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Licata, Frisenna: “Ci davano per morti, ora inseguiamo un sogno. Catania? Spero di tornare”

Frisenna Licata

“Non mi aspettavo tu fossi interessato alla mia storia, questa intervista per me è un onore”. Per riuscire a presentarlo adeguatamente, forse, è meglio partire da qui. Perché Giulio Frisenna, giovane mediano classe 2002, è prima di tutto un ragazzo semplice.

Una persona capace, fin dalle primissime battute, di trasmettere genuina sicurezza tramite un impatto emotivo fresco, frizzante e alla mano. Peculiarità, queste, che appartengono senza dubbio anche al suo Licata: squadra-rivelazione del Girone I di Serie D. “Dopo il primo anno da under posso dire che questa è la mia seconda casa– ci racconta- qui ho sempre avuto la possibilità di esprimermi al meglio perché la società mi ha sempre accolto benissimo, facendomi sentire importante. Momento più bello? Quello che dovrà ancora arrivare: la qualificazione ai playoff”.

Frisenna e il pallone: tra amore ed ingegno

Ventisette partite, due gol (segnati rispettivamente contro San Luca e Cittanova), personalità da leader conclamato. Qualità senza dubbio importanti, quelle di Giulio Frisenna. Coltivate grazie ad un amore viscerale. “Ho iniziato a giocare a 4 anni, ho sempre guardato calcio con papà e la passione nasce sicuramente grazie a lui. Idoli? Pogba, Pirlo e De Bruyne: tutta gente che gioca in mezzo al campo.”

I riferimenti sono importanti, specie se supportati da idee precise. “Gioco spesso da mediano, qualche volta da mezzala – spiega il ragazzo – adoro verticalizzare, ci sono tante cose da migliorare ovviamente ma credo che l’intelligenza tattica sia importante. Lo star bene in campo è una peculiarità che sento mia”.

Frisenna sul Catania: “Ci spero ancora”

Il percorso è già chiaro, reso speciale da un’amore, quello per i colori rossazzurri, che indirizzano il sogno in maniera romantica. “Sono catanese, cresciuto con quella maglia fin dai pulcini e quest’anno ero ancora lì dopo il doloroso fallimento. Ritengo forte motivo di orgoglio la chiamata di una società così ambiziosa, giocare al Massimino per il Catania è un sogno che coltivo ancora adesso, sono tornato da avversario ed è stata un’emozione contrastante, credo che il pubblico abbia fatto la differenza”.

Il trasporto per Giulio è palpabile, percepibile già dal tono di voce squillante, specie se coinvolto nel ricordo della prima volta tra i grandi. “Eravamo a Vibo Valentia con Baldini allenatore: non mi sembrava vero di poter entrare, ho fatto 30’ ai supplementari e vincere è stata la ciliegina sulla torta”. Sensazioni forti, memorabili. Rese ancora più importanti dal pensiero che vola a due amici speciali, abili e perseveranti nello spiccare il volo. “I fratelli Carboni? Li seguo sempre, sono ragazzi splendidi: Frankito giocava con me da sotto età e si vedeva fosse fortissimo poiché era dotato di un fisico imponente ed un passo da categoria superiore.

“Valentin è cresciuto tantissimo, la sua qualità non è mai stata in discussione, così come la professionalità di entrambi, sempre puntuali ed attenti ai dettagli. Sono contentissimo per loro”.

Licata-Sant’Agata: Frisenna e il pass per il destino

Le origini pulsano dentro ma per diventare grande serve svezzare il talento. Disegnare sulla mappa il proprio posto nel mondo dal quale assorbire fiducia. In una parola? Licata. “Campanella è stato il primo a darmi fiducia, a gettarmi nella mischia nonostante fossi il più piccolo– confida Giulio Frisenna – mi ha dato grosse responsabilità. Sono cresciuto molto con lui perché tra giovanili e prima squadra ci sono tante differenze e certe cose si imparano solo giocando”.

Credit: Riccardo Caruso

La luce si accende ma per brillare, forse, dopo sei mesi in disparte alla base, c’è bisogno di un’altra esperienza formativa. “Alla chiamata del Sant’Agata non ho resistito. Venivo da un periodo difficile, non ero preso in considerazione e lì ho trovato una società sana. Giampà è un grande allenatore, così come Vanzetto, al tempo suo secondo, entrambi stanno facendo due ottimi campionati, nell’ambiente si respira grande serenità”.


La stessa serenità con la quale Giulio, ormai maturo, capisce che nel Catania targato Ross Pelligra non c’è sufficiente spazio per lui. “Sono andato via perché essendo un ragazzo ho bisogno di giocare, ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti. Penso a Rizzo, Rapisarda, De Luca e Sarao, gente che mi ha sempre aiutato. Studio Ciccio Lodi, ne riguardo le partite, ammiro il suo calcio. Spesso si dice che non corre, eccome se lo fa per smarcarsi essendo sempre marcato a uomo. Sono veramente entusiasta della promozione, ci ho sempre creduto. La piazza merita altre categorie”.

Licata, Frisenna tra presente e futuro

Il presente di Frisenna oggi si chiama (ancora) Licata. Una piazza ambiziosa, capace di orientare le virtù con la giusta pazienza. “Appena ho potuto sono subito tornato perché qui mi sono trovato benissimo. La nostra forza? Il gruppo. Gente come Orlando, Cristiano, Rotulo, Vitolo e Minacori porta l’allegria che poi si riflette sul campo, giochiamo bene e adesso vogliamo alzare l’asticella dopo che ad inizio anno ci davano per morti. Tutti, dal presidente al direttore Martello, dal magazziniere, il mitico Zio Pippo, a mister Romano mi hanno fatto sentire a casa. Il tifo la domenica dà una grande mano ed è giustamente ambizioso”.

Catania-Licata

Calcio, gratitudine ma non solo. Chi è Giulio fuori dal campo? “Un ragazzo attaccato alla famiglia, mi stanno sempre vicino. Così come la mia Giorgia che da cinque anni mi dona tanta forza. Dopo gli allenamenti, oltre a guardare tante partite studio per l’Università di scienze motorie, lo studio può servire sempre. Futuro? Sogno di giocare A e Champions League, di creare una famiglia. Grazie a tutti i tifosi del Licata, non potrò mai dimenticare il loro calore, meritano i playoff e anche oltre. Daremo tutto per loro”. Promesse sincere, voce pronta a sprizzare entusiasmo. Giulio Frisenna vuole colpire, gli ingredienti ci sono tutti, il ragazzo riccioluto, specialista nel bolide da fuori area è decisamente pronto a far parlare ancora di se.

A cura di Damiano Tucci