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Otto risultati utili consecutivi, il Barletta non si ferma e sogna la promozione
Un successo dopo l’altro, otto risultati utili consecutivi alle proprie spalle: il Barletta sogna, e anche Massimo Paci. “Una piazza incredibilmente calorosa: qui servono i fatti e non le parole”. Determinazione, costanze e tanta passione contraddistinguono indubbiamente l’ex Brescia.
L’allenatore biancorosso mantiene i piedi ben saldi a terra nonostante l’entusiasmo generato dai suoi primi successi sulla panchina del club pugliese. Il distacco di sette punti dalla vetta rappresenta un ostacolo reale.
Paci ha trovato una squadra “già allenata bene”, ma la regola da seguire adesso è soltanto una: la concentrazione. Per continuare la risalita, la costanza dovrà rimanere ai massimi livelli. Il Barletta è terzo, la strada è ancora lunga. Questa l’intervista al “Corriere dello Sport”.
Nonostante lo scetticismo iniziale di una parte della tifoseria, legato a un lungo digiuno di vittorie che lo aveva caratterizzato nel 2023, Paci è riuscito a invertire la rotta: “Quando una piazza importante come Barletta prende un allenatore che l’anno prima è stato esonerato, è normale che ci sia qualche dubbio. La gente vuole sempre il massimo per la propria squadra. Per me è fondamentale dare ai ragazzi serenità. Se il primo a essere ansioso e stressato è l’allenatore, i giocatori non ne giovano. Ci sono io accanto a loro“.
E il salto in Serie C è ancora solo un sogno? Per l’ex Parma non è così: “Sette punti non sono pochi. Guardare la classifica adesso sarebbe un errore di ragionamento: significherebbe fare calcoli, provare a prevedere il futuro. Non abbiamo la sfera magica. Dobbiamo vivere il presente, allenarci bene oggi e pensare alla prossima partita”.
“Girone H? Il calcio è sempre difficile, soprattutto quando lotti per obiettivi importanti” – continua l’allenatore biancorosso – “Se non sei concentrato puoi perdere una partita anche su un’unica ripartenza. La vera formazione arriva dalle batoste, i momenti difficili ti fanno capire chi sei davvero. Questo lavoro non è solo tecnico: è gestione dell’ambiente, delle persone”.
E conclude: “Posso provare a far credere in un sogno, in una rincorsa. Dormire e riposare bene è importante, ma non garantisce le vittorie. La differenza la fa quello che i giocatori vogliono dare. Cerco di essere me stesso, di imparare dagli errori che ho fatto. Alla fine conta vincere, conta il rapporto con i giocatori. È quello che fa la differenza. L’ambiente è fantastico, una piazza caldissima. Non me l’aspettavo così. Questo aumenta la responsabilità. Non ho grandi discorsi da fare: voglio che parlino i fatti e il campo“.