29 Dicembre 2022

Matteo D’Alessandro si racconta: dall’amicizia con El Shaarawy al Pescara di Zeman

La Reggina, Perin e la sfida con Insigne: la nostra intervista al centrocampista del Porto d'Ascoli

Dalla Primavera del Genoa con Stephan El Shaarawy e Mattia Perin fino alla Serie B con la Reggina, passando per il Porto d’Ascoli ed i progetti del Presidente Vittorio Massi: Matteo D’Alessandro si racconta ai microfoni di seried24.com.

Foto: Peppino Troiani

Matteo D’Alessandro: “Primi anni da terzino, poi il cambio di ruolo”

In campo lo riconosci subito: capello spettinato, braccia tatuate e tantissimo talento da mettere in mostra. Matteo D’Alessandro, forte centrocampista nativo di Sondrio, nasce calcisticamente come terzino. “Le giovanili al Genoa, fino ad arrivare alle annate in Serie C e D, le ho trascorse da terzino destro, o al massimo da quinto. Inizialmente avevo questa predisposizione. – spiega il classe 89’ – Man mano che sono cresciuto, già dall’ultimo anno alla Pro Patria, venivo impiegato come mezzala in un centrocampo a tre”.

Foto: Peppino Troiani

Il centrocampo è il suo habitat naturale e difatti, nel dicembre del 2011, arriva anche la prima gara da mediano. “Era in Sampdoria-Reggina, in Serie B. Durante la settimana, il mio compagno di squadra Nicolas Viola – oggi al Cagliari –  aveva avuto una discussione con Breda (l’allenatore, ndr). C’era quindi bisogno di un giocatore dai piedi discreti, con buone geometrie e tatticamente intelligente. Tutte caratteristiche che, nel corso della carriera, mi sono state riconosciute”. In Serie D infine, il definitivo cambio di ruolo. “Il primo anno ad Abano e l’anno dopo con la Vastese, dove tra l’altro ho conosciuto Napolano, sono diventato a tutti gli effetti un mediano davanti alla difesa”.

Reggina-Milan, Matteo D’Alessandro: “Vidi un segno del destino”

La Reggina. Una squadra, quella amaranto, che ha scritto una pagina importante nella carriera di Matteo D’Alessandro. Su tutte la gara di Coppa Italia a San Siro contro il Milan che, come ci spiega lo stesso classe ‘89 “E’ stato il punto più alto della mia carriera”. Ma andiamo con ordine.

Il centrocampista infatti, tiene a fare una premessa. “Io sono un tifoso milanista, mio padre anche da bambino mi portava allo stadio. La partita a San Siro è stata un’emozione bellissima. Addirittura, essendo un romantico, quando iniziò a nevicare ci vidi un segno del destino. Il primo tempo finì 0-0 e ricordo che ci annullarono anche un gol. La partita terminò poi 3-0 per loro, sapevamo che sarebbero venute fuori le loro qualità, ma al di là del risultato è stata un’esperienza stupenda. C’era anche la mia famiglia e tantissimi amici a vedermi. Questo sì, è stato il punto più alto della mia carriera”.

Matteo D’Alessandro: “Reggina? Hanno un allenatore importante. Mi parlano spesso di Fabbian”

Nonostante i vari problemi societari del tempo, Matteo D’Alessandro resta molto legato alla squadra. “Ho un bellissimo ricordo della squadra, al di là di come sono andate le cose. Ero conscio di quelli che erano i problemi della società però ecco, posso solo che parlar bene di loro”. Oggi, 29 dicembre 2022, la Reggina occupa il secondo posto della classifica di Serie B e, nonostante siano passati gli anni, Matteo prova ancora tanta stima verso il club. A partire proprio da chi siede in panchina. “Adesso hanno un allenatore che, secondo me, per la Serie B è molto importante. Parlo di Pippo Inzaghi che ha una conoscenza del calcio a 365°. Stanno facendo bene, sono una squadra con tanti giocatori di qualità. Un nome? Spesso mi parlano molto bene di Fabbian”.

Ma anche lo stesso Menez: che gli vuoi dire ad uno come lui? (ride, ndr). Lui sposta gli equilibri. Magari non torna in difesa, ma quando gli arriva la palla tra i piedi ancora regala giocate importanti. Qualche ragazzo lo conosco perché ci ho giocato insieme, come Di Chiara”. Una società attenta anche, e soprattutto, alle categorie minori. “Sono sempre stati bravi a pescare giocatori forti dalla Lega Pro. Ai tempi fui preso dalla Reggiana dopo due anni di Serie C a buoni livelli. Vedendo la Reggina adesso, forse non mi aspettavo potesse fare così bene, ma sono molto contento per loro. Parlano bene della proprietà e hanno un Presidente ambizioso. I miei amici di Reggio, anche tramite i social, hanno fatto intendere che se non dovesse essere questo l’anno della promozione in Serie A, ci riproveranno sicuramente il prossimo”.

Matteo D'Alessandro

D’Alessandro: “Avevo Insigne sulla mia fascia, mi ha fatto impazzire”

La Serie B 11/12, senza ombra di dubbio, è stata tra le più competitive degli utili anni: Torino, Pescara e Livorno. Ma anche Bari e Sassuolo. “In quell’anno, sempre con la maglia della Reggina, siamo riusciti a vincere contro il Pescara di Zeman, sia all’andata che al ritorno”. Un Pescara stellare, composto da tre ragazzi che, con il passare del tempo, scriveranno la storia della Nazionale Italiana. “C’erano Immobile, Verratti ed Insigne. Quando ci siamo affrontati, avevo dalla mia parte proprio Lorenzo: mi ha fatto impazzire! Erano solo contro movimenti e stop orientati, sono durato 70’. E’ stato bellissimo perché abbiamo vinto in entrambi i casi, il Pescara era la grande favorita”.

Le tre stelle di Zeman erano già al tempo luccicanti. “Si vedeva da subito che loro tre avrebbero fatto qualcosa di importante. Al tempo c’era già molto mercato su Verratti, lo stesso Insigne era di proprietà del Napoli”. Al Porto d’Ascoli, terzino sinistro e compagno di squadra, c’è Lorenzo Pasqualini. Anche lui, ex Ascoli, ha disputato quella Serie B. “Con Lorenzo, che quell’anno è retrocesso, ne parlo ogni tanto. Anche lui ricorda una Serie B imbottita di giocatori fortissimi. Lo stesso Torino, con Ventura in panchina, Ogbonna e D’Ambrosio in campo. Tutti giocatori di caratura nazionale ed internazionale”.

Le convocazioni con il Genoa di Milito e Thiago Motta

Facciamo un passo indietro nella lunga carriera di Matteo D’Alessandro. Torniamo adesso al 2008, quando il classe ’89 milita nella Primavera del Genoa. “Ai tempi non era come adesso – spiega il centrocampista – Non c’era Primavera 1 o Primavera 2. Addirittura, ad un certo punto, le società ti mandavano a giocare fuori. Io sono stato fortunato, l’ultimo anno di Primavera l’ho praticamente fatto tutto con la prima squadra”. La qualità a D’Alessandro non è mai mancata. La conferma infatti, arriva anche dalla cosiddetta ‘panchina corta’. “Giocavo il sabato, quando non ero direttamente convocato da Gasperini, oppure mi prendevano per stare dentro ai 20 della prima con Milito e Thiago Motta. Prima c’era la panchina corta, non era come adesso. Dovevi entrare dentro ai 18 o 20 convocati, quindi non era facile. Sono riuscito a farmi un paio di panchina in Serie A, ahimè senza mai esordire”.

Gian Piero Gasperini

“El Shaarawy? Lo prendevamo in giro per la sua cresta altissima”

Assieme a lui, in rossoblu, c’era un calciatore, un classe ’92 per l’esattezza, che rispondeva al nome di Stephan El Shaarawy. “Quando arrivò in Primavera era un ragazzino di 15 anni, arrivava dagli Allievi Nazionali. Nonostante l’età però, era davvero impressionante. – spiega D’Alessandro – Stephan riusciva a saltarti sempre con il controllo orientato. Noi lo prendevamo in giro perché arrivava al campo con una cresta altissima ed un modo di vestirsi decisamente appariscente”. Un giocatore fuori dal comune, già decisivo nelle partite importanti. “Quando vincemmo la Coppa Italia di categoria contro la Roma, lui fece gol. Poi andò a giocare con il Padova in Serie B ed ha proseguito il suo percorso”.

Matteo D'Alessandro
D’Alessandro ed El Shaarawy

Nonostante la distanza però, il legame tra i due resta ben saldo. “Abbiamo sempre avuto un bel rapporto. Quando siamo andati a giocare fuori, lui al Milan ed io al Monza, abbiamo avuto modo di incontrarci in un’amichevole al Brianteo e ci siamo scambiati le maglie. Ci siamo incontrati anche in Coppa Italia e una volta sono andato a trovarlo al Mapei Stadium per vederlo in azione con la casacca della Nazionale. E’ sempre stato molto carino nei miei confronti”.

D’Alessandro: “Vi racconto Perin e le sfide con Milito”

A far compagnia a Stephan e Matteo, in quel Genoa, arriva anche Mattia Perin. “Mattia? E’ arrivato più tardi. In quegli anni c’era un mio caro amico, Eugenio Lamanna, che adesso è al Monza. In prima squadra c’erano Rubinho, Scarpi, Lamanna e Perin”. Piccolo aneddoto che può far sorridere, vede protagonisti proprio il portiere, oggi alla Juventus, e l’ex Inter Diego ‘El Príncipe’ Milito. “In quegli anni, Perin diceva a Milito frasi del tipo ‘Dai Diego tira, tanto non mi farai mai gol’ con Diego che, appena arrivato dal Saragoza, si trovava di fronte un ragazzino della Primavera che lo provocava. Mattia aveva una personalità davvero molto forte”. Leggermente diverso invece, era Stephan El Shaarawy. “Essendo un po’ più taciturno, poteva sembrare che Stephan soffrisse la pressione. Ma in realtà non era così, in campo non aveva paura di prendersi le responsabilità. Sorrideva sempre allo scherzo ma non parlava moltissimo”.

matteo d'alessandro

Porto D’Ascoli, D’Alessandro: “Siamo una realtà piccola, vogliamo confermarci”

Dopo tanta Serie B e C, da qualche anno Matteo D’Alessandro ha scelto il Porto d’Ascoli del Presidente Vittorio Massi. Dopo la salvezza anticipata dello scorso anno, il club rivierasco vuole confermarsi. “Siamo consapevoli di essere una piccola realtà, un piccolo quartiere, ma vogliamo confermarci. Personalmente rifarei la scelta Porto D’Ascoli altre mille volte, ho trovato un ambiente sano, dove c’è serietà e competenza. Ringrazierò sempre il Presidente Massi”. A guidare i ragazzi c’è Davide Ciampelli. “Lui è stato il valore in più – spiega D’Alessandro – Ciampelli ha una voglia di fare importante, è molto attento in quello che è il suo lavoro. A breve si apre il girone di ritorno, che sarà tutt’altro campionato. Le squadre si sono rinforzate, hanno pescato dalle categorie superiori. Noi siamo consapevoli di avere uno zoccolo duro importante, con tanti giovani che devono ‘martellare’ per provare ad emergere”.

A cura di Davide Balestra