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Reggina, Barillà: “Non ci aspettavamo le difficoltà di inizio stagione. Il ritorno? L’ho sempre desiderato”

Vero leader e innamorato di Reggio e della Reggina, il capitano amaranto Antonino Barillà si racconta.

La Reggina continua a vincere: contro la Gelbison è arrivata la nona vittoria consecutiva, questa volta però al termine di una prestazione non brillante né dominante dal punto di vista del gioco. Gli uomini di Torrisi, però, hanno ormai ben chiare le linee guida di questo campionato: per vincere su certi campi occorre “rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani”. Così ha fatto la Reggina che, nel finale di una partita bloccata, ha conquistato un calcio di rigore al 90’.

Chi avrebbe potuto battere un rigore così determinante per il proseguo della stagione? Chi se non il capitano Nino Barillà, figura centrale e simbolo di una Reggina che da un paio di anni cerca di uscire dalla Serie D per tornare nei professionisti. Al capitano amaranto, oltre alle prestazioni condite da gol e assist (25 e 9, per l’esattezza, nelle ultime tre stagioni), non sono mai mancate leadership, personalità e coraggio. Così, appena entrato in campo, il numero diciassette si è preso il pallone ed è andato sul dischetto.

Sapevamo che sarebbe stata una partita abbastanza sporca, con tanti duelli, e che non potevamo mancare sotto l’aspetto agonistico – spiega Barillà –. Questo non è successo: la squadra ha tenuto testa, ha battuto colpo su colpo, ha fatto legna quando si doveva fare legna. La partita che avevamo preparato era questa. Alla fine c’è stato l’episodio del rigore, che ha coronato la nostra prestazione con i tre punti.”

Lo scorso anno Barillà aveva vissuto una situazione simile: a Scafati, in uno scontro diretto sul punteggio di 1-1, si prese la responsabilità di calciare un rigore decisivo, ma il pallone si stampò sulla traversa. Gli dei del calcio, però, spesso concedono una seconda possibilità, ed è probabilmente quella che è stata data al capitano amaranto: “Sono del parere che il calcio ti dà e ti toglie – afferma il capitano –. L’anno scorso ci ha tolto qualcosa, quest’anno nell’episodio del rigore ci ha dato qualcosa. Il calcio regala sempre emozioni, sia positive che negative. Sicuramente il rigore non era facile e ho voluto prendermi questa responsabilità perché noi viviamo di questo: di responsabilità, di critiche, di parole. A me piace prendermi queste responsabilità, soprattutto perché era un rigore che coronava la prestazione dei miei compagni. Lo dovevo battere e lo dovevo segnare.”

Reggina, tra difficoltà e ripresa, Barillà: “A volte pensi che tanto la partita la risolve qualcuno, ma nel calcio non è così”

La squadra calabrese non aveva iniziato nel migliore dei modi la propria annata: dopo dodici partite si trovava addirittura a ridosso della zona play-out, a -12 dalla vetta. Barillà prova a spiegare così le difficoltà della prima parte di stagione: “Non ci aspettavamo una partenza del genere. Se qualcuno ce lo avesse detto prima, non ci avremmo creduto. Si sono incastrate delle cose difficili da spiegare, ma che nel calcio esistono. A volte pensi di essere più forte di tutti o che tanto la partita la risolve qualcuno, ma nel calcio non è così. Bisogna lavorare, sudare e impegnarsi. Questo a noi non è mai mancato, ma spesso è mancato l’episodio, come invece è successo ieri. Siccome viviamo di risultati e i risultati sono venuti a mancare, si è cercato di cambiare qualcosa nel metodo di lavoro, e questo cambio ha portato benefici.”

Il “cambio” a cui si riferisce il capitano amaranto riguarda l’avvicendamento in panchina: dopo la sconfitta interna contro la Vigor Lamezia, Bruno Trocini è stato sostituito dall’ex Trapani Alfio Torrisi. Un cambio che ha portato benefici, soprattutto sul piano mentale: “Torrisi ha cambiato un po’ la mentalità di tutti, ha alzato l’intensità e ha cercato di portare il suo modo di vedere il calcio. Ha un po’ ripianato le gerarchie che esistono, ma che non devono essere un vincolo. È giusto che ognuno abbia la sua possibilità. Abbiamo una squadra di 30 ragazzi che potrebbero giocare tutti tranquillamente. Adesso viviamo un bel momento, ma mancano ancora 12-13 partite e non possiamo permetterci di ammorbidirci.”

Reggina, Barillà: “L’importante è che ognuno si faccia trovare pronto”

Il girone I di Serie D, dopo un paio di stagioni, è tornato a essere “senza padrone”. Dopo i recenti domini di Catania, Trapani e Siracusa, quest’anno in vetta si sono alternate diverse squadre, rendendo il campionato equilibrato e difficile da pronosticare: “È un campionato livellato, dove tante squadre si stanno dando battaglia. In pochi punti ci sono quattro o cinque squadre quindi è un campionato molto equilibrato. Noi veniamo da una serie positiva che ci ha permesso di recuperare tanto distacco, e una parte fondamentale l’ha avuta il nostro pubblico. Nei momenti di difficoltà si è stretto attorno a noi e ci ha dato una spinta importante. Mi auguro di continuare a regalare soddisfazioni anche a loro, perché se lo meritano.

La Reggina, nell’ultimo periodo, ha dovuto fare i conti con diversi infortuni importanti, tra cui quelli di Porcino, Adejo, Ragusa e dello stesso Barillà, appena rientrato dopo la frattura della mandibola. Nonostante queste assenze, la squadra ha risposto con un filotto di nove vittorie consecutive, portando tifosi e addetti ai lavori a interrogarsi sul possibile passaggio in secondo piano dei cosiddetti “senatori”. Barillà, da vero capitano, però non ha dubbi: A noi queste voci non toccano. Siamo 30 calciatori a disposizione per un’unica causa. L’importante è che ognuno, quando è chiamato in causa, si faccia trovare pronto. L’obiettivo è comune e non c’è spazio per le cose personali.” Nel frattempo Torrisi ha individuato per il capitano il ruolo di trequartista alle spalle della punta, una posizione diversa rispetto alla sua carriera: “È un ruolo che mi piace. Diciamo che sono un trequartista atipico, però ti permette di stare vicino all’area di rigore, quindi stai sotto porta e la vedi in maniera diversa rispetto al passato.”

Reggina, capitan Barillà: “Tornare alla Reggina era l’unico obiettivo che avevo in mente”

Antonino Barillà ha vissuto una carriera importante, con quasi 100 presenze in Serie A e oltre 300 in Serie B. Probabilmente avrebbe potuto fare scelte diverse, ma tre anni fa ha deciso di tornare dove tutto è iniziato, a casa. “Da qualche anno mi ero prefissato l’obiettivo di tornare a casa, qualunque fosse la categoria e qualunque problema ci fosse. Il mio pensiero era quello. Per me tornare alla Reggina significava indossare la maglia della mia città: quello era l’unico obiettivo che avevo in mente, non accettavo nient’altro. Purtroppo ci sono state delle vicende che hanno portato la Reggina in Serie D, ma per me non è cambiato niente. Il mio pensiero era solo quello e l’ho portato avanti fino alla fine.

E per il futuro? Barillà guarda solo al presente: “Al momento lavoriamo di partita in partita, quindi non guardo oltre la settimana. Poi a fine anno vedremo cosa fare. Non ho nessun pensiero particolare: penso a godermi al massimo questi mesi e spero che tutti insieme riusciremo a toglierci una grande soddisfazione.” Leadership e personalità trasudano da ogni parola del capitano amaranto. Se la Reggina avrà bisogno di aggrapparsi a qualcuno per centrare l’obiettivo, potrà farlo, sicuramente, al suo capitano: Antonino Barillà.