Non solo Douglas Costa, da Julio Cesar a Eriberto: gli altri brasiliani del Chievo
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Campioni, personaggi folkloristici e meteore. Da Júlio César a César Prates, passando per Eriberto: Douglas Costa sarà solo l’ultimo dei brasiliani passati dal Chievo.
Uno degli ingaggi più incredibili della storia della massima categoria dilettantistica sta per diventare realtà. Dalla Juventus di Cristiano Ronaldo alla Serie D: Douglas Costa è pronto ad essere un nuovo giocatore del Chievo Verona. L’imminente arrivo del brasiliano, tanto clamoroso quanto inatteso, allarga e rinnova una tradizione ormai storica del club veneto.
L’ex esterno diventerà il 25° brasiliano ad aver vestito la maglia clivense, proseguendo una lunga tradizione carioca in casa Chievo. Il Brasile è infatti la nazione straniera più rappresentata nella storia del club: sono 24 i giocatori verdeoro che hanno già indossato la maglia gialloblù, per un totale di 454 presenze complessive. I brasiliani sono inoltre gli stranieri più prolifici di sempre nella storia del Chievo, con 31 gol all’attivo.
Quello tra il club e il Brasile è però un legame che va ben oltre numeri e statistiche. Tra futuri vincitori della Champions League, meteore mai sbocciate e personaggi folkloristici, la storia dei verdeoro in maglia clivense è un album dei ricordi variegato e ricco di sfumature.
Uno dei brasiliani più illustri e titolati ad aver fatto parte della storia del Chievo è, paradossalmente, un giocatore che con la squadra non ha mai collezionato una presenza ufficiale: Júlio César. Prima di vincere tutto con l’Inter di Mourinho, il portiere brasiliano fu acquistato da Massimo Moratti nel gennaio 2005 dal Flamengo, fresco vincitore della Copa América con il Brasile da assoluto protagonista. Chiuso da Toldo e penalizzato dagli slot per gli extracomunitari, Júlio César viene “parcheggiato” per sei mesi proprio al Chievo Verona di Campedelli, dove accumula panchine e tribuna, osservando e prendendo appunti da Marchegiani.
Da “Eriberto” a “Luciano”: la storia dell’esterno brasiliano
Delle 454 presenze brasiliane in maglia Chievo, ben 316 portano la firma di un solo giocatore, divenuto negli anni un autentico personaggio culto del nostro campionato: Eriberto, o meglio, Luciano Siqueira de Oliveira. Protagonista assoluto del “Chievo dei miracoli” di Delneri, nell’estate del 2002 la Lazio di Cragnotti è pronta ad acquistarlo, ma il brasiliano torna improvvisamente in patria e scompare dai radar.
Media e addetti ai lavori iniziano a ipotizzare problemi legali, arresti, minacce e ricatti. L’esterno destro confessa, invece, di aver vissuto per anni sotto falsa identità, dichiarando di chiamarsi Luciano e di avere tre anni in più rispetto a quanto riportato. La FIGC lo squalifica per sei mesi e il trasferimento alla Lazio salta. Dopo la squalifica e una breve parentesi all’Inter, il brasiliano torna quindi a Verona, diventando uno dei giocatori più rappresentativi della storia clivense.
Dal Chelsea al Chievo: Lucas Piazón, il “nuovo Kaká”
Un altro brasiliano divenuto personaggio culto per gli appassionati è senza dubbio Lucas Piazón, ribattezzato ai tempi “il nuovo Kaká”. Classe 1994, nel 2011 viene strappato dal Chelsea alla Juventus come presunto erede del fantasista del Milan. Le aspettative, però, vengono presto disattese e Piazón si rivela una delle tante meteore del calcio brasiliano.
All’epoca i Blues erano convinti di aver messo le mani su un talento generazionale. In effetti, a soli 17 anni, l’ala brasiliana aveva già incantato in patria con le maglie di Coritiba, Athletico Paranaense e San Paolo. La sua carriera europea, però, si sviluppa attraverso una lunga serie di prestiti poco incisivi. Nel gennaio 2019 approda anche in Italia, sponda Chievo. Nonostante l’entusiasmo iniziale, il brasiliano colleziona però appena 4 presenze per un totale di 80 minuti in maglia clivense.
Kerlon “Foquinha”, il giocoliere del Chievo erede di Ronaldinho
Parlando di meteore, è impossibile non citare il brevissimo passaggio di Kerlon Moura Souza. Soprannominato “Foquinha” (piccola foca) per la sua celebre abilità nel superare gli avversari palleggiando con la testa, Kerlon arriva in Italia con le stigmate del predestinato. A 17 anni viene considerato il miglior talento del Sud America e indicato come erede di Ronaldinho.
Al Chievo disputa però soltanto 4 presenze, prima di firmare con l’Inter, dove viene messo fuori rosa da Mourinho. La sua carriera, segnata da continui infortuni, si conclude prematuramente a 29 anni, consacrandolo come l’ennesimo talento brasiliano mai davvero esploso.
Cesar Prates: l’idolo della Gialappa’s e mentore di CR7
Un altro brasiliano legato al Chievo è senza dubbio Cesar Prates. In Italia per due sole stagioni, il terzino impiegò tuttavia poco per diventare un idolo della Gialappa’s Band, grazie ad un tiraccio in un Juventus-Livorno del novembre 2005.
Rimasto nell’immaginario collettivo grazie a “Mai dire gol”, Prates ha però anche rappresentato una sorta di mentore per un giovane Cristiano Ronaldo, ai tempi dello Sporting Lisbona. Il fenomeno portoghese para infatti abbia ereditato proprio da lui il suo celebre stile nel calciare le punizioni (gambe divaricate e respiro profondo).
