Dopo oltre vent'anni vissuti sul campo, Francesco Dettori ha iniziato una nuova fase della sua carriera. L'ex centrocampista, protagonista in piazze importanti del calcio italiano, come Potenza, Pescara, Avellino, Chievo, Perugia, Carrarese, Padova e Picerno, ha intrapreso da tre anni il percorso da allenatore e oggi guarda al futuro con ambizione e con la convinzione di essere pronto per una nuova sfida. Dopo l'esperienza con l'Under 17 Nazionale del Picerno, ha guidato in Eccellenza lucana prima la Santarcangiolese e poi il San Cataldo, maturando esperienza in panchina e ottenendo risultati positivi.
L'idea di sedersi in panchina, in realtà, nasce già durante gli ultimi anni da calciatore. Un periodo che Dettori ha sfruttato per osservare da vicino metodologie, gestione dei gruppi e dinamiche di spogliatoio, cercando di costruire le basi della sua futura carriera da allenatore. "Era una cosa che volevo fare già da un po' di tempo. Gli ultimi anni che ho giocato li ho fatti già pensando a quello che avrei potuto fare dopo, quindi li ho usati anche come un magazzino, cercando di mettere più cose possibili in tasca per usarle poi da allenatore". Oggi l'entusiasmo è intatto: "Mi piace stare in campo, mi piace lavorare con i ragazzi e confrontarmi quotidianamente con loro. Quando sto troppo tempo lontano dal campo ne sento la mancanza e il richiamo è forte. Non vedo l'ora di iniziare una nuova stagione".
Dalle esperienze in Basilicata alle ambizioni per il futuro: "Cercherò il salto di categoria"
Le prime esperienze in panchina hanno confermato a Dettori di aver scelto la strada giusta. Dalle giovanili del Picerno alle due stagioni vissute in Eccellenza lucana, l'ex centrocampista ha avuto modo di confrontarsi con realtà differenti e di accumulare esperienza in un ruolo completamente diverso da quello vissuto per oltre due decenni."Sono tre anni che alleno. Ho fatto la mia prima esperienza con gli Allievi Nazionali del Picerno, che è la società dove ho smesso di giocare, e poi ho avuto due esperienze in Eccellenza in Basilicata. Sono state due esperienze importanti perché, al di là dei risultati che sono stati molto positivi, mi sono servite per fare un po' di tirocinio dall'altra parte. Mi hanno fatto capire che è realmente quello che voglio fare".
Le ambizioni per il futuro sono chiare e Dettori non le nasconde. "Quest'anno cercherò di fare il salto di categoria. Penso che dopo questi due anni in Eccellenza meriti un'occasione in una categoria superiore per dimostrare quanto valgo e per dimostrare anche a me stesso cosa posso dare. Sono un ambizioso e mi piacerebbe confrontarmi con un livello più alto".
L'importanza della gestione del gruppo
Tra i principi che guidano il suo lavoro c'è la convinzione che un allenatore debba prima di tutto riuscire a entrare nella testa dei propri giocatori. Un concetto maturato grazie alla lunga esperienza da calciatore e che oggi rappresenta uno degli aspetti centrali della sua filosofia."La cosa più importante che da calciatore si sottovaluta è che l'allenatore non gioca per perdere, vuole vincere esattamente come il giocatore. Magari certe scelte non si capiscono e il calciatore pensa di essere penalizzato, ma in realtà l'allenatore fa sempre il massimo per poter vincere la partita". Per questo motivo cerca di spiegare ai suoi ragazzi che non tutte le esclusioni o le decisioni tecniche sono punitive: "I giocatori sono umani, attraversano momenti diversi di forma e di condizione. A volte una scelta non è punitiva, ma è semplicemente la migliore per il bene della squadra". Per Dettori, però, il lato umano viene addirittura prima della tattica: "Per me l'aspetto umano viene prima di tutto. Ho fatto ventiquattro anni da professionista e l'ho vissuto sulla mia pelle. Anche con allenatori magari meno preparati tatticamente ho fatto campionati importanti perché sapevano entrare nello spogliatoio e creare rapporti forti con tutti". E aggiunge: "Un giocatore che ha fiducia e autostima rende molto di più rispetto a uno che non si sente considerato. Avere un allenatore preparato sul campo ma incapace di creare empatia con il gruppo spesso ti toglie più di quello che ti dà".
Un altro insegnamento maturato in questi primi anni da allenatore riguarda la gestione dei calciatori: "Ho sempre odiato gli allenatori che dicevano: Per me siete tutti uguali. Per me è un errore, perché non è vero". Per Dettori un allenatore deve saper adattare il proprio approccio in base a chi ha davanti: "Penso che un allenatore sia come un insegnante di scuola. È giusto essere trasparenti con tutti, ma non puoi rapportarti allo stesso modo con un ragazzo alla prima esperienza e con uno che ha 300 presenze. Devi capire chi hai davanti e ottenere risposte diverse da persone diverse". Una capacità che considera fondamentale per costruire gruppi solidi e competitivi.
Dalla pressione delle grandi piazze alle ambizioni future
Nel corso della sua carriera Dettori ha vestito maglie importanti e giocato in ambienti dove le aspettative erano elevate. Una pressione che non lo ha mai spaventato, anzi. "Ho sempre amato giocare nelle piazze dove la pressione era tanta, perché quando aumentavano le responsabilità riuscivo a rendere meglio. Mi piacevano le partite importanti e i momenti in cui la palla scottava". Una caratteristica che ritiene possa essere un valore aggiunto anche nel suo percorso da allenatore: "Non mi spaventa allenare una squadra importante. Anzi, penso che in contesti del genere potrei dare ancora di più. Maggiore è la difficoltà e maggiore è l'impegno che ci metto".Tra le esperienze che lo hanno formato maggiormente c'è anche quella vissuta al Chievo. Pur non essendo stata la più significativa dal punto di vista delle presenze, è stata una delle più importanti sul piano umano: "Ho capito che più si sale di categoria e più cambia la mentalità. La differenza è soprattutto nell'atteggiamento, nel modo di allenarsi e nel modo di volere le cose. Pensavo di trovare persone più altezzose, invece ho trovato tantissima umiltà. Probabilmente è questo il segreto per restare tanti anni ad alti livelli".
Tra gli allenatori che hanno influenzato maggiormente il suo modo di vedere il calcio, Dettori cita Eusebio Di Francesco, avuto al Pescara nella stagione 209/10. Un'esperienza che ha lasciato un segno importante nella sua crescita professionale e umana. "È uno di quelli che mi ha aperto la mente. Mi ha fatto vedere tante cose da un altro punto di vista e mi ha avvicinato a un calcio più moderno ed evoluto rispetto a quello che si faceva fino a quel momento". Guardando invece al presente, l'allenatore non nasconde la voglia di mettersi nuovamente in gioco e questa volta in un progetto più ambizioso e in una categoria superiore: "Ho fatto qualche chiacchierata con alcune società. Se arriverà l'occasione giusta spero di avere la possibilità di dimostrare il mio valore. Non per presunzione, ma perché sono convinto di poter fare bene e di avere ancora tanto da dare".
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