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Blanco vince a Sanremo, ma prima giocava in difesa: il racconto di chi lo ha visto crescere (nel calcio)

Dopo il terzino classe 2001 Angelo Ndrecka, oggi di proprietà della Lazio ma in prestito al Teramo, e l’attaccante esterno classe 2002 Mattia Tirelli, oggi nel girone B di Serie D al Real Calepina in prestito dalla Feralpisalò, in casa Vighenzi è esploso il talento classe 2003… Blanco. O meglio, dovremmo chiamarlo Riccardo Fabbriconi, ma continueremo a chiamarlo Blanco perché è con questo nome che è esploso nel mondo… della musica.

Blanco

E sì, la Vighenzi, squadra di Promozione lombarda, oltre a sfornare talenti nel mondo del calcio, lanciando tantissimi ragazzi dal settore giovanile direttamente in Prima Squadra, è riuscita a sfornare anche un fenomeno musicale di livello nazionale. Inconsapevolmente, però, come hanno raccontato a SerieD24.com coloro che lo hanno cresciuto nella squadra di Padenghe sul Garda. Ma facciamo un passo veloce alle origini della sua carriera di giocatore.

Gli inizi di Blanco da calciatore e quel provino col Lumezzane

Nato a Calvagese della Riviera, vicino Brescia, il piccolo Riccardo – anzi, Blanco – aveva cominciato a giocare a calcio nel suo paese, all’oratorio. Arrivò, però, intorno al 2014, all’eta di appena 11 anni, la possibilità di andare a sostenere un provino per il Lumezzane (allora club di Lega Pro, oggi in Eccellenza). Fu lo zio Lino Parmigiani ad accompagnarlo lì, dove incontrò l’allora responsabile del settore giovanile rossoblù Cristiano Sala.

Riccardo ha sempre avuto una grande passione per il calcio – ha affermato lo zio a suo tempo sui canali ufficiali del club, dichiarazioni segnalate dall’ex allenatore delle giovanili Gianluca Urgnani. Un giorno lo portai a un provino del Lumezzane e lo presero. Giocava da difensore e, secondo me, anche nel calcio avrebbe fatto carriera perché è uno tosto e deciso con un carattere molto forte. Tant’è che, in un’occasione recente, avrebbe dovuto giocare nella Nazionale Cantanti su invito, ma decise di non partecipare perché gli dissero che avrebbe giocato soltanto pochi minuti“.

Blanco Lumezzane
Blanco (il primo in basso da sinistra) coi Pulcini del Lumezzane. FOTO: Lumezzane

La passione per il canto l’ha sempre avuta grazie al papà che amava cantare. Riccardo è cresciuto con le canzoni italiane degli anni ‘60, ‘70 e ‘80. Era la disperazione di sua mamma perché cantava ovunque e aveva trasformato la cantina in uno studio di registrazione. Poi ha pubblicato le sue prime canzoni su YouTube e da lì ha intrapreso la sua carriera di cantante“, concluse lo zio. Ma ci arriveremo con più calma.

L’arrivo alla Vighenzi, via Feralpisalò

Successivamente, Riccardo Fabbriconi – al periodo della categoria Esordienti – è passato alla Feralpisalò, dove però non ha avuto davvero molta fortuna. Questo lo ha portato alla Vighenzi, squadra con cui esiste una sinergia ‘di mercato’, si può dire. “Lui è arrivato da lì nel 2017/18, a 14 anni, e iniziò già a giocare con gli Allievi classe 2002 da sotto-età, prima di terminare la stagione con i Giovanissimi vincendo il campionato regionale di quell’anno – ha raccontato Alberto Locatelli, responsabile del settore giovanile della Vighenzi da 15 anni. Nella stagione successiva ritornò a giocare con gli Allievi classe 2002, aggregandosi in pianta stabile in rosa pur essendo un 2003. L’anno dopo ancora, ovvero il 2019/20, la stagione dello scoppio della pandemia, con gli Allievi stavolta di pari età, gli venne anche affidata la fascia di capitano“.

Blanco
Blanco (il quarto in alto da destra) campione regionale con le giovanili della Vighenzi

L’allenatore Vittorio Sandrini, che lo ha cresciuto in quegli anni, ha confermato il suo iter calcistico, per poi rivelare che: “Riccardo era un difensore centrale moderno, non altissimo ma aveva dei piedi buoni. Gli piaceva stare col pallone tra i piedi e cominciare l’azione. Mostrava delle belle qualità come calciatore, anche quando si aggregò stabilmente con i 2002 da sotto-età. Quell’annata fu davvero molto buona per lui, riuscii a ritagliarsi un importante spazio“.

La decisione che ha spiazzato tutti

Verso la fine del 2019 – ha proseguito Locatelli – in un colloquio scoprimmo la volontà di Riccardo di non proseguire nel suo percorso calcistico, di farsi da parte. Praticamente, la frase che Blanco ci disse fu: «Sono arrivate delle opportunità musicali». Conoscevamo già la sua passione per la musica, ma io e l’allenatore ci chiedevamo: «Ma com’è possibile? Questo ragazzo è bravo, poi è il capitano… Va bene la passione e i video che aveva già pubblicato su YouTube, però…». Mai potevamo pensare che sarebbe arrivato in così poco tempo a cantare al Festival di Sanremo“.

Quando uscì l’argomento – ha ribadito l’allenatore Sandrini – io e il responsabile indagammo in segreto su questa sua passione, in realtà per capire le intenzioni del ragazzo. Si percepiva una passione davvero forte, che lo coinvolgeva davvero. Nel momento in cui ci chiese di andar via, però, non ci credevamo, ridevamo di questa cosa, perché Fabbro (lo chiamavano Fabbro, diminutivo del cognome, ndr) era comunque un ragazzo di 16 anni, che aveva solo pubblicato dei video su YouTube, oltre ad essere il nostro capitano“.

Io gli dissi ironicamente: «Fabbro, ma smettila di dir cavolate. Lasci così la squadra? Pensaci bene, non fare lo stupido e non farti sogni strani». Anche perché, magari, avrebbe finito per perdere di vista una strada e non progredire nell’altra. In quella prima occasione riuscimmo a convincerlo a restare, «provo a conciliare le due cose» disse, ma poi venne sempre meno e, in un secondo momento – complice l’arrivo del Covid – ha smesso e non siamo riusciti più a trattenerlo“.

E nello spogliatoio si cantava già “Notti in bianco”…

Locatelli prima e l’allenatore Sandrini poi hanno anche parlato del ragazzo che hanno conosciuto, oltre al calciatore. “Era davvero introverso, non parlava tanto, ma era un leader, lo seguivano tutti. Non per niente l’allenatore lo aveva reso capitano. Lui era di poche parole fuori dal campo, ma in campo faceva i fatti. Poi alle volte se ne scappava col pallone tra i piedi mentre era un difensore, era già un artista sul terreno di gioco (ride, ndr)“.

Non era uno con cui scambiare tante chiacchiere – ha confermato Sandrini – ma ogni cosa che diceva la faceva. Mi ricordo che nello spogliatoio i ragazzi cantavano uno dei suoi primissimi brani, «Polaroid», e poi tutti insieme cantavamo in anteprima «Notti in bianco», che già conoscevamo. I compagni cantavano a squarciagola, andavano già fortissimo i suoi pezzi. «Notti in bianco», poi, è una canzone che è diventata ufficiale solo a luglio 2020: sentirla alla radio dopo averlo avuto in squadra quasi tre anni è stato parecchio emozionante. Per noi, all’inizio, poteva essere qualcosa di divertente. Invece, poi, a vedere quello che è successo, è tutto pazzesco. Fino a ieri portava la sacca dei palloni al campo, oggi canta a Sanremo“.

Addirittura, alla sua prima apparizione, sulla carta parte come uno dei favoriti alla vittoria finale della 72ª edizione del Festival, in coppia con il già vincente Mahmood con la canzone «Brividi». E pensare davvero che, solo fino a due anni fa, senza pandemia, giocava a calcio e avrebbe potuto scrivere una storia diversa. L’allenatore, però, chiude ricordando una promessa strappata al suo ex difensore: “Un mesetto fa, io e il vice presidente Oscar Rodella, che avevamo un bel rapporto con lui, gli abbiamo detto: «Quando riesci a tornare qui in zona, ci devi promettere un allenamento con la Prima Squadra e una serata insieme». So per certo che manterrà la promessa, perché so di sicuro, conoscendolo, che un po’ gli manca questa realtà“.

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Articolo e interviste a cura di Lorenzo Gentile