27 Marzo 2022

“A Brescia mi sentivo un supereroe”: Andrea Caracciolo, fedelissimo “Airone”

E' nato difensore, ma il suo primo allenatore lo trasformò in Airone: "Brescia è casa mia, a Lumezzane ho ritrovato serenità"

ex attaccanti serie a dilettanti

Alcuni volatili ci mettono un po’ di tempo prima di spiccare il volo e ovviamente anche gli aironi fanno parte di questa famiglia. Perché proprio l’airone? Nel calcio abbiamo assistito a tante esultanze di ogni genere, ma ce ne sono alcune che difficilmente dimenticheremo, tipo quella di Andrea Caracciolo, soprannominato “airone” proprio per il suo modo di gioire ogni qualvolta buttava la palla in rete.

Come detto in precedenza, non tutti i volatili spiccano subito il volo. Caracciolo, come si leggerà poi nell’intervista a noi rilasciata, ha iniziato prima a giocare in difesa, poi è stato spostato a centrocampo e infine, anche grazie alla visione del suo primo allenatore, ha definitivamente spiccato il volo verso il reparto avanzato, ossia l’attaccante. Dopo una carriera tra i professionisti, ha appena vinto il campionato di Eccellenza con il Lumezzane, segnando anche 8 gol.

Caracciolo non ha bisogno di tante presentazioni: centravanti completo, forte fisicamente e nel gioco aereo in grado di fare reparto da solo. Abile nel proteggere palla per far salire la squadra favorendo i compagni con le sponde, questo anche grazie alle sue eccellenti doti fisiche. Sa calciare e giocare con entrambi i piedi e all’occorrenza può ricoprire anche il ruolo di seconda punta.

Cresciuto nei settori giovanili di Milan, Solbiatese e Alcione, Caracciolo fa il suo esordio in Serie D con la maglia del Sancolombano, squadra all’epoca allenata da Paolo Sollier, colui che cambiò radicalmente il percorso calcistico di Caracciolo portandolo al ruolo di attaccante. Da lì il trasferimento in Serie C1 al Como e poi in prestito in C2 alla Pro Vercelli.

Poi la prima chiamata del Brescia nel 2001-02, ma nonostante una doppietta contro il Piacenza e un esordio in Serie A niente male venne girato in prestito al Perugia. Di nuovo a Brescia, questa volta per restarci dal 2003 al 2005 e ritornarci, per la seconda volta, nel 2008 dove ci resterà fino al 2011. In mezzo, però, esperienze poco prolifiche con Sampdoria e Palermo, anche se in Sicilia assaporerà l’esordio europeo e anche l’emozione di segnare nello storico Upton Park, all’epoca casa del West Ham.

Anche Genoa e Novara non furono tappe memorabili per Caracciolo, ma dopo queste brevi parentesi riecco di nuovo la sua Brescia che per la terza volta decide di acquistarlo. Qui, dal 2012 al 2018, metterà definitivamente la parola fine con la maglia delle rondinelle, ma allo stesso tempo riuscirà a centrare tantissimi traguardi, uno su tutti il 102esimo gol eguagliando il record di Virginio De Paoli.

Dopo aver lasciato Brescia da Re, ecco di nuovo la Serie C, questa volta con la Feralpisalò dove totalizzerà 53 presenze e 20 reti dal 2018 al 2020. Adesso in Eccellenza, a Lumezzane, società che tra le altre cose ha un ambizioso progetto ed è appena stata promossa in Serie D.

Un “tulipano” rossonero nel suo cuore

Nato a Milano e tifoso del Milan. Il suo idolo non poteva essere che il “Cigno di Utrecht“: “Il mio calciatore preferito era Marco Van Basten. Era il mio grande idolo. Non mi sono ispirato né a lui e né a nessuno. Cercavo di fare del mio meglio sfruttando le mie qualità”.

Una famiglia di calciatori dal padre allo zio, passando per il fratello

Suo papà è stato un centrocampista, suo fratello giocava a Varese e suo zio, cosa non da meno, si aggiudicò l’etichetta di miglior calciatore di un Torneo di Viareggio: “Sicuramente la mia famiglia è stata molto importante a trasmettermi la passione per il calcio. Poi, probabilmente, sono stato il più fortunato di tutti ad andare avanti”.

Nasce difensore, anche piuttosto moderno ed elegante

Prima in difesa, poi a centrocampo e infine in attacco per spiccare il volo. Il suo allenatore dell’epoca ci ha visto bene: “Sono cresciuto come difensore centrale, ero anche elegante e mi piaceva uscire palla al piede e impostare il gioco. Poi verso i 16 anni mi hanno spostato centrocampista e siccome cominciavo ad avere anche il vizio del gol, una volta arrivato al Sancolombano Paolo Sollier mi vide così alto e mi disse: “Tu con quelle gambe lì cosa fai a centrocampo? Vai davanti”. Così mi ha spostato in avanti e da lì è iniziata la mia carriera”.

Dopo Como e Pro Vercelli, arriva la chiamata del Brescia

A Brescia, sotto la gestione di Carlo Mazzone arriva l’esordio in Serie A contro il Bologna: “E’ stata un esperienza incredibile perché io arrivavo dalla Serie C dove prima al Como non avevo praticamente mai giocato, se non in Coppa Italia e nelle amichevoli del giovedì dove segnavo sempre. Però in campionato non ho mai avuto spazio. Alla Pro Vercelli ho giocato senza segnare mai però. Gianluca Nani, all’epoca direttore sportivo del Brescia, aveva visto in me delle qualità che poi si sono dimostrate vere. Quindi credo che sia stato un colpo di fortunata avere lui a vedermi in un gara”.

Esperienza a Perugia poco fortunata. Si ritorna a Brescia

Dopo il prestito poco produttivo in Umbria, Caracciolo torna al Brescia dove dal 2003 al 2005 colleziona 65 presenze e 24 reti: “Ero giovanissimo. Sono state esperienze bellissime, ma a Brescia sono sempre stato predestinato perché sin dalla mia prima partita da titolare ho fatto una doppietta in casa col Piacenza. Poi mi sono confermato nelle due stagioni in Serie A con 24 gol in due stagioni, numeri che se fossero stati fatti in questo calcio di adesso sarebbero eccezionali. Però è stato sicuramente un bel passaggio”.

Dopo Brescia si vola in Sicilia, a Palermo

In Sicilia arrivano anche i primi gol europei. Parliamo di Anothosis e West Ham, entrambe affrontate in Coppa Uefa: “La Coppa Uefa con il Palermo è stata una grande esperienza. Ricordo maggiormente il gol contro il West Ham perché lì c’era gente come Mascherano, Tevez e Ferdinand e nonostante ciò riuscimmo a vincere quella partita 1-0 con cross di Aimo Diana e io, con un colpo goffo di ginocchio, son riuscito a buttarla dentro. Tra l’altro giocavo con il numero 10. Un bellissimo ricordo all’Upton Park”.

Dopo Palermo si ritorna su, in Liguria questa volta con la Sampdoria

Nel 2007 arriva la chiamata della Samp, ma numeri alla mano non è stata un’esperienza memorabile: “La Sampdoria fu un’esperienza strana, nel senso che arrivai direttamente dal viaggio di nozze e non riuscii a inserirmi bene in quel gruppo per colpa mia. Poi l’allenatore Mazzarri non mi vedeva bene, anzi, non si comportò per quello che mi diceva, ma sicuramente non è stata colpa sua, ma bensì mia per non aver gestito bene alcune situazioni. E’ stata comunque una bella esperienza per poter crescere”.

Poteva andare ai Rangers, ma ha scelto (col cuore) di tornare a Brescia

Nel gennaio 2008 si erano fatti avanti con decisione i Rangers, ma ha preferito fare una scelta di cuore ritornando al Brescia: “Il ritorno con le Rondinelle è stato merito di Gianluca Nani. Mi chiamò e mi tratto come un Re, facendomi sentire il giocatore più forte del mondo. Era proprio quello che in quel momento io avevo bisogno perché arrivavo da quell’esperienza alla Samp dove giocai poco e quindi mi fece scattare le farfalle nello stomaco. Poi Brescia sono stato sempre bene, ho tanti amici, tante belle esperienze e avevo voglia di tornare a casa. A volermi non furono solamente i Rangers, ma anche il Torino di Cairo. Potevo scegliere benissimo anche di rimanere in Serie A, ma il richiamo di casa è stato troppo forte ed emozionante”.

L’esultanza di Caracciolo dopo la vittoria per 2-1 contro il Trapani che è valsa la permanenza in Serie B del Brescia

Brevi e poco fortunate parentesi con Genoa e Novara

Con Genoa e Novara non sono stati momenti da ricordare: “Anche le esperienze con Genoa e Novara sono state strane. Avevo mia moglie incinta, doveva partorire ad ottobre e quindi la mia testa era a casa con lei e i miei bambini appena nati. Ricordo che a Genova per tanti giorni facevo avanti e indietro da Milano durante la settimana il che per un calciatore professionista era deleterio. Stessa cosa a Novara; bambini appena nati, non dormivano la notte, campo sintetico e trovai qualche difficoltà”.

Terzo ritorno a Brescia e qui si scrive definitivamente la storia

Il terzo ritorno al Brescia non è una cosa banale, anzi. Caracciolo realizza il suo centesimo gol contro l’Ascoli realizzando una tripletta, contro il Varese è salito a quota 102 eguagliando una leggenda del club come Virginio De Paoli e nel 2015, cosa non da meno, realizza il centesimo gol in Serie B diventando il secondo calciatore (dopo Roberto Paci con la Lucchese negli anni ’90) ad aver realizzato almeno cento marcature in B con la stessa squadra: “Tutti questi traguardi raggiunti col Brescia mi fanno enormemente piacere e ripagano di tutte le scelte e rinunce fatte. Non avevo mai pensato di arrivare così in alto con questa maglia, ma mi ripaga di tutte le rinunce fatte. Avrei potuto fare qualche anno in più in A, ma sono comunque contento e onorato di aver fatto tutto quello che ho fatto a Brescia”.

Andrea Caracciolo con lo storico Presidente del Brescia Luigi Corioni

Dopo aver scritto la storia a Brescia, arriva la Feralpisalò

Dopo aver dato tutto con la maglia dei bresciani, ecco la chiamata della Feralpisalò in Serie C: “Alla Feralpisalò sono arrivato che mentalmente ero morto perché ero convinto di poter finire la mia carriera nel Brescia. Il primo anno non andò benissimo perché la mia testa era ancora lì, secondo meglio, poi ci fu la pandemia. Arrivò il direttore sportivo e non scattò questa scintilla. Anche con la Feralpisalò, però, è stata una buona esperienza”.

Dalla A alla D, passando per l’Europa e infine l’Eccellenza a Lumezzane

Dopo tanti anni vissuti praticamente su quasi tutti i campi italiani, decidi di andare a Lumezzane per sposare l’ambizioso progetto della società: “La chiamata è nata tutta grazie a Piero Serpelloni, un amico che conosco dai primi anni di Brescia. Ero in Sardegna e lui chiamò per chiedere consigli su un professionista e io gli feci la domanda: “Scusa, ma che categoria fa adesso il Lumezzane?” e lui si fece tanti giri mentali e organizzò un incontro con Camozzi. A questo incontro ci andai volentieri. Presi l’aereo e venni a Brescia per incontrarlo e fu subito un incontro di grande stima e fiducia. Il Lumezzane mi ha fatto tornare l’entusiasmo che avevo perso dopo il mancato rinnovo col Brescia. Il primo anno è stato un po’ difficile perché ci sono state tante situazioni poco lucide, ma quest’anno invece ci sono stati dei miglioramenti sotto tutti i punti di vista e sono molto contento di far parte di questa società”. Nell’ultima giornata il Lumezzane ha ottenuto la promozione in Serie D e Caracciolo ha contribuito con 8 gol.

Il gol più bello in carriera? Sono tutti bellissimi, ma uno in particolare..

Di destro, di sinistro, di testa e anche su rigore dove anche lì ha sbagliato raramente. Lo score, infatti, parla di 50 gol su penalty su 61 calciati: “Per un attaccante il gol più bello sono tutti quelli che ha fatto. Perchè ogni gol realizzato di destro, di sinistro o di testa sono tutti belli e importanti. Noi viviamo per il gol che sia bello o brutto. Il rigore contro il Torino nella finale Play Off è quello alla quale sono più legato, perchè è quello che poi coronò una grande stagione in campionato fatta di 24 gol in campionato più uno ai Play Off. Il gol del 2-0 che ci permise poi di festeggiare la promozione in Serie A”.

La partita più bella? Tutte le 400 presenze con il Brescia

Caracciolo ne ha giocate tante, anche con maglie diverse, ma le presenze più memorabili restano e resteranno sempre quelle di Brescia: “Nessuna partita potrò dimenticare, perché per me ogni volta che indossavo la maglia del Brescia era come essere un supereroe. Non voglio citarne una in particolare, ma bensì tutte le 400 presenze che ho fatto con quella maglia lì”.

Il feeling con gli allenatori e non solo con Carlo Mazzone

Tantissimi allenatori in carriera, in particolare Carletto Mazzone ai tempi di quel famoso Brescia che è ancora stampato nel cuore di tutti i tifosi e anche di chi ama il calcio. Ma per Caracciolo non è l’unico allenatore da ricordare: “Con Giuseppe Iachini facemmo una cavalcata incredibile e raggiungemmo la A. Posso dire anche Gigi Cagni arrivato a Brescia nel momento giusto e con lui mi sono divertito tantissimo. C’è stato anche Serse Cosmi col quale avevo instaurato un bel rapporto, il primo Mazzone anche, uomo d’altri tempi. Mi sono trovato bene quasi con tutti gli allenatori”.

Intervista di Gerardo Guariglia