Momenti di caos per il calcio siciliano nelle ultime ore dopo l'aggressione del figlio dell'ex presidente dell'Acireale Di Mauro. In una situazione di confusione, è intervenuto anche il presidente del Trapani Valerio Antonini prendendo una posizione netta contro l'aggressione ed analizzando la situazione generale del calcio in Sicilia.

Lo stesso Antonini era stato aggredito pochi mesi fa da alcuni tifosi scontenti confermando un malcontento generale tramutato in violenza in diverse piazze del calcio siciliano. Nel suo comunicato sui social, il presidente del Trapani ha ribadito che in troppe piazze mancano rispetto e riconoscenza verso le figure societarie e gli investitori.

Di seguito il comunicato postato da Valerio Antonini sui propri profili social:

"Ora tocca a Ricci e Di Mauro, mentre Pelligra è duramente contestato. Prima era toccato a me, con un’aggressione vergognosa sulla quale sto ancora aspettando sviluppi investigativi, nell’indifferenza di chi avrebbe il dovere di tutelarci.
Tutto questo dopo investimenti importanti, naturalmente ciascuno secondo le proprie possibilità. Ma una cosa è certa: nessuno di noi si è portato a casa un solo centesimo.
Cosa sta diventando il calcio in Sicilia?
Un enorme problema. In queste condizioni non si può lavorare, programmare né andare avanti. In troppe piazze mancano rispetto, riconoscenza e consapevolezza dei sacrifici sostenuti da chi investe. Servono riflessioni profonde. Bisogna cominciare a capire che nessuno è nato con soldi da regalare. Invece, troppo spesso, sembra che l’unica pretesa sia quella di far spendere gli investitori senza offrire un cazzo in cambio.
Dove sono gli impianti?
Dove sono gli investimenti istituzionali?
Dove sono le garanzie necessarie per continuare a crescere? Dove sono i tifosi? A mettere striscioni infanganti o insultare continuamente o arrivare a mettere le mani addosso da qualche pezzo di fango di turno? Oppure si pensa che l’indotto economico e sociale generato dallo sport sia un regalo da consegnare a qualche sindaco di turno, che sfrutta lo sport a fini elettorali e, alla prima difficoltà, trasforma l’investitore nel nemico pubblico perché viene colpito dalla sindrome di Peppone?
È ora di finirla.
Altrimenti, molto presto, rischieranno di scomparire in un colpo solo troppe realtà sportive. Deve esserci una vera unione d’intenti tra investitori, istituzioni e imprenditoria locale. In caso contrario, non si dovrà più uscire un solo euro.
In questa terra non servono eroi. E nessun investitore può essere trattato come uno “schiavo economico”, utile soltanto a consentire ad altri di godere, per qualche mese o qualche anno, dei suoi soldi e dei suoi sacrifici. Senza se e ma. 
Basta Violenza."

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 09:25
Autore: Federico Borrione
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