Ci sono partite che vanno oltre i novanta minuti, sfide in cui il calcio si intreccia con la vita e le emozioni diventano impossibili da nascondere. È il caso di Leon-Virtus Ciserano Bergamo, incontro che domenica metterà di fronte, per la prima volta da avversari, Inacio Joelson, allenatore della Leon, e suo figlio Kevin Inacio, centrocampista della Virtus Ciserano Bergamo. Da una parte un padre, dall’altra un figlio: due percorsi diversi, un’unica passione e un legame che nessun risultato potrà scalfire. 

In un confronto che si preannuncia speciale dentro e fuori dal campo, Joelson e Kevin si raccontano a SerieD24.com, ripercorrendo il rapporto con il calcio, una passione condivisa da sempre e le emozioni che accompagnano l'avvicinamento a una domenica destinata a rimanere nella loro storia familiare. Tra sorrisi, complicità e qualche inevitabile battuta, entrambi non nascondono i propri sentimenti, ma chiariscono subito una cosa: l'amore di un padre e di un figlio non ferma la voglia di voler conquistare i tre punti: "Fino a che fischia l'arbitro sarà molto emozionante. Dopo, però, io voglio vincere", confessa Joelson. Una posizione condivisa anche da Kevin: "È una grande emozione, perché è la prima volta per entrambi. Però, certo, voglio vincere e quindi la familiarità passa in secondo piano".

In casa Inacio, del resto, il calcio non è soltanto uno sport: è una passione che accompagna la quotidianità: "Parliamo di calcio, guardiamo calcio, facciamo calcio: tutto gira intorno a quello", racconta Kevin. "È una cosa molto bella perché, alla fine, è qualcosa che ci accomuna e piace a entrambi". Una passione condivisa che coinvolge tutta la famiglia, tra partite da guardare, discussioni e racconti di campo. Per Joelson, però, questa settimana ha un sapore ancora più particolare: "Passare le settimane insieme, soprattutto questa, mi porta molta emozione. È molto, molto particolare per me. Ognuno cerca di rubare qualcosa all’altro senza farsi capire, giustamente, però fino a ora non è uscito ancora niente", racconta Joelson.

L'allenatore della Leon rispetta infatti il lavoro del figlio e della sua squadra: "Mi fa piacere che anche lui non racconti niente, perché sono cose sue ed è giusto così. C’è anche, tra virgolette, un segreto professionale: lui vede quello che fa il suo allenatore, la sua società, e deve difenderli e proteggerli. Io spero che tu possa giocare, titolare speriamo. E se non fosse così mi dispiacerebbe, però sono contento comunque di vivere questo momento". Poi, con una risata, arriva anche l'augurio per il risultato: "Spero che finisca magari 5-3 per noi! Speriamo che lui possa fare gol".

Dietro questa rivalità c'è una storia che parte da lontano, da quando il pallone è entrato nella vita di Kevin quasi naturalmente. Crescere con un padre calciatore, poi allenatore, significa respirare questo mondo fin da piccoli, ma Joelson tiene a sottolineare come il figlio abbia costruito il proprio percorso in autonomia: "È venuto tutto naturale. Venire spesso allo stadio a vedere il papà ha fatto maturare in loro questa passione. Lui, comunque, ha sempre avuto un percorso suo e ha fatto le sue scelte". Parole che raccontano anche l'orgoglio di un padre: "Sono molto contento perché è un ragazzo in gamba ed è anche molto professionale, nonostante sia in Serie D, una categoria dilettantistica, tra virgolette".

Per Kevin, invece, il calcio è sempre stato presente, una costante della sua vita, un percorso iniziato quasi senza accorgersene: "Non l'ho mai capito, cioè l'ho sempre fatto, l'ho sempre vissuto e quindi ho continuato a farlo. Mi è sempre piaciuto e non mi ricordo un qualcosa senza calcio. Poi, certo, vedere il papà così è sempre stato un'emozione, è sempre stato bello e mi ha aiutato nel continuare a giocare. Quando ho saputo che mio padre avrebbe allenato la Leon, nel mio stesso girone, sono stato contentissimo per lui, perché era giusto, se lo meritava. Poi sono andato immediatamente andato a cercare il giorno della nostra partita e ho aspettato tanto questo momento. Vedremo come andrà". 

Ma l'attesa per questa sfida non è l'unico elemento che rende speciale la domenica di Joelson. C'è anche una questione di tifo familiare: "Una cosa a mio sfavore è che sia la mamma, sia il fratellino, sia i nonni, sia gli zii, anche mio fratello, addirittura, sono tutti dalla parte di Kevin. Quindi ho tutti i tifosi contro, praticamente!", racconta Joelson con ironia.

A seguire la partita ci sarà anche Samuel Inacio, attaccante cresciuto nell’Atalanta e oggi al Borussia Dortmund, figlio di Piá, fratello di Joelson: "Samuel mi ha chiesto di girargli il link perché vuole guardarla. Poi mio fratello, i nonni di Kevin, la mamma e il fratellino verranno allo stadio. Penso che anche in Brasile i miei genitori e i miei familiari la guarderanno. Sono tutti per Kevin, questo mi ha sorpreso. Pensavo almeno la mamma fosse dalla mia parte, invece no".

Kevin, il centrocampista di casa Inacio: "Mi piace avere libertà di movimento"

In una famiglia in cui il calcio è una presenza costante, anche i ruoli in campo raccontano percorsi e caratteristiche differenti. Se Joelson e diversi altri componenti della famiglia hanno giocato in attacco, Kevin ha trovato la propria dimensione a centrocampo: "È partito come esterno offensivo, poi negli anni ha dimostrato una qualità tecnica anche importante, riuscendo a usare benissimo entrambi i piedi. Piano piano è stato spostato lì e si trova benissimo", spiega il padre, sottolineando come il percorso del figlio si sia sviluppato in modo naturale.

Quando si parla di modelli calcistici, Kevin non ha dubbi: il suo riferimento è Neymar, un giocatore che lo ha sempre affascinato per le qualità tecniche e la capacità di incidere sulla partita: "È il calciatore a cui mi ispiro e che ho sempre amato. Mi ha sempre affascinato. Quello che mi piace del fare il centrocampista è che sono sempre in mezzo al gioco, gioco tanti palloni, ho la libertà di attaccare, difendere e muovermi dove voglio. Questo mi dà tanta libertà e mi permette di fare tante cose".

Una cena dopo la partita, ma nessuno vuole perdere

E dopo il fischio finale? La prospettiva di ritrovarsi tutti insieme a tavola è una delle poche certezze di una domenica in cui il risultato potrebbe cambiare gli umori. Per Joelson, infatti, la cena in famiglia è già in programma, anche se la vittoria avrebbe inevitabilmente un sapore diverso: "Sicuramente la sera andremo a mangiare, perché in caso di vittoria da parte nostra si festeggerà. Penso che si festeggerà a prescindere, anche se fosse il contrario un po' meno, se vince Kevin ancora meno", scherza il brasiliano.

Dietro le battute, però, emerge tutta l'intensità emotiva di un appuntamento che va ben oltre la normale competizione sportiva: "Se ci metti dentro la testa, le emozioni, torni indietro nei pensieri, a quando lui era piccolo e a tante situazioni vissute. Ritrovarsi sul campo nella quarta categoria del calcio italiano, perché la Serie D rimane la quarta categoria italiana, è molto particolare. Sarà molto, molto emozionante".

Kevin condivide il pensiero del padre, ma non rinuncia a dichiarare apertamente le proprie ambizioni. Prima di tutto, infatti, c'è la voglia di festeggiare con i compagni della Virtus Ciserano Bergamo: "Spero di festeggiare prima con la mia squadra, perché spero di vincere. Al di là del risultato, questa è una partita diversa dalle altre, non è una partita che si vede tutti i giorni e noi la viviamo in modo diverso. Alla fine, la sera festeggeremo. Spero di festeggiare di più io, però vedremo".

Gli obiettivi per il futuro

La sfida di domenica rappresenta anche un'occasione per guardare al futuro e agli obiettivi personali di entrambi. Kevin non si pone limiti e punta a proseguire il proprio percorso di crescita: "L'obiettivo è ovviamente fare bene e arrivare sempre più in alto. Poi vedremo come andrà, però l'obiettivo è quello di puntare il più in alto possibile", racconta il classe 2008.

Anche Joelson guarda avanti con idee precise. Il primo traguardo è consolidare il proprio lavoro alla guida della Leon, facendo riconoscere la propria identità calcistica e le idee che cerca di trasmettere alla squadra. In prospettiva, l'ambizione è quella di salire di categoria e confrontarsi con nuove sfide: "La prima cosa che mi viene da pensare è essere riconosciuto bene nella categoria, conquistare l'opinione delle altre persone per l'idea di gioco che stiamo cercando di proporre. Poi, dopo un po' di anni, sicuramente andare nella categoria superiore e avere magari delle possibilità di far vedere il proprio lavoro".

Nel futuro dell'allenatore, tuttavia, potrebbe esserci anche un'esperienza nel calcio giovanile, un mondo che lo affascina particolarmente: "Non escludo che in futuro possa lavorare con i giovani, magari prendere una Primavera e lavorare con i ragazzi. Penso che il mio futuro, come idea, possa essere quello. In questo momento, però, mi dedico molto a far sì che quello che sto cercando di fare venga riconosciuto in questa categoria".

Milan, Real Madrid e il sogno di allenare a Roma

Il calcio, in casa Inacio, non si ferma agli impegni della domenica. Le partite da guardare insieme e le discussioni sul pallone fanno parte della quotidianità, e non mancano nemmeno le preferenze per le grandi squadre del panorama nazionale e internazionale. Kevin non si definisce un tifoso legato a un unico club, ma ammette di avere una simpatia per il Milan. A livello internazionale, invece, la sua preferenza va al Real Madrid: "In Serie A non c'è un club in particolare di cui sono appassionato, però simpatizzo per il Milan perché mi è sempre piaciuto. In generale, nel mondo, mi piace molto il Real Madrid, anche per il fattore del Clásico contro il Barcellona. Ho sempre avuto una preferenza per il Real Madrid e mi è sempre piaciuto seguirlo".

Il suo rapporto con il calcio di Joelson è legato anche a un sogno professionale che guarda alla capitale italiana. L'ex Serie A, infatti, non nasconde un suo desiderio: "Non sono un tifoso sfegatato di una squadra in particolare, mi piace guardare il calcio in generale. Mi piace molto la Nazionale brasiliana: quando gioca, mi appassiona e mi dà molta emozione. Poi, in Italia, probabilmente mi piacerebbe un giorno allenare una squadra di Roma, una delle due".

Una preferenza che nasce soprattutto dal legame con la città, che nel corso degli anni gli ha lasciato ricordi e sensazioni particolari: "È la città più bella del mondo, almeno per me. Quando mi capitava di andarci, camminare per la città mi dava molta soddisfazione, anche solo passeggiare. Questa sensazione mi è rimasta. Ho pensato che, se riuscissi a unire la mia passione e vivere in quella città allenando una delle due squadre, magari a livello giovanile o, chissà, anche in prima squadra, mi piacerebbe molto".

Brasile e Italia, un legame che attraversa le generazioni

Nella storia della famiglia Inacio c'è poi un doppio legame culturale che accompagna la crescita di Kevin e il percorso di Joelson: quello tra Brasile e Italia. Due Paesi che convivono nella loro quotidianità, tra origini, tradizioni e modi diversi di vivere il calcio. Kevin si sente profondamente legato all'Italia, senza rinunciare a quegli aspetti della cultura brasiliana che considera parte integrante della propria identità: "Mi sento in gran parte italiano, però ci sono anche alcuni aspetti che mi portano al Brasile, come l'allegria e tutte queste cose. Sono fattori brasiliani che ritengo fondamentali".

Due identità che si intrecciano e si completano, proprio come il calcio ha fatto con le loro vite. Per Kevin, tra i ricordi più importanti della carriera c'è l'esordio in Serie D, un passaggio significativo nel percorso di crescita nel calcio dei grandi: "Parlando del mondo dei grandi, penso che l'esordio in Serie D sia il ricordo più importante per me, almeno per ora".

Per Joelson, invece, il ricordo più significativo è legato al raggiungimento della Serie A, un traguardo che rappresenta il punto più alto della sua carriera da calciatore: "Per un ragazzo come me, arrivato tantissimi anni fa e che ha iniziato accompagnando il fratello, essere riuscito ad arrivare a giocare in Serie A e segnare in Serie A è probabilmente la gratificazione più grande che ho avuto. Penso di essere stato una persona molto fortunata in tante cose".

Joelson sogna di allenare Kevin: "Mi piacerebbe, ma per lui sarebbe più difficile. L'ha fatto anche Simeone"

E se un giorno padre e figlio si ritrovassero dalla stessa parte, con Joelson in panchina e Kevin in campo? L'allenatore della Leon non ha dubbi: "Sicuramente mi piacerebbe allenarlo. Anche perché, per come sono fatto, non mi farei condizionare dal fatto che sia mio figlio. Per le caratteristiche che ha e per come sta giocando in questo momento, penso che sarebbe stato molto utile per il mio modo di giocare".

Di tutt'altro avviso, almeno in parte, Kevin, che ammette di avere qualche perplessità all'idea di essere allenato dal padre, nonostante ne riconosca le qualità professionali: "A me, personalmente, non piacerebbe così tanto. Certo, per la tipologia di gioco che propone, se non fosse mio papà come allenatore, lo sceglierei subito. Però, proprio perché è mio papà, mi farei un po' di domande e di problemi". Una posizione che Joelson comprende bene: "Per lui sarebbe molto più difficile, perché entrerebbe dentro il sistema dello spogliatoio, dove i ragazzi che non giocano odiano l'allenatore e ne parlano. Essendo dentro, sarebbe molto difficile per lui. Però dai, l'ha fatto anche Simeone con suo figlio"

Domenica, però, non ci sarà bisogno di immaginare scenari futuri: Joelson guiderà la Leon, Kevin proverà a fare la differenza con la Virtus Ciserano Bergamo. Per novanta minuti saranno avversari, ma la passione che li unisce resterà più forte di qualsiasi risultato.

A cura di Lorenza Giustizieri e Rocco Cristarella 

Sezione: Girone B / Data: Sab 17 ottobre 2026 alle 12:40
Autore: Lorenza Giustizieri
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