Meluso: “Mannini il mio colpo più grande: preso a zero dall’Eccellenza contro il parere del padre”
Mauro Meluso (imago)
Dall’Eccellenza alla Nazionale: la favola di Daniele Mannini raccontata da Mauro Meluso
Napoli, Lecce, Frosinone, Spezia, e una vita dedicata alla passione per il calcio, prima da giocatore e poi da direttore sportivo. Mauro Meluso è senza alcun dubbio uno dei nomi di spicco del panorama calcistico italiano quando si parla di direttori sportivi.
Nato a Cosenza nel 1965, da giocatore è cresciuto nelle giovanili della Lazio, squadra con cui ha debuttato in Serie A nel 1983, e in cui vanta oltre 20 presenze e una carriera di spessore nelle categorie minori: ma è da direttore sportivo che ha compiuto le maggiori imprese.
Foggia, Pisa, Padova, passando per la doppia promozione dalla C alla massima serie con il Lecce, fino alla salvezza dello Spezia di Italiano e il post-Giuntoli a Napoli. In un’intervista a Gianluca di Marzio, ha parlato delle varie tappe della sua carriera, rivelando anche quello che a detta sua è stato il suo acquisto più importante: Daniele Mannini, un talento arrivato a km zero dai dilettanti.
Meluso: “Non bisogna dimenticare le categorie minori”
“Mannini è il mio colpo più importante, perché preso dall’eccellenza a parametro zero” – esordisce così Meluso – “Addirittura contro il parere del padre, che era il nostro preparatore dei portieri a Pisa. Lui mi disse ‘mio figlio è bravo’, io gli risposi ‘tuo figlio è un fenomeno’. Giovanni Simonelli aveva un dubbio perché era il figlio del preparatore dei portieri, io gli dissi ‘è forte, lo portiamo in ritiro e poi lo diamo in prestito in C2’. Venne in ritiro e dal punto di vista tecnico e fisico era fortissimo, motivo per cui giocò immediatamente. Fu venduto a 800mila euro per la prima metà, mentre per la seconda metà io ero andato via, ma valeva sicuramente parecchio.
L’ex Lazio conclude così, con un augurio per il calcio italiano: “Me lo segnalò il mio collaboratore Carlo Bresciani, che allenava al Viareggio e mi disse che c’era un giocatore forte. Io lo andai a vedere: Mannini giocò malissimo, ma noi non facciamo i giornalisti, guardiamo le potenzialità. Io lo bloccai subito e fu un’operazione molto importante. Sicuramente, la prima cosa che dobbiamo fare è vedere se ci sono opportunità a km zero. Oggi i tempi sono cambiati, abbiamo strumenti più tecnologici, però io non dimenticherei mai di dare un’occhiata alle categorie inferiori. L’augurio è che possano crescere sempre più talenti perché poi la Nazionale possa averne. Il buon lavoro che si sta facendo adesso può dare i suoi frutti in futuro per la maglia azzurra“.

Dall’Eccellenza alla maglia azzurra: il modello di Mannini per il calcio italiano
Il 2003 segna l’alba di una favola calcistica per Daniele Mannini. Pisano nel DNA e figlio d’arte dello storico portiere Alessandro, il centrocampista corona il sogno di una vita vestendo la maglia della propria città, il Pisa, dopo la gavetta tra Lucchese e Viareggio, squadra che retrocede in massima serie dilettantistica e, successivamente, in Eccellenza nella stagione 2002-2003.
Un’annata da incorniciare, chiusa con 32 presenze e 4 gol, che funge da trampolino di lancio verso i palcoscenici più prestigiosi. Dalla maglia nerazzurra ha inizio un lungo viaggio tra Serie A e B, che lo vedrà protagonista con oltre 500 presenze e 53 reti messe a segno con piazze storiche come Brescia, Napoli, Sampdoria e Siena. Tante partite disputate tra i professionisti nate da un’intuizione in Eccellenza: una lezione intramontabile per chi cerca il talento dove gli altri vedono solo sogni impossibili.
