5 Maggio 2022

Picerno-Bitonto, chiesto il rinvio a giudizio per nove persone per la combine del 2019

Continuano le indagini per il match Picerno-Bitonto, andato in scena lo scorso 5 maggio 2019 a Rionero in Vulture

partite truccate

Continuano le indagini per il processo relativo alle combine nel match tra Picerno-Bitonto, disputato il 5 maggio 2019 a Rionero in Vulture (PZ). I lucani, in quel momento primi in classifica, avevano bisogno dei tre punti per festeggiare la prima, storica, promozione in Serie C. In caso di sconfitta, infatti, i rossoblù sarebbero stati raggiunti dal Cerignola, che avrebbe costretto il Picerno al play-off.

Dopo le penalizzazioni e le squalifiche delle persone indagate, la Procura di Bari, nella persona del PM Bruna Manganelli, nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio per nove persone, accusate di frode sportiva.

La ricostruzione di Picerno-Bitonto

Secondo la procura, in occasione del match, sono stati offerti – e poi ripartiti – 10.000 euro a quattro ex calciatori del Bitonto (ovvero Michele Anaclerio, Giovanni Montrone, Francesco Cosimo Patierno e Antonio Giulio Picci, con quest’ultimo che ha appena firmato con il Martina per il suo ritorno in campo, dopo aver scontato la squalifica di 20 mesi).

L’obiettivo era quello di alterare il risultato del match, poi finito 3-2, per consentire la storica promozione tra i professionisti al Picerno. Questa somma sarebbe il frutto di un accordo tra il Direttore Generale dei lucani Vincenzo Mitro e Domenico Giacomarro, a quel tempo allenatore dei rossoblù. A questi si aggiungono anche l’allenatore in seconda, Nicola Tramutola e un dirigente lucano Pietro Chiaradia.

Picerno-Bitonto

Il 31 agosto 2020, la giustizia sportiva ha emesso il suo primo verdetto. Picerno condannato alla retrocessione in Serie D (dopo aver ottenuto sul campo la salvezza in Lega Pro) e Bitonto penalizzato di 5 punti. A causa di questa penalità i pugliesi persero il primo posto regalando di fatto la Serie C al Foggia.

Nei giorni scorsi, poi, è arrivata la decisione della PM Bruna Manganelli di chiedere il rinvio a giudizio gli indagati. Il dado, ancora, non è tratto.