hanno seguito lo stop sono a dir poco straordinari: 138 presenze in tre stagioni condite da 82 marcature. Numeri fuori da ogni logica che spingono il Padova - al tempo in Serie B - a chiamarlo e a puntare su di lui, riportandolo a calcare i palcoscenici del calcio che conta: "Provavo un entusiasmo pazzesco. Fui trascinato da quell'emozione che mi ha sempre caratterizzato e che ho sempre messo in tutto quello che ho fatto. Avevo tutta la voglia di questo mondo di fare il meglio che potevo, dando probabilmente anche più di quello che avevo pur di dimostrare che potevo militare nelle categorie italiane più importanti".
L'estate successiva arriva la chiamata del Pescara. L'ambiente è favorevole e il rendimento non poteva non essere positivo. Le reti in biancazzurro sono quattordici e Melchiorri si gode una delle sue annate migliori da un punto di vista prettamente realizzativo: "A Pescara ho trovato un ambiente fantastico, una squadra forte e allenatori di livello - ricorda -. Fui nuovamente trascinato dall'entusiasmo di trovarmi in una società estremamente ambiziosa".
L'APPRODO IN SARDEGNA - A seguire, Melchiorri saluta il Pescara e cede alle avances del Cagliari, desideroso di tornare in Serie A nel più breve tempo possibile. L'euforia dovuta alle stagioni precedenti galvanizza l'attaccante, che bagna il suo esordio in rossoblù con una doppietta in Coppa Italia contro la Virtus Entella: "A Cagliari ho fatto un grande salto di qualità - afferma -. Mi sono ritrovato in una squadra storica e amata a grandi linee da tutta Italia".
L'avventura in Sardegna dura due stagioni e mezzo, impreziosite da tre reti in A: "Cagliari è il posto dove mi sono sicuramente trovato meglio. Anche in questo caso, a fare da traino è stato il mio entusiasmo".
L'INIZIO DELLA DISCESA - Se le reti hanno reso speciale la sua parentesi in rossoblù, gli infortuni hanno inciso negativamente sul suo percorso e, più in particolare, sul suo futuro. Nell'aprile 2016, Melchiorri si procura la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, chiudendo anzitempo quella che era, di fatto, la sua prima vera stagione in Serie A: "Gli infortuni, purtroppo, fanno parte del gioco. L'unica soluzione, in queste situazioni, è reagire al meglio".
Nel mese di settembre - a circa cinque mesi di distanza dalla lesione -, Melchiorri torna in campo e colleziona dieci presenze in A condite da tre reti: "Ritengo di essere stato bravo a reagire, avevo tanta voglia di continuare perché le cose andavano bene e mi stavo divertendo. Volevo dimostrare di poter rimanere a lungo in Serie A - dichiara -. Al rientro, infatti, ho subito fatto gol. Per dieci giornate ho giocato bene, sono sempre stato disponibile e soprattutto ho mantenuto una certa costanza di rendimento".
Il 17 dicembre, poi, arriva la ricaduta. Il ginocchio destro cede un'altra volta e Melchiorri vede terminare con largo anticipo la sua seconda stagione in Serie A senza sapere, però, che quella sarebbe stata la sua ultima apparizione nella massima serie: "Il secondo stop al ginocchio è stato un po' più duro da superare, mentalmente e fisicamente - ricorda l'attaccante -. Ci vuole molto tempo per tornare al top dopo un infortunio e io ne ho rimediato subito un altro. Lì, dal momento più alto della mia carriera, è iniziata la discesa".
Nelle stagioni successive, Melchiorri ha indossato le maglie di Carpi, Perugia, Spal, Ancona e Recanatese. Buone annate da un punto di vista personale, a giudicare dai numeri. Il treno per la Serie A, però, non è mai più passato.
IL RITIRO PUÒ ATTENDERE - Le primavere saranno pure 39, ma la voglia di scendere in campo e macinare chilometri su quel prato verde è ancora quella di un ragazzino. Per pensare al futuro, però, c'è ancora tempo: "Gioco ancora per divertirmi. L'anno scorso mi è piaciuto davvero tanto giocare nell'Aurora Treia e vincere il campionato, anche se si trattava comunque di una categoria relativamente bassa. Quando lotti per vincere, le emozioni sono sempre le stesse. Vorrei fare bene anche la prossima stagione, mi sto già allenando al meglio - conclude Melchiorri -. Al ritiro ci penserò quando sarò obbligato e quando saranno i piani alti a dirmi che è meglio spostarmi fuori dal campo".
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